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INTERVISTA
6 Novembre Nov 2013 1900 06 novembre 2013

Moni Ovadia: «Berlusconi è un fanfarone da quattro soldi»

Lo scrittore sull'uscita del Cavaliere.

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Indignato, non scandalizzato, da un'Italietta che «non è mai uscita dal fascismo e neppure dal basso impero». Anziché votare il Cavaliere, il Paese sarebbe dovuto restare ammutolito di fronte alle sue battute cattura voti e oltraggiose per l'Olocausto. Anzi, in un Paese diverso, con una boutade del genere la sua carriera sarebbe addirittura finita. «Invece finirà che, come Berlusconi sa bene, con questo polverone una parte del Paese lo difenderà e parlerà ancora più di lui». Per Moni Ovadia, drammaturgo, scrittore e intellettuale della cultura yiddish, il «problema non è Silvio Berlusconi». E non lo sono, alla fine, neanche le sue ripetute esternazioni, offensive verso gli ebrei e tutte le vittime della Shoah.

L'OMOLOGAZIONE DEL MALE. «L'omuncolo piccolo piccolo», che nell'ultimo libro di Bruno Vespa (Sale, zucchero e caffè, in uscita il 7 novembre da Mondadori-Rai Eri) racconta dei suoi figli che si sentono come «famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler», non ha il «senso del limite, ma è anche consapevole di far presa su un elettorato ancora attratto dal qualunquismo, che non ha fatto autocritica del fascismo», ha commentato l'artista ebreo a Lettera43.it. «Hannah Arendt ha spiegato la banalità del male. Qui siamo alla sua banalizzazione strategica». Le responsabilità, per Ovadia, sono degli italiani, di Berlusconi. E anche di quache ebreo. Una critica nemmeno tanto velata alla comunità ebraica italiana, che il drammaturgo ha deciso di abbandonare, accusandola di fare propaganda a Israele.

Moni Ovadia, drammaturgo, scrittore e intellettuale della cultura yiddish.

DOMANDA. La comunità ebraica è infuriata col Cav, proprio come lei. Perché l'ha abbandonata?
RISPOSTA. Anche gli ebrei che chiamano antisemiti chi critica Israele e il premier Benjamin Netanyahu contribuiscono alla banalizzazione del male. Con questi cascami parlare della Shoah diventa un argomento da salotto di Vanna Marchi. E i demagoghi marciano sui qualunquismi.

D. Berlusconi come Cetto la Qualunque...
R.
Ha capito che, in Italia, persiste un certo ventre molle. Si nutre dello stesso liquame fognario e volgare che produsse il fascismo, ne è il massimo catalizzatore.

D. Paragonandosi a un perseguitato da Hitler raccoglierà ancora voti e consenso?
R.
Il suo obiettivo è far cadere gli italiani in questa trappola. Bruno Vespa, giornalista abilissimo, è un suo sodale. In Germania un'uscita del genere gli sarebbe costata la carriera. Anche negli Stati Uniti. Ma qui è diverso.

D. Eppure in Italia Berlusconi è in evidente declino.
R.
Sì, ma ancora si parla troppo di lui. Ci si solleva alle sue provocazioni. Un Paese maturo dovrebbe tacere. Silenzio totale.

D. Lei come ha reagito all'ultima esternazione del Cav?
R.
Non so chi sia, lo ignoro. Per lui la migliore condanna è la damnatio memoriae.

D. Dei nemici dell'impero, i romani distruggevano qualsiasi traccia da tramandare ai posteri.
R. Con tutto quello che ha detto e fatto, Berlusconi sarebbe già dovuto sparire da un pezzo dalla scena pubblica, condannato prima dai cittadini che dai giudici.

D. Invece?
R.
In Italia ci sono ancora giornali che, per fare dell'ironia superficiale, paragonano le saune dei centri benessere ad Auschwitz. Sostenendo che le saune sono pure peggio.

D. Anche Berlusconi si diverte a raccontare barzellette che riducono lo sterminio nazista a gag da tivù commerciale.
R.
È un fanfarone da quattro soldi, privo del senso del limite e figlio della stessa cultura che lo ha fatto emergere, anziché confinarlo dietro la porta di servizio. Il berlusconismo è una manifestazione, ridicola e grottesca, di furbizia italiota.

D. Ma perché negli altri Paesi i cittadini crescono, rinnegano il passato e gli italiani no?
R.
Che vuole che le dica. Marx scriveva che la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa.

D. È arrabbiato con gli italiani che votano Berlusconi?
R.
Alla fine sono dei disperati. Incarnano l'Italia peggiore, ma anche quella più fragile, che cade nelle strumentalizzazioni.

D. L'era dei demagoghi finirà?
R.
Per ora vedo un Paese in agonia, sensibile alla banalizzazione del male. Per certi versi, persino al di là del bene e del male.

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