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POLITICA
4 Marzo Mar 2014 2052 04 marzo 2014

Italicum, da Silvio Berlusconi scacco ad Alfano

Accetta il compromesso. E indebolisce il Ncd.

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Silvio Berlusconi e Angelino Alfano.

La legge elettorale si farà, e varrà solo per la Camera. Con il benestare anche di Silvio Berlusconi, che a sorpresa ha accettato l’emendamento di Alfredo D’Attore (minoranza Pd), riprendendosi la scena politica e sbloccando l’impasse con una mossa degna di un abile giocatore di scacchi.
LE FIBRILLAZIONI NEL PD. L’Italicum sarebbe dovuto arrivare in Aula a Montecitorio nel pomeriggio del 4 marzo, ma già dalla mattinata si era intuito che l’iter avrebbe subito un brusco stop, visto che la riunione del gruppo Pd era saltata per ben due volte, e nessuno dei fedelissimi di Matteo Renzi era in grado di dare spiegazioni ai colleghi su quando sarebbero iniziate le votazioni sul testo. E ad ogni ora che trascorreva senza uno straccio di notizia, lo stupore nei volti dei deputati dem diventava rabbia e paura.
Mentre gli omologhi del Ncd occupavano trionfanti i divanetti del Transatlantico, pavoneggiandosi di aver «imbrigliato il rottamatore».
LA MOSSA A SORPRESA DEL CAV. L’entusiasmo degli alfaniani si è però spento poco dopo le 15, quando da Palazzo Grazioli, dove Berlusconi aveva riunito il Consiglio di guerra di Forza Italia, è arrivata una nota del Cav che ha cambiato totalmente le carte in tavola: «Prendiamo atto con grave disappunto della difficoltà del presidente del Consiglio di garantire il sostegno della sua maggioranza agli accordi pubblicamente realizzati», si legge nel documento, che continua, «come ulteriore atto di collaborazione, nell’interesse del Paese, a un percorso riformatore verso un limpido bipolarismo e un ammodernamento dell’assetto istituzionale, manifestiamo la nostra disponibilità ad una soluzione ragionevole che, nel disegnare la nuova legge elettorale, ne limiti l’efficacia alla sola Camera dei Deputati».

Mugugni nel Nuovo Centrodestra: «Ora è Berlusconi a dare le carte»

Il segretario del Pd, Matteo Renzi.

Una volta che la notizia del comunicato si è diffusa, tra le file del Nuovo centrodestra i sorrisi hanno immediatamente lasciato spazio ai musi lunghi. «Questa è una mazzata terribile per Angelino», ha commentato a caldo un deputato siciliano fedelissimo dell’ex segretario Pdl con Lettera43.it, «perché ha perso potere contrattuale con Renzi, e ora è il premier a dare nuovamente le carte».
MOLTI DEL NCD PRONTI A TORNARE IN FI. Eppure allungare i tempi collegando l’Italicum all’abolizione del Senato era anche una priorità di Ncd. «Ma non con Berlusconi padre della patria. Così ci logora, perché il progetto di Alfano non prende quota e quelli di noi che sono ancora innamorati di Silvio presto potrebbero rientrare in Forza Italia. E assicuro che ce ne sono tanti…».
Chi invece esulta in questa fase politica è sicuramente la minoranza Pd, che sente di aver messo a segno un colpo importante nel braccio di ferro con l’ingombrante segretario.
ANCHE LA MINORANZA DEM ESULTA. È innegabile, infatti, che l’emendamento D’Attorre abbia fatto passare dei brutti quarti d’ora al presidente del Consiglio, che ora potrebbe scendere a patti e cedere poltrone di peso nel partito, soprattutto dopo l’apertura dell’opposizione interna, che ha ritirato tutti gli altri emendamenti, tranne quello che cancella l’art. 2 dell’Italicum e quello sulla parità di genere.
Renzi dunque esce dall’angolo, ma non canta vittoria. Anche perché da oggi in poi Berlusconi, che comunque smentisce «accordi segreti» col premier, si è guadagnato un credito nei confronti dell’inquilino di Palazzo Chigi. E conoscendo il Cav, al momento opportuno chiederà che gli venga pagato il debito politico.
Solo allora sapremo quanto l’accordo sulla legge elettorale sarà veramente costato al golden boy dem. E all’Italia.

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