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GIUSTIZIA
30 Gennaio Gen 2014 1039 30 gennaio 2014

Impeachment per Napolitano: come funziona

Le accuse contro Napolitano e i precedenti.

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L'ha minacciato per settimane. Ora è passato ai fatti. Il Movimento 5 stelle ha presentato il 30 gennaio l'impeachment contro Giorgio Napolitano.
Il leader pentastellato Beppe Grillo ha scritto così il nuovo, e di sicuro non ultimo, capitolo della sua battaglia personale contro l'inquilino del Colle, definito nel più gentile dei casi Morfeo, nonché autore di un presunto «golpe» ai danni dei cittadini.
UN PERCORSO LUNGO E DIFFICILE. Ma l'impeachment è veramente possibile per il capo di Stato? In Italia l'accusa è accettata solo per casi estremamente circostanziati. E a nessuno è mai successo. Il giudizio, poi, non è affidato ai cittadini, ma passa attraverso un iter complesso che coinvolge il parlamento, una giunta speciale e la Corte Costituzionale. Ecco le cinque cose essenziali sul procedimento.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (Ansa).

1. L'accusa è consentita solo per alto tradimento e attentato alla Carta

L'impeachment è un procedimento che appartiene al sistema politico americano. In Italia questa procedura non esiste, ma il termine è comunemente usato per definire il rinvio a giudizio di titolari di cariche pubbliche accusati di aver commesso illeciti nell'esercizio delle loro funzioni.
REGOLATO DALL'ARTICOLO 90. L'articolo 90 della Costituzione specifica che il presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, ma che può essere messo in stato di accusa per alto tradimento o per attentato alla Carta.
Il primo caso riguarda i rapporti internazionali e l'organizzazione di un colpo di Stato per instaurare una dittatura. Il secondo reato (previsto dall'art. 283 del codice penale) è riferito a chi «commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del governo, con mezzi non consentiti dall'ordinamento costituzionale».

2. Per presentare la richiesta serve la maggioranza dei parlamentari

Il procedimento contro il capo dello Stato può essere aperto solo se la richiesta arriva dal parlamento riunito in seduta comune a maggioranza assoluta (la metà più uno degli aventi diritto, ovvero 477 membri).
Tocca poi ai membri delle Giunta per le autorizzazioni della Camera e del Senato svolgere un esame delle accuse. Se queste vengono ritenute fondate, la Giunta (come è andata per il caso della decadenza di Silvio Berlusconi) sottopone la questione al parlamento. La messa in stato di accusa arriva soltanto con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei parlamentari.

3. La decisione finale spetta alla Corte costituzionale

Non è comunque finita qui. In caso di voto favorevole dell'Aula, la Costituzione prevede (art. 134 e 135) che sia la Consulta a giudicare il presidente della Repubblica.
Nei giudizi d'accusa intervengono, oltre i giudici ordinari della Corte, 16 membri «tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l'eleggibilità a senatore», che il parlamento compila ogni nove anni «con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari».
SENTENZA INAPPELLABILE. A questi si aggiungono uno o più commissari d’accusa eletti dal parlamento.
Si svolge quindi un vero e proprio processo, al termine del quale la Corte emette una sentenza inappellabile.

Napolitano ha nominato premier Mario Monti a novembre 2011 (Ansa).

4. Napolitano è accusato di un semi-presidenzialismo mascherato

Napolitano potrebbe rientrare nei casi per cui è prevista lo stato d'accusa? I leader di M5s e Forza Italia sostengono che il capo dello Stato abbia forzato le proprie prerogative costituzionali e il proprio mandato, attraverso una serie di azioni dirigistiche.
DAL PORCELLUM ALLE CARCERI. Il comico gli contesta l’udienza sulle riforme elettorali dell'ottobre scorso al Quirinale con esponenti di Pd e Pdl, nella quale non ha coinvolto il M5s, ma non solo. Nel mirino è finito anche il messaggio alle Camere con cui il capo dello Stato ha esortato provvedimenti quali amnistia e indulto contro il sovraffollamento delle carceri.
LA NOMINA DI MONTI E DEI SENATORI A VITA. Un altro punto critico riguarda l'incarico conferito a Mario Monti (dopo averlo nominato senatore a vita) nel novembre 2011 come premier del governo tecnico dopo le dimissioni di Berlusconi da Palazzo Chigi. Secondo Grillo, in questo modo Napolitano avrebbe esercitato le sue prerogative al di là dei limiti previsti dalla Costituzione, incidendo sulla formazione del governo senza il consenso popolare. Una critica simile è stata rivolta al Colle per la nomina di quattro senatori a vita, il cui voto avrebbe potuto giocare un ruolo decisivo per evitare la crisi del governo.

5. Non esistono casi precedenti; in Italia due presidenti dimissionari, Leone e Cossiga

In Italia tre presidenti sono finiti nell'occhio del ciclone, prima di Napolitano.
Il presidente della Repubblica Giovanni Leone fu travolto dallo scandalo Lockheed, una grave vicenda di corruzione negli Anni 70: l'azienda statunitense (oggi Lockheed Martin) pagò tangenti a politici e militari stranieri per vendere a Paesi esteri i propri aerei militari. Leone, su pressione del Pci e di una campagna stampa ostile, il 15 giugno 1978 rassegnò le dimissioni.
Successivamente, però, fu verificata l'insussistenza delle accuse nei suoi confronti (tanto che i radicali Marco Pannella ed Emma Bonino gli scrissero una lettera di scuse).
OCCHETTO CONTRO COSSIGA. Il secondo caso riguarda il tentativo di evocare l'impeachment per il presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel 1991. Quest'ultimo venne accusato dal Pds di Achille Occhetto di aver imbavagliato il Consiglio superiore della magistratura, di attentare alla Costituzione con le sue dichiarazioni provocatorie volte a modificare il sistema istituzionale (le cosiddette 'picconate') e soprattutto per la sua appartenenza alla struttura militare clandestina Gladio.
NAPOLITANO CONTRO L'IMPEACHMENT. L’attuale presidente Giorgio Napolitano era all’epoca un membro del Pds e si oppose alla linea di Occhetto, giudicando la richiesta di impeachment per Cossiga «un errore politico». Il caso, alla fine, si risolse in un nulla di fatto perché non si arrivò al voto in parlamento e Cossiga si dimise di sua volontà pochi mesi prima della fine naturale del suo mandato.
IL CENTRODESTRA CONTRO SCALFARO. Il terzo caso è quello che ha coinvolto l'ex presidente Oscar Luigi Scalfaro. Nel 1995, dopo la caduta del primo esecutivo Berlusconi, Scalfaro diede l'incarico di guidare un governo tecnico a Lamberto Dini. Per questo motivo, l'allora capo dello Stato venne fatto bersaglio di accuse di 'golpe bianco' rivolte dal centrodestra.

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