Nicola Zifarone 140521163539
INTERVISTA
22 Maggio Mag 2014 0954 22 maggio 2014

Amministrative, Zifarone: «Gli sfottò mi hanno aiutato»

Il candidato M5s: «L'immagine non è tutto».

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Galeotto quel manifesto elettorale col suo viso in primo piano, per nulla ritoccato. Capelli rossi spettinati e sguardo quasi spento. Con un sorriso che tradisce una dentatura non proprio perfetta. E così Nicola Zifarone, 33 anni, candidato al consiglio comunale di Venosa (in provincia di Potenza) con il M5s, nel giro di 20 giorni, è diventato un’icona nazionale. E il suo «santino» ha fatto il giro del web.
IL TAM TAM IN RETE. È bastata la provocazione - poi cancellata - lanciata dal regista Leonardo Pieraccioni sul suo profilo Facebook («Sei mesi minimo di galera al tipografo che lo avrà rassicurato: 'Zifarone metti questa, ’un tussei venuto male!'»), seguita a un post sul blog Nonleggerlo, a dare il via a una pioggia di commenti sui social network.
«Ma poi a rendermi “famoso” ha contribuito anche la pubblicazione del mio manifesto sulla pagina ufficiale di Radio 102.5. Anche se una mano l’ho ricevuta pure dalla trasmissione Sky Tango», racconta Zifarone a Lettera43.it. «E così, se il fine era mettermi in ridicolo, l’intento è miseramente fallito. Mi hanno dato solo una marcia in più. Devo quasi ringraziarli».

Il manifesto elettorale di Nicola Zifarone.


DOMANDA. Se l’è presa per questa campagna virale?
RISPOSTA
. All’inizio sì. Ma presto ho capito che a esporsi al ridicolo sono stati tutti coloro che mi hanno preso in giro per una foto. E non mi riferisco alle persone comuni. Ognuno, infatti, è libero di esprimere il proprio pensiero.
D. Allora si è risentito con Pieraccioni?
R.
Il regista toscano non è stato offensivo. Anche se, a mio avviso, ha dimostrato poca intelligenza.
D. In che senso?
R. Avrei potuto capire la sua provocazione se avesse preso di mira un candidato noto, in corsa per le Europee. E, invece, con i 13.600 like che ha totalizzato la mia immagine sul suo profilo, ha solo lucrato su un cittadino comune che ha deciso di impegnarsi in politica per il proprio territorio. Le dirò di più.
D. Prego.
R.
Penso proprio che abbia capito l’errore. Non a caso, poi, ha cancellato il post.
D. Lei, da parte sua, come si è difeso?
R. Con Pieraccioni, mi sono limitato a un tweet. Gli ho scritto: «Ciao grullo. Ho visto che situazione ti è sfuggita di mano e hai cancellato tutto». Con Sky Tango e Cruciani, invece, il discorso è diverso.
D. Si spieghi.
R. Mi ha dato del «deportato di Auschwitz». Detto da un personaggio pubblico non è davvero il massimo. Sto pensando, infatti, di querelarlo. Intanto, ho cominciato a prendere contatti anche con la comunità ebraica di Roma per informarli.
D. La parola Auschwitz, però, è risuonata pure sul blog di Grillo. Crede che le risponderanno?
R.
Mi hanno già detto di rivolgermi all’ufficio stampa e dopo le elezioni lo farò.
D. Torniamo al suo manifesto elettorale. È stata una scelta precisa quella di non puntare sull’immagine?
R.
Nel mio «santino», appunto, oltre alla foto c’è un messaggio chiaro. Vale a dire: «Onestà e trasparenza per il cambiamento». Perché avrei dovuto ritoccare la mia faccia? Per me è una questione di coerenza. E non solo.
D. C’è dell’altro?
R. La verità è che veniamo da 20 anni di berlusconismo che ha trasformato questo Paese, rendendo l’immagine il solo biglietto da visita che conta. Solo così, del resto, si spiega l’attenzione sul web che ha riscosso il mio manifesto.
D. Sulla scia di quanto le è accaduto, crede ancora che il M5s faccia bene a ritenere così sacra la rete?
R.
Il web è e deve essere libero. Sono le persone, casomai, che vanno educate a un utilizzo sano.
D. Questa notorietà le sta dando una mano nella campagna elettorale?
R.
Il mio impegno è lo stesso di sempre: continuo a lavorare a testa bassa per il bene del mio paese. Ma, chiaramente, questo episodio e le tante dimostrazioni di solidarietà che ho ricevuto mi hanno dato una carica in più.
D. Chi le è stato più vicino?
R. In generale tutti i cittadini di Venosa. Ma ho avuto colloqui proficui anche con i consiglieri e i parlamentari lucani del Movimento.
D. E col fotografo autore dello scatto ‘incriminato’ ha avuto modo di parlare?
R.
Sì. Ma non per fargli un rimprovero. D’altronde, non ho mai dato peso all’immagine. Resto dell’idea che l’abito non faccia il monaco. E, poi, sono letteralmente volato a fare la foto da lui. Giusto 10 minuti, in una pausa di lavoro.
D. Ha sentito anche i vertici pentastellati?
R. No. Anche perché ho deciso di non strumentalizzare questo episodio. La mia priorità è solo il futuro di Venosa.

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