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SCENARIO
29 Novembre Nov 2013 0800 29 novembre 2013

Fare per fermare il declino e Ali, guerra tra fazioni

Boldriniani e denicoliani litigano per una manciata di voti.

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Michele Boldrin.

Non c’è pace per gli ultra liberisti che alle scorse elezioni volevano Fermare il declino. Dopo la scissione che ha allontanato un pezzo dalla direzione nazionale del partito, il duello si combatte a colpi di eventi pubblici e relazioni.
LE FAZIONI IN CAMPO. Da una parte ci sono Michele Boldrin, ormai capo assoluto di Fare per fermare il declino e dall’altra l’avvocato Alessandro De Nicola che insieme con Silvia Enrico vuole riprendere il percorso originario lanciato lo scorso luglio dal manifesto turboliberista.
Il minuscolo bottino elettorale raccolto lo scorso marzo (380 mila voti) non sembra rappresentare un deterrente per i protagonisti in campo, determinati a proseguire lo scontro perenne.
APPUNTAMENTI GEMELLI. I simpatizzanti di Fare hanno organizzato un appuntamento a Milano venerdì 29 novembre. Per parlare di Europa ed economia insieme con Michele Boldrin sul palco ci saranno gli economisti Lorenzo Bini Smaghi, Alberto Bisin e Corrado Passera, ormai nell’orbita del movimento.
IL BATTESIMO DI ALI. Caso vuole che il giorno dopo ci sia il lancio ufficiale di Ali, l’alleanza dei liberaldemocratici italiani, a cui fanno capo Oscar Giannino, Alessando De Nicola e la coordinatrice Enrico. Il cui debutto infatti è stato fissato per il 30 novembre, sempre a Milano.
L'AFFONDO DI BOLDRIN. La separazione tra i due gruppi è ancora dolorosa. Rancori e accuse reciproche non mancano. E gli scissionisti hanno tutta l'intenzione di dare battaglia a quel che resta di Fid.
Lo dimostrano le parole con cui Boldrin ha spiegato la sua posizione rispetto ai dissidi. «Se ne sono andati con un documento folle», ha detto in un video pubblicato su Youtube rivolgendosi ad Ali. Aggiungendo: «Hanno l'intenzione di fondare un altro partito, anche se si dicono che si tratta di un'associazione culturale. Siano onesti»

L’area di riferimento dei due gruppi è sempre quella liberaldemocratica, ma ognuno ha potenziali alleati di riferimento. L'obiettivo, però, è lo stesso: riuscire a proporre uno schieramento d’impronta liberale alle prossime Europee.
ALLEANZE SEPARATE. Ma mentre Boldrin e i suoi si sono federati in un nuovo contenitore in fieri che si chiama In cammino per cambiare, e comprende il Partito liberale italiano, Uniti verso Nord di Alessandro Cè, Progett’Azione, i liberali italiani e il Partito federalista Europeo, gli scissionisti hanno scelto come interlocutore privilegiato Scelta civica. O almeno quello che resta della formazione di Mario Monti. E il rapporto tra i montiani, a loro volta reduci da una scissione interna, e gli uomini vicini a Giannino sulla carta è destinato ad allargarsi.

La ripicca della mail e la guerra tra boldriniani e denicoliani

Alessandro De Nicola.

L'obiettivo Europee, però, è difficile da raggiungere. E finora il cammino è stato caratterizzato ripicche tipiche di una coppia scoppiata. Uno dei primi nodi del contendere, per esempio, tra “boldriniani”e “denicoliani” è stato l’utilizzo del database degli iscritti a Fare. Infatti gli indirizzi email sono stati usati per promuovere Ali senza che i vertici di Fare ne sapessero nulla.
IL GIALLO DEL DATABASE. «In effetti il database raccolto dal manifesto turboliberista dei 10 punti è di proprietà di Ali perché a luglio 2012 esisteva solo quella associazione», spiegano a Lettera43.it gli uomini di Boldrin.
Si tratta di 70 mila persone alle quali se ne sono poi aggiunte altre 12 mila, questa volta aderenti esclusivamente all’associazione Fare per fermare il declino. «Da quel momento abbiamo gestito tutti i contatti», è la conclusione dell’area boldriniana.
Eppure non così semplice stabilire chi può intestarsi la paternità dei nominativi che intanto ricevono inviti e comunicazioni dai due mittenti.
LA GUERRA PER IL NOME. La seconda diatriba riguarda l’utilizzo del marchio Fermare il declino.
Il nome era stato registrato da Ali, con la promessa che poi l’alleanza si sarebbe sciolta. Ma adesso che è tornata in campo la sigla originaria la formazione vuole rivendicare anche il nome, come ha detto Silvia Enrico a Lettera43.it. E Boldrin non sembra disposto ad abbandonare quello che è diventato un marchio di fabbrica.
ARIA DI TRIBUNALE. Dal momento che entrambi gli schieramenti vantano un numero di avvocati aderenti superiore alla media degli altri partiti, le dispute potrebbero finire direttamente in tribunale.
Con buona pace per chi invoca ancora l’unità dei liberali.

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