INCHIESTA
10 Maggio Mag 2014 1000 10 maggio 2014

Arresto Scajola, Amedeo Matacena: «A Dubai faccio il maitre»

Il latitante: «Scappando ho perso tutto. Non ho ricevuto un euro».

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Amedeo Matacena alla Camera dei deputati.

Dal suo rifugio negli Emirati arabi uniti ha parlato per la prima volta Amedeo Matacena.
L'uomo, la cui fuga all'estero ha provocato l'ultimo terremoto giudiziario italiano (che ha portato all'arresto Claudio Scajola), ha rilasciato il 10 maggio un'intervista a la Repubblica.
«Scappando dall'Italia ho perso tutto», ha affermato.
NESSUNA LATITANZA DORATA. «Mai pensato di andare a Beirut, mi trovo in un Paese in cui non esiste l'estradizione, perché avrei dovuto andare in Libano dove invece ci sono accordi bilaterali con l'Italia? Mettetevi nei panni di mia moglie, era disperata e ha cercato aiuto. Fra l'altro lei non ha mai accettato il fatto che io me ne fossi andato dopo la sentenza e se è venuta qui è solo per sbrigare le pratiche della separazione. Basta parlare di latitanza dorata: qui a Dubai campo facendo il maître».
L'intervista ad Amedeo Matacena è avvenuta via Skype grazie a un computer di uno studio legale di Reggio Calabria. Ha risposto alle domande utilizzando il suo telefonino. L'unico strumento che da Dubai lo unisce alla Calabria.

Dalle Seychelles agli Emirati Arabi

L'ex ministro Claudio Scajola.

Da quando è arrivata la condanna definitiva a cinque anni e quattro mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa è sparito dalla circolazione.
È scappato prima che i carabinieri gli potessero notificare l'ordine di arresto.
A giugno 2013 è volato via facendo tappa alle Seychelles per alcuni mesi e poi negli Emirati Arabi, dove è stato fermato alla fine di agosto scorso. Da allora è fermo a Dubai dove vive in una casa affittata con l'aiuto di alcuni amici italiani.
«Non mi chieda dove sono, non glielo direi, lei capisce che non posso. Dopo quello che è accaduto è tempo di chiarire alcune cose, a partire dal fatto che nell'ordinanza di custodia cautelare ci sono un sacco di sciocchezze ».
NESSUNA IDEA DI ANDARE IN LIBANO. Quali? «Non avevo nessuna intenzione di andare a Beirut, un'idea del genere non mi ha neppure sfiorato. Sarebbe stata una follia. Scusi, io mi trovo in un Paese in cui non esiste l'estradizione, perché avrei dovuto andare in Libano dove invece esistono accordi bilaterali con l'Italia? Tra l'altro anche volendo mi è stato ritirato il passaporto e non posso muovermi da Dubai. Anche volendo, per me è impossibile spostarmi da qua».

Il piano Rizzo-Scajola per trasferirlo in un «posto sicuro»

Il legale di Chiara Rizzo, Candido Bonaventura, di Messina, che ha assunto la sua difesa insieme col collega Carlo Biondi di Genova, ha affermato che la sua assistita ha appreso dalla stampa che sarebbe oggetto di una misura cautelare di cui non conosce il contenuto. La signora ora è all’estero per un viaggio programmato da tempo. Non ha alcuna intenzione di sottrarsi alla giustizia e intende difendersi provando la correttezza delle proprie condotte. Nella foto Chiara Rizzo, che risiede a Montecarlo, con il marito Amedeo Matacena.

Dalle intercettazioni è emerso che sua moglie Chiara Rizzo e Claudio Scajola avevano un piano per farla trasferire in quello che hanno definito un «posto sicuro».
«Guardi, io non so di quale piano lei parli e comunque da qua non mi sarei mosso. È semplicemente illogico anche solo ipotizzarlo. Provi a mettersi nei panni di mia moglie. Io sono andato via dopo la sentenza. Lei era da sola a Montecarlo con i due figli, di cui uno di appena 14 anni. Secondo me è andata nel panico e ha cercato di trovare una soluzione rivolgendosi a chiunque potesse aiutarla sia in Italia sia all'estero. È stata nient'altro che una legittima richiesta d'aiuto.
L'AMICIZIA DELL'EX MINISTRO. «Claudio Scajola è un amico di famiglia e non si dimentichi che oltre ad essere un politico è anche un avvocato. Credo che Chiara si sia rivolta a lui per chiedere il parere di una persona qualificata, di un professionista del diritto con esperienze importanti».

L'entrata in Forza Italia nel 1993

Milano: Silvio Berlusconi durante la presentazione della lista di Forza Italia per la circoscrizione Nord-Ovest in una sala dell'Hotel Michelangelo (26 aprile 2014).

Amedeo Matacena ha raccontato poi il suo rapporto con Claudio Scajola.
«Lo conosco da quando sono diventato parlamentare di Forza Italia nel '93, poi i rapporti politici si sono trasformati in amicizia. Mi creda, sono amareggiato per quanto gli sta accadendo per colpa di questa storia, spero ne esca presto. E spero che altrettanto presto venga restituita la libertà anche a tutti gli altri. Hanno arrestato gente perbene. Prenda Martino Politi, il mio collaboratore, le assicuro che è una delle persone più oneste che io abbia mai conosciuto. È un santo quell'uomo, una persona cristallina, sono davvero dispiaciuto per lui».
UNA CONDANNA INGIUSTA. Ogni giorno trascorso «da quando sono lontano rifletto sull'opportunità di rientrare e consegnarmi. Ogni santo giorno. Crede che mi faccia piacere stare lontano dalla mia famiglia? Sono stato condannato ingiustamente, il mio è stato un processo politico e anche le accuse sono basate sul nulla, sono stati lesi tutti i diritti della difesa. Abbiamo già prodotto due ricorsi da cui ci aspettiamo tanto. Un ricorso straordinario alla Corte di Cassazione e uno alla Corte di Strasburgo per violazione dei diritti umani e dei diritti della difesa. Attenderò le decisioni dei giudici e poi deciderò cosa fare».

Il rapporto con 'Peppe' Aquila, affilitato del clna Rosmini

Amedeo Matacena.

Una condanna per le sue amicizie mafiose con Giuseppe Aquila, affiliato del clan dei Rosmini non è cosa da poco.
«Intanto diciamo che Peppe Aquila lavorava a bordo delle navi di mio padre da quando aveva 14 anni. Suo padre era un poliziotto e per come lo conoscevo io era una persona perbene. La sua candidatura l'ha voluta mio padre, non io. E anche quando fu nominato vice presidente della Provincia di Reggio Calabria, avvenne con voto unanime di tutti i gruppi della maggioranza consiliare. Significa che era amico di tutti e nessuno aveva dubbi. Tra l'altro non c'è un suo atto da amministratore o da assessore a vantaggio di 'ndranghetisti».
«SENTENZA POLITICA». E anche la storia dei voti che «mi avrebbe portato è falsa. Eravamo candidati in due diversi collegi elettorali. A me questa storia pare una forzatura enorme. Una sentenza politica, appunto. Tra l'altro se avessero applicato lo stesso metro usato per Andreotti il reato sarebbe stato ampiamente prescritto. Sono l’unico ad essere stato condannato in continuità, assurdo».

«Mi hanno tolto tutto. Anche i miei 21 mila euro»

Chiara Rizzo protagonista in copertina della rivista 'Il Foglio italiano'. La moglie dell'imprenditore latitante Amedeo Matacena ha un passato da modella.

Tra le accuse c'è anche quella secondo cui Amedeo Matacena avrebbe tentato di nascondere i suoi patrimoni.
«Intanto chiariamo che il patrimonio che ho gestito in questi anni è quello che ho ereditato da mio padre. Guadagni leciti di una vita da imprenditore. Le società che sono state sequestrate sono inattive e infruttuose da un decennio. Se proprio lo vuol sapere da quando sono fuori non ho ricevuto un centesimo da nessuno. Quando mi hanno fermato a Dubai mi hanno levato 21 mila euro di soldi miei, che erano gli unici che avevo e ora non ho più alcuna entrata».
LAVORO DA MAÎTRE. E come si mantiene? «Mi mantengo con il mio lavoro. Faccio il maître in un locale: di quello vivo, altro che latitanza dorata. Lavoro a Dubai come ho sempre fatto nella mia vita. Non mi chieda dove lavoro perché non glielo posso dire, ma è così. Le assicuro che l'impegno politico in Forza Italia mi è costato molto. Ho perso praticamente tutto, compreso la mia famiglia».
IL RAPPORTO CON LA FAMIGLIA. Quindi ha parlato della sua famiglia. «Mia madre è venuta a trovarmi alcune settimane addietro e mia moglie la scorsa settimana. Chiara mi ha portato mio figlio piccolo un paio di volte. E di recente è venuta per sbrigare le pratiche della separazione. Non ha mai accettato il fatto che io me ne fossi andato dopo la sentenza. Quella mia scelta ha compromesso anche la nostra vicenda personale. Penso che peggio di così non si possa fare, ma penso anche che per quanto sia lunga la notte dopo viene sempre il giorno. Come vede, nonostante tutto, sono unottimista».

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