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Ministero dell'Istruzione: profilo di Fusacchia, nuovo capo di gabinetto

Chi è il consigliere di Giannini.

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Alessandro Fusacchia.

Dal ministero dello Sviluppo economico al Miur passando per la Farnesina e tre governi. Non male per uno senza tessere di partito in tasca e che si è messo in testa di rottamare le burocrazie statali dall'interno, usando più il bastone che la carota, se necessario.
Alessandro Fusacchia, già collaboratore di Emma Bonino e prima di Corrado Passera, è il nuovo capo di gabinetto del ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini.
IL LINK TRA FORMAZIONE E IMPRESA. Una scelta, quella del ministro entrato nel governo Renzi in quota Scelta civica, che cela un obiettivo necessario quanto ambizioso: provare a fare quello di cui in Italia si parla da decenni ma che nessuno ministero dell'Istruzione è mai riuscito a fare: connettere il mondo della scuola e dell'Università con quello dell'innovazione e dell'impresa. E Fusacchia ha il profilo giusto per tentare l'impresa.
Trentasei anni, nato a Rieti, un PhD in Scienze politiche all'Istituto universitario di Fiesole e un master in Affari europei del collegio d’Europa di Bruges, il nuovo deus ex machina del Miur è uno di quei nomi di cui sentirà parlare e molto nei prossimi anni.
UN CURRICULUM TUTTO EUROPEO. Il suo curriculum è la perfetta incarnazione di quella che Matteo Renzi, con un'espressione non priva di retorica giovanilistica, ha definito «generazione Erasmus»: cosmopolita, cittadino digitale, un inizio di carriera a Bruxelles nel gabinetto dell'allora presidente della commissione europea Romano Prodi (2004); due anni di lavoro al Consiglio dei ministri dell'Unione europea prima di rientrare in Italia nel 2012; un passato da ghost writer di Emma Bonino all'epoca ministro degli affari Europei (2007-2008) e per la presidenza del Consiglio durante il G8 del 2009.
E una certa capacità a districarsi nel labirinto del potere, dialogando con tutti ma stando attento a non schierarsi mai con nessuno, robusto passe partout per transitare indenne dal governo Monti a quello Letta.

Stima Passera ma ha più feeling con Bonino

Corrado Passera alla presentazione di Italia Unica.

A riportalo in Italia dopo la parentesi europea è stato nel 2012 Corrado Passera, che l'ha voluto accanto a sé al ministero dello Sviluppo economico, formalmente come capo della segreteria tecnica delle Infrastrutture, di fatto come uomo innovazione, responsabile della task force sulle startup.
Con Passera si erano conosciuti ai tempi in cui il banchiere lavorava ancora in Intesa Sanpaolo.
GLI INIZI COME PRESIDENTE DI RENA. Fusacchia era presidente di Rena (incarico che ha lasciato nel 2012) - associazione dedicata alla promozione dell'innovazione e delle best practice nella pubblica amministrazione e nel privato - e gli si era presentato in ufficio chiedendo una sponsorship per un convegno. Passera ne rimase colpito. «Alessandro è un ragazzo molto in gamba, in cinque minuti è capace di raffigurarti il percorso di un intero anno di lavoro e di farti pensare che effettivamente sì, forse anche in Italia si può fare innovazione», ricorda oggi un collaboratore dell'ex ministro ai tempi di Intesa. Da allora il rapporto tra i due si è andato via via consolidando.
LE RESISTENZE A SCENDERE IN CAMPO. Ad ascoltare la presentazione del progetto ItaliaUnica dell'ex banchiere, domenica 24 febbraio a Roma, per dire, c'era anche Fusacchia e se mai l'ex ministro dovesse davvero decidere di scendere in campo, dice un ben introdotto nell'entourage passeriano, «Alessandro sarebbe il primo a essere chiamato. Non so però se lui accetterebbe».
Con l'ex titolare del Mise c'è stima reciproca, ma la vera affinità politica, dicono i passeriani, è invece con Emma Bonino, l'ex ministro degli Esteri di cui Fusacchia è stato consigliere per la diplomazia economica. Con lui alla Farnesina è arrivato anche l'amico Francesco Luccisano, attuale presidente di Rena.

La crociata contro la burocrazia di Stato

Alessandro Fusacchia, capo gabinetto de Miur.

Nei mesi trascorsi alla Farnesina, Fusacchia si è occupato di internazionalizzazione ed è stato uno dei tre membri della task force che ha disegnato il decreto Destinazione italia - cui ha lavorato anche il ministero dello Sviluppo economico - esprimendo però in più di un'occasione il suo disappunto per come il testo fosse stato snaturato con l'inserimento di norme e codicilli estranei alla sua mission iniziale.
Di qui la crociata contro la burocrazia statale lenta e parassitaria e il modo assurdo con cui si scrivono le leggi in Italia.
PAROLA D'ORDINE: SEMPLIFICARE. Una settimana fa, il giovane policy maker ha sollevato apertamente la questione in una lettera a La Stampa, che ha fatto il giro della Rete suscitando un ampio dibattito tra addetti ai lavori e non.
Del resto, dopo due anni di governo ministeriale, Fusacchia sa bene di cosa parla. «Per mettere fine alla burocrazia, è urgente cambiare il modo in cui si scrivono le leggi», si legge nella missiva, «o continueremo solo ad alimentare la cultura dei giuristi di Stato che hanno scritto le norme fino a oggi, incoraggiati da gruppi di interesse assuefatti ormai alla logica di elemosinare mezzo comma a ogni riunione del Consiglio dei ministri».
«MENO COMMI E PIÙ POLICY». Ci serve, aggiunge Fusacchia, «un Paese che cominci a fare meno commi e più policy. Meno pacchetti omnibus e più leggi organiche. Comprensibili a tutti anche senza l'aiuto di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro». Vaste programme.

28 Febbraio Feb 2014 0606 28 febbraio 2014
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