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Diaconescu, chi è il leader della Romania che vuole candidare Berlusconi

Ritratto del mini Cav di Bucarest.

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Non si crucci, Silvio Berlusconi. Dimentichi Matteo Renzi, il cerchio magico e i dolori al ginocchio. Metta da parte per un momento i servizi sociali, gli arresti domiciliari, il partito a brandelli.
Un nuovo futuro gli si potrebbe aprire davanti: Dan Diaconescu, candidato alle presidenziali romene di novembre, è pronto a offrirgli un ruolo da primo ministro.
In un'intervista al quotidiano Il Tempo il politico romeno ha lanciato l'idea: «Da noi il primo ministro è espresso dal presidente e può essere straniero». Di più: «I sondaggi dicono che l’80% dei romeni sarebbe favorevole», ha spiegato Diaconescu arrivando a Roma e solleticando l'ex Cav. Sarebbe «un fatto senza precedenti: Berlusconi diventerebbe il primo premier di due Paesi dell’Unione europea».
BUCAREST COME ARCORE. Insomma, bando all'Italicum, avanti il Rumenum. Servirebbe magari discuterne con Donna Pascale, abbandonare Dudù senza farlo sapere agli animalisti. Ma il collega di Bucarest sembra convinto e di Silvio è un vero tifoso, tanto da essersi definito in un'intervista «un mini Berlusconi».
E in effetti le somiglianze sono impressionanti: Diaconescu ha costruito il suo successo sulla televisione, ha avuto problemi con la giustizia e quindi è entrato in politica. Il tycoon romeno ha fondato l'emittente televisiva Otv, nota per programmi trash e oggi vanta un partimonio stimato di 8 milioni di euro.
LA TELEVISIONE TRASH. La chiave del suo successo? Confezionare le trasmissioni attorno a personaggi capaci di creare polemica, di andare sopra le righe, non importa se sguaiati e volgari. E non solo. Ha inventato anche un programma in cui chiunque poteva rivelare, insinuare, accusare altri, portando a testimonianza video amatoriali e inediti. Con questa linea editoriale la sua Specchio tivù è diventata un ricettacolo di liti e passerella per politici, conquistando il pubblico, ma anche l'attenzione della magistratura.
VITTIMA DELLA GIUSTIZIA. Nel 2010, infatti, Diaconescu è stato arrestato per estorsione, accusato di avere a disposizione materiale per ricattare un sindaco di un paese della Transilvania. Tuttavia, l'imprenditore romeno è stato scarcerato su decisione dei giudici di Bucarest. E da allora, sempre Berlusconi insegna, ha deciso di presentarsi come «vittima della giustizia» e di investire il suo capitale in politica.

Sostenitori del Partito del popolo a Bucarest (Gettyimages).

Dopo i guai con la giustizia, la discesa in campo con il Partito del popolo

Per iniziare ha condotto sondaggi a tappeto in base ai quali ha costruito un partito e lo ha battezzato, chissà se ispirandosi al Popolo della libertà, Partito del popolo (Ppdd). E ha lasciato le tivù in mano alla figlia Dona.
«Il suo arresto», scriveva nel 2012 il quotidiano Romania libera, «non è stato che un episodio in una carriera che, vista col senno di poi, sembra aver avuto come unico effetto quello di rafforzare la sua immagine di martire del popolo. Oggi il fenomeno Diaconescu non può più essere affrontato a cuor leggero come in passato».
IL BOOM ELETTORALE. Alle elezioni amministrative di quell'anno, infatti, il Ppdd è riuscito ad aggiudicarsi un buon consenso e, con la proposta di pensioni più pesanti, taglio dell'Iva e tribunali del popolo, si è piazzato perfino terzo alle ultime elezioni politiche.
Oggi il partito conta 31 sindaci, otto deputati e quattro senatori. E il suo leader punta ancora più in alto: allo scranno della presidenza della Repubblica.
L'ALLEANZA CON IL MENTORE. Intanto con il suo mentore è riuscito a stringere un'alleanza. I romeni in Italia, infatti, possono votare sia per un candidato nel loro Paese, sia per un candidato in Italia. Per votare qui, però, avrebbero dovuto registrarsi entro il 24 febbraio. E pochi lo hanno fatto.
In ogni caso, il patto tra il Berlusconi italiano e il mini Berlusconi romeno è stato stretto: «L’accordo», è scritto sul portale di Fi, «è stato ufficializzato in un incontro al quale hanno preso parte il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, onorevole Renato Brunetta, il responsabile elettorale nazionale di Forza Italia, onorevole Ignazio Abrignani, il presidente del Partito dei romeni d’Italia, Giancarlo Germani, e il leader della formazione politica romena Ppdd (Partito del popolo), Dan Diaconescu».
«HA FATTO TANTO PER I ROMENI». E ora il feeling potrebbe andare oltre: «Berlusconi ha fatto tanto per i romeni in Italia», ha detto sicuro il politico di Bucarest. Forse ignorando l'alleanza con la Lega nord, contraria dell'allargamento delle frontiere europee a Romania e Bulgaria, e ancora oggi al fianco di Forza Italia nelle regionali del Piemonte.
C'è da dire però che Berlusconi non ha mai avuto lo stesso atteggiamento. Solo nei primi sette mesi del 2010, la romena Ioana Visan, olgettina della prima ora, è stata accolta ad Arcore ben 53 volte. Al punto che, riportano le cronache, contendeva a Nicole Minetti il ruolo di favorita dell'ex premier.
Insomma, Forza Italia, forza Romania.

8 Aprile Apr 2014 1137 08 aprile 2014
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