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Clima, al via i negoziati dell'Onu a Varsavia

Si tratta per l'accordo globale di Parigi 2015.

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In Europa è nata una piattaforma per mappare i progetti sul clima.

Con lo spettro dei cambiamenti climatici e di eventi sempre più estremi, come il supertifone Haiynan nelle Filippine (così intenso non si verificava da 50 anni), si aprono l'11 novembre a Varsavia i negoziati sul clima delle Nazioni Unite, che portano al summit di Lima 2014 e poi a quello di Parigi del 2015, dove dovrebbe essere siglato il nuovo accordo globale sul clima.
LA POLONIA DEL CARBONIO. A ospitare le delegazioni dei 195 Paesi che si riuniscono ogni anno dal 1995 è la Polonia, che dipende fortemente dal carbone (95% della produzione elettrica), una fonte altamente inquinante che gli ambientalisti definiscono «il maggior killer del clima, della salute e dell'ambiente».
Una dipendenza che secondo gli esperti potrebbe portare a 'volare basso' Varsavia, che spinge per il 'carbone pulito' («un ossimoro senza attinenza con la realtà», ha affermato il Wwf).
DI RECENTE SOLO DELUSIONI. Il summit di Varsavia si apre in un contesto difficile. Dopo le delusioni dei precedenti vertici, a cominciare da quello di Copenaghen del 2009, se da un lato l'attenzione mediatica e quella generale si sono ridotte drasticamente, dall'altro gli ambientalisti continuano a chiedere di fare presto per fermare il cambiamento climatico.
«BISOGNA INVERTIRE LA ROTTA». «Il mondo è drammaticamente lontano da un'effettiva riduzione delle emissioni, l'unica azione che limiterebbe il cambiamento climatico», ha sottolineato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed energia del Wwf e membro del team che segue i negoziati Onu nella capitale polacca.
«L'energia è ancora dominata dai combustibili fossili, ma le opportunità e il futuro sono nell'efficienza e nelle rinnovabili e la politica energetica è guidata dalle azioni volontarie dei singoli Paesi, a Varsavia questo approccio dovrà cambiare o perderemo un'occasione fondamentale. È il momento di invertire la rotta».
DAL 2012 PERCORSO IN SALITA. Nel 2011 gli alti esponenti dei governi mondiali si sono messi d'accordo, nel corso di una drammatica seduta notturna a Durban, sulla necessità di raggiungere un accordo globale entro il 2015.
Ma nel 2012, a Doha, è cominciato un percorso in salita, nonostante il recente moltiplicarsi degli allarmi sull'impatto del cambiamento climatico.
IL CLIMA CAMBIA? AL 95% COLPA DELL'UOMO. Non ultimo quello lanciato a settembre dal Panel di esperti dell'Onu (Ipcc), secondo cui i cambiamenti climatici sono per il 95% colpa dell'uomo (era del 90% nel 2007 e del 66% nel 2001).
È noto che la CO2 è il principale gas serra, emesso da due sorgenti principali, che ne costituiscono quasi il 95%: i combustibili fossili (responsabili di circa l'80% delle emissioni di CO2) e la deforestazione.
Per affrontare il riscaldamento globale del pianeta bisogna quindi intervenire sulle emissioni, che sono appunto al centro dei negoziati di Varsavia.
TRA ORLANDO E ZANONATO IDEE DIVERSE. Ma il punto è come arrivare a questa riduzione. A questo proposito il ministro dell'Ambiente italiano, Andrea Orlando, con 12 ministri europei (Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Portogallo, Svezia, Danimarca, Finlandia, Slovenia ed Estonia) ha sottoscritto un pacchetto di proposte.
Ma la visione di Orlando, che sostiene la necessità di abbattere la CO2 mantenendo gli obiettivi sulle rinnovabili, non è la stessa per esempio del ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato. E proprio questa divergenza ha portato l'8 novembre al rinvio del ddl sulla Green economy.

11 Novembre Nov 2013 0910 11 novembre 2013
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