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RETROSCENA
12 Novembre Nov 2013 2133 12 novembre 2013

Pdl, mediazione tra Berlusconi e Alfano per evitare la scissione

Da Confalonieri a Doris: chi è in campo per mantenere unito il partito.

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Silvio Berlusconi e Angelino Alfano.

Trattative febbrili in corso nel Pdl. L'obiettivo è evitare lo strappo da parte degli alfaniani che hanno ventilato l'ipotesi di disertare il Consiglio nazionale di sabato 16 novembre. Decisione che di fatto porterebbe a una scissione dei filogovernativi. Per questo si stanno adoperando i pontieri Gianni Letta, Ennio Doris e Fedele Confalonieri. Al lavoro per convincere Berlusconi a non fare cadere il governo e non prestare il fianco a un eventuale strappo di Alfano.
I DUE FRONTI AI FERRI CORTI. Il gelo tra i due fronti è però palpabile.Fabrizio Cicchitto lo aveva detto chiaramente in un'intervista al Mattino. «Nelle ultime ore c'è stata la radicalizzazione dello scontro da parte di fuochisti, lealisti e falchi, per cui sembra che vengano meno le condizioni per un dibattito sereno», aveva messo in guardia la colomba. «Aggiungo anche che non è chiaro l'ordine del giorno e neanche il contesto nel quale una riunione cosi delicata dovrebbe svolgersi. Ecco dunque che i dubbi sulla nostra partecipazione sono meritevoli di approfondimento».
MEDIATORI AL LAVORO. La missione degli sherpa è quasi impossibile. Gli spazi di manovra sono infatti strettissimi. Anche perché Alfano, spiega chi gli è vicino, è difficile possa accettare soluzioni provvisorie. Ma lo stesso vicepremier fino all'ultimo non vuole arrendersi al divorzio dal Cav: l'estremo tentativo di ricucire è dunque in campo.
SEGNALI DI DISTENSIONE. Due segnali rivelatori vengono notati da lealisti e alfaniani. Da un lato, la decisione di rinviare a mercoledì la riunione di Alfano e i ministri con i parlamentari 'innovatori', come pure l'uscita del nuovo documento con le firme dei membri della Direzione nazionale. Cui si aggiungono le dichiarazioni pubbliche del vicepremier: «Confidiamo che il nostro movimento possa restare unito».
LA RIUNIONE CON I BABY FALCHI. Dall'altro lato una lunga nota firmata da Maria Rosaria Rossi, la «badante» del Cav che si è detta «certa che Berlusconi saprà convertire le differenze in nuova e ritrovata unità e trovare la soluzione» che eviti la spaccatura. Parole importanti, secondo qualcuno, perché la nota ha stile e toni che avrebbe potuto usare lo stesso Berlusconi. Il quale in serata è apparso alla cena dei baby falchi organizzata da Daniela Santanché.
Almeno 150 20enni pidiellini si sono ritrovati nella sede di San Lorenzo in Lucina. «Siamo pronti ad accogliere tutti i ragazzi che si vogliono impegnare in Forza Italia ma serve tanto impegno, sacrificio e militanza: sono certa che i ragazzi del movimento giovanile saranno di esempio e che vi possano accompagnare forti della loro esperienza», ha detto la coordinatrice dei giovani del Pdl Annagrazia Calabria. Che ha aggiunto: «Dobbiamo essere la falange armata del partito».

La linea della prudenza di Letta, Doris e Confalonieri

Il presidente ediaset Fedele Confalonieri.

Nonostante gli sforzi di mediazione, qualche alfaniano più diffidente legge in questo spiraglio di apertura del Cav la volontà di scaricare sul vicepremier la responsabilità dello strappo.
Tra i governativi si fa anche l'ipotesi che per evitare la conta, Berlusconi possa rinviare il Consiglio nazionale, ma più fonti seccamente smentiscono. Perché sarebbe un altro il tentativo in campo, per opera di 'grandi mediatori' come Letta, Doris, Confalonieri: convincere l'ex premier a volare 'alto' nel suo discorso al Consiglio e non menzionare un legame necessario tra il voto sulla sua decadenza e la caduta del governo, in modo da permettere ad Alfano di essere presente senza rompere o rendersi protagonista di scene come quella del «che fai, mi cacci?» di Gianfranco Fini. Anche perché sondaggi alla mano, la vittoria in caso di voto anticipato sarebbe consegnata a Matteo Renzi.
SUL TAVOLO LA VICEPRESIDENZA DI FI. Per di più, assicurano i ben informati, torna ad affacciarsi l'ipotesi che Berlusconi investa il suo ex pupillo della carica di vicepresidente della rinata Forza Italia.
Ma nelle fila del Pdl, tra mediatori, falchi e colombe, serpeggia molto scetticismo che l'estrema mediazione possa riuscire. «Ci siamo spinti troppo oltre», ha spiegato un governativo. La proposta non potrebbe essere 'provvisoria', ma dovrebbe reggere alla prova del tempo. Da parte sua, il vicepremier potrebbe mettere sul tavolo un tentativo di rinviare il voto sulla decadenza. Ma tornerebbe a chiedere al Cav di non mettere a repentaglio la stabilità di governo. Di «un'unità nella chiarezza e non di ricomposizione transitoria e di facciata», ha parlato anche Fitto. Che ha sottolineato la necessità di rendere conto non solo a Berlusconi, ma anche agli elettori (leggi: non solo decadenza, anche legge di stabilità).
IL NODO DELLA TENUTA DEL GOVERNO. Al centro, sempre la questione della tenuta del governo: lealisti e falchi accusano i governativi di volerla assicurare «a prescindere».
Intanto ci si prepara alla conta. I lealisti assicurano di avere 615 firme su 860 membri del Cn (più 30 in arrivo) e si dicono pronti a mostrarle. Gli alfaniani sostengono di averne oltre 300. E affermano di voler andare alla conta, purché sia garantito lo spazio al dibattito in Cn. Altrimenti, ragionano, meglio non presentarsi.

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