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SCENARIO
12 Dicembre Dic 2013 0600 12 dicembre 2013

Cgil, Camusso e il dialogo difficile con Renzi

Si apre il dialogo tra Camusso e Renzi.

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Il leader della Cgil Susanna Camusso.

Lo sciopero è finito. Le parole di Susanna Camusso sembrano evocare una resa della Cgil davanti alla crisi che ha messo in ginocchio non solo i lavoratori ma anche i suoi rappresentanti politici e sindacali.
«Non è più sufficiente evocare lo sciopero generale come unica modalità in cui si determina il conflitto sul tema del lavoro», ha detto.
In realtà, la frase del segretario della Cgil è solo una presa di coscienza sull'inadeguatezza delle forme di protesta usate sinora dal sindacato per difendere i diritti dei lavoratori. Lavoratori che oggi sono sempre più cassintegrati o disoccupati, e quindi di lavoro da interrompere come forma di protesta ne hanno ben poco.
E sempre più spesso decidono di scendere in piazza con i Forconi contro il sindacato.
IL CANDIDATO PERDENTE. Certo è che sentirle pronunciare nel giorno in cui Matteo Renzi prende in mano le redini del Partito democratico e dice «In un paese civile non può bastare l'iscrizione al sindacato per fare carriera, il sindacato deve cambiare con noi» fa pensare come ormai la cosiddetta cinghia di trasmissione sia davvero un lontano ricordo.
E lascia spazio a mille interpretazioni sulla lenta agonia del sindacato più importante del Paese. Ma soprattutto sulle prossime mosse della Cgil. Che proprio dalle primarie del Partito democratico non è uscita vincente.
L'endorsement ufficiale fatto al candidato perdente Gianni Cuperlo da un'ala del sindacato capeggiata da Carla Cantone, segretario dello Spi (pensionati), e quello non ufficiale fatto da un'altra ala non ha portato bene.

La Cgil non partecipa alla festa per le primarie

Matteo Renzi.

Il silenzio di Camusso, per quanto condiviso da molti, è ancora oggetto di discussione. Al di là delle preferenze per l'una o l'altra parte, infatti, quello che dispiace ad alcuni sindacalisti è che «le primarie sono state una festa di popolo, che si è svolta con una Cgil estranea». Insomma «Camusso per non sbagliare di nuovo, ha sbagliato non votando», ha detto un sindacalista riferendosi alle precedenti primarie quando il capo della Cgil «fu esplicitamente bersaniana e antirenziana».
Così questa volta «ha preferito evitare, consapevole che molti nostri iscritti avrebbero votato il sindaco fiorentino», hanno spiegato alcuni sindacalisti off the record. Basti pensare che, se la Cgil ha 5 milioni di iscritti e alle primarie del Pd hanno votato circa 3 milioni di cittadini, in quel 70% di voti dati a Renzi ci sono molti cigiellini.
L'ASSE RENZI-LANDINI. Anche se alcuni spiegano come «fare coming out su Renzi sia difficile, perché è sempre stato molto critico nei nostri confronti». Un antagonismo che molti ricollegano a quello di Maurizio Landini, capo della Fiom, definito da Giorgio Cremaschi «un Renzi che rinuncia a fare le primarie».
C'è chi addirittura si è spinto sino a ipotizzare un possibile asse privilegiato tra il leader fiorentino del Pd e quello emiliano delle tute blu, entrambi “rottamatori” della Cgil. Peccato che la teoria, definita «pura fantascienza» in casa Fiom, è ancora meno credibile alla luce dell'imminente congresso della Cgil: a maggio 2014 per la prima volta Landini si appresta a firmare un documento unitario con Camusso, rientrando così nella maggioranza del sindacato.
LE FRIZIONI CON CALOSI. «Accostare Renzi a Landini fa gioco soprattutto a Cremaschi, ora unica minoranza in Cgil», dicono in casa Fiom, «parlando male di Landini, spera di poter attirare a sé i voti dell'ala più radicale dei metalmeccanici».
Ma in realtà anche tra i riformatori della Fiom, Renzi non riscuote grande simpatia. A partire dal segretario fiorentino dei metalmeccanici Daniele Calosi, che in occasione delle precedenti primarie del Pd creò una pagina su Facebook fingendosi aspirante premier in corsa alle «secondarie del Pd 2012» con la parola d'ordine «gnamo» che faceva il verso all'«Adesso!» del rottamatore.
OBIETTIVO COMUNE. Ma ora che Renzi ha vinto, la necessità di cambiare verso è comune a Cgil e Pd. Da qui le parole di Camusso sull'esigenza di trovare nuove forme di protesta. In Corso d'Italia c'è chi interpreta la stasi della Cgil in questi ultimi mesi non come un momento di perdizione ma di riflessione.
Come a dire: prima di ricominciare la battaglia bisogna studiare gli alleati e i possibili avversari. «D'altronde il sindacato ha sempre dimostrato di saper cambiare, così come dopo Tangentopoli l'allora leader sindacale Bruno Trentin seppe ricostruire un dialogo con i nuovi interlocutori politici, oggi come allora bisogna saper ripartire», dicono in casa Cgil.

I sindacalisti: «La prima disgrazia? L'elezione di Epifani»

Enrico Letta e Guglielmo Epifani.

Tuttavia, le forze non sono più le stesse. E le batoste prese iniziano a farsi sentire.
«Diciamo che in questo momento la Cgil è un po' disorientata», ha spiegato un sindacalista, iniziando la sua diagnosi dalla prima ferita subita quest'anno dal sindacato: l'elezione dell'ex leader della Cgil Guglielmo Epifani alla segreteria del Pd.
«Una vera e propria disgrazia, perché», ha spiegato a Lettera43.it, «il fatto che avesse ancora una presa molto forte all'interno del sindacato ha frenato la Cgil nell'attaccare le scelte sbagliate del governo Letta».
Un freno che il sindacato aveva già tirato ai tempi di Bersani e del governo Monti, «ma allora il problema era politico, questa volta è stato di relazione», ha detto un altro sindacalista, «con Epifani al Pd e Letta a capo del governo, la Cgil non è stata né di lotta né di governo».
«TROVIAMO PUNTI DI CONTATTO». Una strategia suicida, in un momento di crisi, con gli iscritti al sindacato - dentro e fuori le fabbriche - che si sono sentiti soli, non rappresentati da nessuno.
Per questo ora la parola d'ordine davanti al nuovo Pd è «trovare nell'autonomia reciproca i punti di contatto», ha spiegato a Lettera43.it Walter Schiavella, segretario degli edili FilleaCgil. «Dobbiamo adeguarci ai tempi, è un'esigenza che sentiamo tutti per rappresentare il cambiamento: un processo che dobbiamo accelerare perché ne abbiamo bisogno, non perché è arrivato Renzi».
Anche se lo tsunami del sindaco fiorentino ha un valore non trascurabile in casa Cgil, «vedremo che proposte avanzerà, ci misureremo con lui come abbiamo sempre fatto con gli altri che nel Pd la pensavano diversamente da noi».
L'APERTURA DEI PRECARI. Apertura anche dal Nidil, il sindacato dei precari, che per quanto ancora scettico nei confronti di Renzi «perché le sue ricette sono un po' quelle di Pietro Ichino», sta valutando il modo di interagire con il neosegretario del Pd per portare «alla sua attenzione il tema del lavoro e le esigenze dei precari».
Prudenza è il sentimento che si avverte in Corso d'Italia. Molti sono convinti però che alla fine Renzi, per quanto non simpatizzante della Cgil, non farà gli stessi errori di Massimo D'Alema, che tra il 1998 e il 2002, quando era leader dei Ds e presidente del Consiglio, si scontrò con il segretario del sindacato Sergio Cofferati: «Renzi é più furbo, sarà più pragmatico», dicono alla Cgil.
E, dopo la scelta di mettere Marianna Madia, gradita in casa Cgil, alla poltrona di responsabile del Lavoro, l'incontro del 12 dicembre tra il sindaco fiorentino e Landini è il primo banco di prova.

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