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Bossi contro Matteo Renzi sulla stampa straniera

Sulla Welt il Senatur stronca il rottamatore e riabilita Berlusconi.

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Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord, mostra il pugno duro.

Vade retro Renzi. Di uno così, che «ti volta le spalle e fa fuori collaboratori che lo avevano appoggiato», come fai a fidarti. No, Matteo Renzi «è pronto a tutto, per far carriera». Ma finora «ha parlato tanto e non ha fatto nulla».
Il pulzello di Firenze asceso a Palazzo Chigi non piace al Senatur. L'anziano leader leghista è stato intervistato dai tedeschi del quotidiano Welt nel palazzo romano di via del Vicario, dove i deputati della Camera hanno i loro uffici. «In un'ora ha fumato tre sigari», hanno scritto, ma Umberto Bossi è apparso lucido e definitivo nei suoi giudizi politici sul rottamatore: «Ha tradito e sarà tradito».
RENZI, SOLO PAROLE. Sulla riforma del lavoro, il cosiddetto Job Act, «ancora non è successo niente». Renzi parla di abbassare le tasse, ma deve sapere che non basta: «Per pagare gli stipendi un imprenditore ha bisogno che le banche gli facciano credito, questo è il vero problema». E poi ci sono i «costi dell'energia da abbattere. Se non si salvano le aziende, non ci sono posti di lavoro», snocciola borbottando rauco e affaticato il fondatore della Lega Nord.
L'unica concessione al premier in pectore è sulla riforma elettorale. Bossi ammette che l'Italicum «non è di per sé male. Ma aspettiamo di vedere cosa esce con le modifiche, basta un emendamento all'ultimo minuto per cambiare tutto».
UN GIUDA NEL PD. Renzi è troppo ottimista e ha rispolverato vecchie idee, altro che nuovo che avanza: «Chi pensa sia facile modificare la legge elettorale è un illuso. Anch'io, a suo tempo, tentai di abolire il Senato, ma la sinistra mi bloccò».
Anche per questo, forse, il giudizio del Senatur è senza appello. Quel Partito democratico (Pd) che adesso si unisce al rottamatore «per andare al potere», prima o poi gli si ritorcerà contro. «Uno dei compagni di partito che lo hanno preso come modello lo eliminerà. È così che funziona la politica». Più che mai il Pd.

Sconfessa la linea ufficiale sulla moneta unica: «Dall'eurozona non si esce»

Umberto Bossi, presidente e deputato della Lega Nord, vota durante l'elezione del presidente della Repubblica.

Per il giornale tedesco Umberto Bossi - anima della Lega minato dal grave ictus e dagli scandali di famiglia - è un padano che, dopo aver peregrinato per anni tra «la musica, gli studi incompiuti di medicina e i giri nelle biblioteche, nelle università lombarde e anche nei locali di Varese», 40enne ha fatto della Padania «la sua ragione di vita».
Nella chiacchierata, il Senatur usa toni pasionari per il Nord Italia: «La Padania è ancorata alla coscienza degli uomini che la abitano. Basta un la, per fa partire la rivoluzione. Lombardia, Piemonte e Veneto non si sono mai rassegnati a uno Stato centrale».
BOSSI SCONFESSA SALVINI. Pur riconoscendo il talento del nuovo segretario Matteo Salvini («un bravo ragazzo, il migliore del vivaio dopo Roberto Maroni. Ora si fa la sua esperienza»), Bossi prende le distanze dagli slogan anti-europeisti.
«Non sono d'accordo», confessa, «una volta che si è dentro l'eurozona, difficilmente se ne esce». La maggioranza dei partiti euroscettici «è contro la moneta unica perché così riesce a rafforzare la sua identità nazionale. Questo per la Lega non vale».
Sarebbe da scemi uscire dall'euro, per dare più potere a Roma «il centralismo italiano si amplificherebbe». Prima di farlo, anziché tornare alla lira bisognerebbe «unirsi con Svizzera, Austria e Baviera, in una regione panalpina». Il Senatur è straordinariamente cauto anche verso le politiche restrittive della cancelliera Angela Merkel: «Quale Paese è disposto a dare soldi agli altri Stati senza un grosso tam tam? È normale che ognuno pensi prima per sé».
«STUPIDI SULLA KYENGE». Bossi censura poi la pubblicazione del calendario d'incontri del ministro all'Integrazione Cécile Kyenge: «Una stupidata della Padania che fa pubblicità solo a Kyenge».
Tra un sigaro e l'altro, si spende per Berlusconi: «Non è finito. E non è impossibile, per quanto improbabile, che la Lega possa tornare a coalizzarsi con lui». Come uomo, il Senatur racconta di averlo «sempre apprezzato». «Gli piace essere un po' superficiale. Ma è generoso, che non vuol dire sciocco. E ha delle qualità. Una volta» ricorda al «bar della Camera dei deputati incontrai una donna che piangeva cercando soldi per il marito, che aveva bisogno di un rene. Lo dissi a Berlusconi, che chiamò la clinica, chiese quanto costasse e se ne occupò».
TROTA, LAUREA NEGLI USA. Quanto alla sua discussa prole, il 73enne declassato nel 2012 da segretario a presidente della Lega ha parole da padre: «Non potevano attaccare me e hanno strapazzato i miei figli, una vergogna. Qualcuno nella Lega ha anche aperto la porta agli inquirenti. Tutto è stato orchestrato a Roma».
I figli sono pezzi di cuore, ora «hanno iniziato a lavorare nell'agricoltura, in una fattoria vicino a Varese». Di errori, la famiglia Bossi «non ne ha fatti». Archiviata la finta laurea in Albania, Renzo sta studiando sodo per un «diploma negli Usa». «Tutti sanno che un diploma in Albania è senza valore, sono soldi buttati». Il trota è «stato massacrato dai media. Ma sono esperienze che fanno crescere. Ciò che non ti uccide, ti fortifica».
LA LETTERA AD ANGELA. Di tornare in politica, però, non se ne parla: «Lui non vuole. Si è allontanato, pensa ad altro», taglia corto il Senatur.
Finito il terzo toscano, è tempo di parlare un po' di Germania. In fondo la Germania e la Padania sono sorelle. I leghisti vanno sempre in pellegrinaggio al monumento di Arminio, nelle foreste della Vestfalia, per celebrare il capo dei germani che, nel 9 d.C., sconfisse le legioni romane.
Ai tedeschi venuti da Berlino, Bossi svela anche un segreto. Saputo della caduta dagli sci della cancelliera, ad anno nuovo ha scritto una lettera ad Angela. «In tedesco», grazie alla sua assistente che ha lavorato a Monaco, «per augurarle di guarire presto».

20 Febbraio Feb 2014 1200 20 febbraio 2014
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