Renzi, il governo parte dalle scuole di Treviso

Il premier incontra studenti e sindaci.

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Dopo la due giorni in parlamento per incassare la fiducia, il governo di Matteo Renzi parte dalle scuole. E dalle contestazioni.
Alle 7.45 di mercoledì 26 febbraio il neopremier è decollato dall'aeroporto militare di Ciampino diretto a Treviso dove è arrivato poco prima delle 9 per visitare la scuola media statale 'L.Coletti', considerata un esempio di integrazione visto l'alto numero di figli di immigrati che frequentano l'istituto.
INCONTRI CON LE AZIENDE. Per Renzi, accompagnato nella trasferta dal ministro dell'Istruzione Stefania Giannini e dal titolare del Lavoro Giuliano Poletti, in agenda anche incontri con sindaci, imprese della zona e i lavoratori. Salta però quello più atteso con i sindacati di Electrolux, rimandato ai prossimi giorni nella Capitale.
Ad aspettare il premier, oltre ai cittadini che l'hanno accolto tra gli applausi, anche un piccolo gruppo di esponenti di Forza nuova: i dimostranti - controllati dalle forze dell'ordine - si sono presentati con uno striscione con lo slogan «Dopo Monti e Letta ecco Renzi la terza marionetta».
LANCIATE DELLE ARANCE. Ma le contestazioni non sono finite. Al suo arrivo a Palazzo Rinaldi, il premier è stato accolto da un gruppo eterogeneo di persone che ha gridato: «buffone buffone». Sono anche volate alcune arance che non hanno però raggiunto Renzi. Del gruppo fanno parte anche alcuni esponenti del movimento dei forconi.
I manifestanti del movimento 9 dicembre hanno quindi cantato in coro l'inno di Mameli, dopo il quale hanno osservato un minuto di silenzio in memoria delle persone suicidatesi in questi mesi a causa della crisi economica. Poi hanno esposto un grande striscione che recita: «Renzi: è meglio un figlio ignorante che bugiardo e illegittimo».
Provocazioni che però non hanno scosso il premier. «È normale, e noi non facciamo passerelle o tagli di nastri parliamo con il paese reale», ha detto in conferenza stampa alla fine della lunga mattinata.

Piano da 2 miliardi per ristrutturare le scuole non a norma

Il neopremier Matteo Renzi alla Camera per il voto di fiducia.

La decisione di partire dalla scuola per rottamatore non deve stupire. L'ex sindaco di Firenze aveva parlato a lungo della scuola nel suo discorso in parlamento ripetendo di voler «valorizzare il ruolo degli insegnanti» e spiegando che questo non significa intervenire «soltano sul fattore economico», ma pure «sulla mancanza di prestigio sociale, sottratto a un valore come l'insegnamento».
Da qui la decisione di inaugurare il corso del suo governo proprio partendo da una scuola, mantenendo fede alla promessa di «portare l'esecutivo per le strade tra la gente».
PIANO PER L'EDILIZIA SCOLASTICA. Inoltre, il premier ha intenzione di varare un piano per l'edilizia scolastica già nel prossimo Consiglio dei ministri, mettendo a disposizione del ministero dell'Istruzione 2 miliardi di euro: un investimento che si prevede curi 2.300 scuole che a oggi sono fuori norma (in molti casi gli istituti non hanno la certificazione anti-sismica).
Tuttavia, stando al rapporto sicurezza a disposizione del governo di Enrico Letta, gli edifici pubblici destinati all'istruzione con «urgente necessità di rilevanti interventi» sono addirittura 15 mila: quasi un terzo dell'intero patrimonio scolastico, ha fatto notare il quotidiano La Repubblica. E secondo un conteggio della Protezione civile, per il risanamento servirebbero 13 miliardi di euro.
DA GIUGNO VIA AI LAVORI. Da quanto si è appreso, il piano di Renzi per la scuola dovrebbe essere realizzato in circa due anni, con inizio previsto già da metà giugno, non appena finito l'anno scolastico, così da poter consegnare alcuni istituti (quelli meno compromessi) rimessi a norma da settembre al ritorno in aula degli studenti.
«Deve essere subito evidente l'opera di intervento che abbiamo fatto», è la tesi del presidente del Consiglio, «si deve vedere che lo Stato c'è». Una mossa anche per arrivare dove le istituzioni sono spesso considerate assenti. «Al Sud una scuola in ordine è anche un presidio contro le mafie», ha spiegato il responsabile scuola del Partito democratico Davide Faraone.
TROPPI SOLDI SPRECATI. Per rendere ancora più efficiente il piano scuola, Renzi ha chiesto agli 8 mila sindaci italiani di segnalare i problemi degli edifici, visto che al momento non esiste un'anagrafe degli istituti (eppure in 20 anni sono state svolte varie rilevazioni che sono costate 12 milioni di euro, ha puntualizzato il quotidiano diretto da Ezio Mauro).
Inoltre, in passato sono stati stanziati diversi fondi per risolvere il problema, che però resta ancora sotto gli occhi di tutti. Se l'ex ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini ha parlato di 1,620 miliardi di euro, Maria Chiara Carrozza ne ha aggiunti 450 milioni: il problema, però, è la distanza tra i soldi stanziati e l'effettiva spesa per risanare.
La sfida di Renzi è allora proprio questa: finanziare il progetto e spendere per realizzarlo.

Aperta una casella di posta per segnalare i problemi: matteo@governo.it

Finita la visita a scuola Renzi ha subito commentato su Twitter. «Treviso. Che bello incontrare gli studenti! Sentivo la mancanza. Investire sulla scuola è il modo per uscire dalla crisi». E ha lanciato un appello: «Se c'è qualcosa che non va poi me lo segnalate alla casella matteo@governo.it», ha detto il premier, specificando: «Ogni settimana andrò nelle scuole ad ascoltare le richieste e poi torno a Roma con i compiti a casa».
PATTO DI STABILITÀ. Il primo ministro si è poi recato al museo Santa Caterina di Treviso, dove ha incontrato una settantina di sindaci, il presidente della Provincia e quello della Regione Veneto, Luca Zaia. Il premier, secondo quanto ha raccontato la presidente della commissione Lavori pubblici di Treviso Antonella Tocchetti, ha dato ragione alla rabbia dei sindaci che hanno soldi bloccati per interventi infrastrutturali a causa dei limiti del patto di stabilità. Renzi durante l'incontro ha preso appunti e ad ogni sindaco ha chiesto il numero di abitanti e quanti soldi sono bloccati.
DALLA MERKEL COL JOB ACT. A loro ha infine annunciato il suo prossimo incontro con la cancelliera tedesca. «Da qui al 17 marzo quando avremo il bilaterale con Angela Merkel andremo con le idee chiare sul piano del lavoro e con il Job act sostanzialmente pronto».

26 Febbraio Feb 2014 0830 26 febbraio 2014
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