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Legge elettorale, Renzi e le tre proposte post Porcellum

Modello spagnolo, dei sindaci, Mattarellum bis. Come funzionano.

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Matteo Renzi accelera sulla riforma elettorale. E nella lettera inviata agli altri leader di partito chiede di partire sulla via delle riforme.
Tre le soluzioni sul tavolo: il modello ispanico con mini-liste in collegi molto piccoli, il Mattarellum con l'introduzione di un premio di maggioranza e il doppio turno di coalizione sulla base della legge con cui si eleggono i sindaci. Ecco come funzionano, a chi convengono e perché.

1. Modello spagnolo

Maristella Gelmini.

La riforma sul modello della legge elettorale spagnola prevede una divisione del territorio in 118 piccole circoscrizioni con attribuzione alla lista vincente di un premio di maggioranza del 15% (92 seggi). Ciascuna circoscrizione elegge un minimo di quattro e un massimo di cinque deputati. La soglia di sbarramento è al 5% e il sistema prevede liste bloccate. Quindi occorre attendere le motivazioni con cui la Corte costituzionale ha bocciato il Porcellum per capire se questo aspetto possa o meno rientrare nella nuova legge elettorale.
PENALIZZA I PARTITI NON RADICATI SUL TERRITORIO. Vero è che pur essendo proporzionale, il modello spagnolo ha effetti maggioritari. Di conseguenza piace ai grandi partiti - Pd e Forza Italia (non a caso la lealista Maria Stella Gelmini ha dato la sua benedizione) - e alle formazioni ben radicate sul territorio.
Non va giù, invece, alle realtà più piccole (Sel) e senza una forte base territoriale (Nuovo centrodestra, Scelta civica). E nemmeno al Movimento 5 stelle.

2. Mattarellum bis

Matteo Richetti, ex presidente dell'Assemblea regionale dell'Emilia Romagna.

Riforma sul modello della legge Mattarella - il cosiddetto Mattarellum - rivisitata prevede 475 collegi uninominali e l'assegnazione del 25% dei collegi restanti attraverso l'attribuzione di un premio di maggioranza del 15% e di un diritto di tribuna pari al 10% del totale dei collegi.
Il Mattarellum, rimasto in vigore dal 1994 al 2001, è un sistema maggioritario a turno unico. Il 75% dei seggi sono assegnati in collegi uninominali e il 25% in modo proporzionale con liste bloccate.
La versione 2.0 prevede una correzione maggioritaria. Con la possibilità di doppio turno nel caso nessuna formazione raggiunga il premio di governabilità..
IL PREMIO DI GOVERNABILITÀ. I numeri aiutano a capire l'alchimia. Con la versione originale alla Camera 475 seggi erano assegnati col maggioritario e 155 col proporzionale. Dai primi si ritaglierebbe un premio di 75 seggi da assegnare al partito che abbia raggiunto una quota di almeno 200 seggi. Una garanzia che permetterebbe al partito vincitore di arrivare - tra tesoretto, seggi proporzionali e maggioritari - a 315. Numero magico di Montecitorio.
La proposta è stata lanciata per primo dal Pd. Favorisce i partiti minori presenti nelle coalizioni, che aumentano il loro peso. Questa soluzione non dispiace a Matteo Renzi (non a caso pare che la bozza del Mattarellum bis sia stata pensata dal fedelissimo Matteo Richetti), ma anche al super falco berlusconiano Renato Brunetta.

3. La legge dei sindaci

Matteo Renzi, sindaco di Firenze.

L'ultima proposta prevede il famoso doppio turno di coalizione, sull'esempio di quanto accade per i sindaci: chi vince prende il 60% dei seggi e i restanti sono divisi proporzionalmente tra i perdenti. Possibile sia un sistema con liste corte bloccate, con preferenze, o con collegi. La soglia di sbarramento è fissata al 5%.
Il sistema assegna i seggi su base proporzionale e prevede le preferenze. E prevede il doppio turno tra le prime due coalizioni (o partiti).
La legge dei sindaci piace ad Angelino Alfano. Ma anche a Renzi. E ai partiti più piccoli. Il ballottaggio non va giù invece a Forza Italia, che da sempre è contro al secondo turno.

2 Gennaio Gen 2014 1316 02 gennaio 2014
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