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Europee 2014, i discorsi dei padri fondatori

Da Hugo a De Gasperi e Spinelli: le profezie sull'Unione.

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Domenica 25 maggio, oltre 500 milioni di persone, dalla Francia alla Svezia, dal Portogallo all'Estonia, saranno chiamate alle urne per scegliere i 751 deputati del prossimo parlamento europeo.
La campagna elettorale, un po' ovunque e in particolar modo in Italia, è stata dominata da partiti e movimenti euroscettici, in alcuni casi apertamente contrari alla moneta unica e all'integrazione europea.
IL SOGNO DEI PADRI FONDATORI. Gli europeisti sembrano aver perso la voce, quasi che il sogno di costruire gli Stati uniti d'Europa non avesse più senso, motivazioni ideali e materiali.
E allora forse vale la pena ricordare perché e come è nata l'avventura europea, che intellettuali visionari come Victor Hugo avevano immaginato già a metà dell'800. Quali erano le ambizioni dei padri fondatori dell'Ue e dei leader politici che, dalla fine della Seconda Guerra mondiale in poi, l'hanno ispirata e costruita.
Nelle loro parole c'è tutto il senso di una sifda che è lungi dall'essere superata o vinta. Fatto l'euro, bisognerà fare l'Europa. I discorsi che hanno fatto la Storia dell'Unione, e che Lettera43.it ha selezionato, aiutano a capire perché.

Victor Hugo: «Le pallottole e le bombe saranno sostituite dai voti»

Victor Hugo (1802-1885).

Il primo a parlare di Stati uniti d'Europa fu Victor Hugo, alla conferenza di pace di Parigi, nel 1849. Sull'Europa regnava il caos, una serie di conflitti avevano dilaniato il Vecchio continente e di lì a poco, nel 1851, Hugo sarebbe stato costretto all'esilio dalla Francia per la sua opposizione a Napoleone III.

«Verrà un giorno in cui non vi saranno campi di battaglia al di fuori dei mercati che si aprono al commercio e degli spiriti che si aprono alle idee. Verrà un giorno in cui le pallottole e le bombe saranno sostituite dai voti, dal suffragio universale dei popoli, dal venerabile arbitrato di un grande senato sovrano che sarà per l'Europa ciò che il parlamento è per l'Inghilterra, ciò che la Dieta è per la Germania, ciò che l'assemblea legislativa è per la Francia! Verrà un giorno nel quale l'uomo vedrà questi due immensi insiemi, gli Stati Uniti d'America e gli Stati Uniti d'Europa, posti l'uno di fronte all'altro, tendersi la mano al di sopra dell'oceano, scambiare fra loro merci, prodotti, artisti, scienziati, dissodare il mondo, colonizzare i deserti, perfezionare la Creazione sotto lo sguardo del Creatore e riunire, per il benessere comune, le due forze più grandi: la fraternità del genere umano e la potenza di Dio! Non ci vorranno 400 anni per vedere quel giorno poiché viviamo in un tempo rapido (…). Quanto progresso! Quante semplificazioni! Come la natura si lascia domare sempre di più dall'uomo! Come la materia diventa sempre più schiava dell'intelligenza e serva della civilizzazione! Come le cause delle guerre si spengono con lo svanire delle cause di sofferenza! Come i popoli lontani si avvicinano! Come le distanze si accorciano! E il ravvicinamento è l'inizio della fratellanza».

«(...) Signori, la pace dura da 32 anni, e in 32 anni la mostruosa somma di 128 miliardi di franchi è stata spesa per la guerra durante la pace! Supponete che i popoli d'Europa, piuttosto che sfidarsi gli uni e gli altri, di ingelosirsi, di odiarsi, si fossero amati. Supponete che essi si fossero detti di essere uomini prima ancora di essere francesi, inglesi o tedeschi, e se le nazioni sono patrie, l'umanità è una famiglia».

Altiero Spinelli: «La federazione europea è l’unica garanzia concepibile»

Altiero Spinelli (1907-1986).

Se già nel 1849 Hugo individuava nella costruzione degli Stati uniti d'Europa l'una via per la pace, fu dopo la Prima Guerra mondiale e, ancor più, dopo la tragedia della Seconda, che questo progetto acquistò forza e valore.
Nel 1942 Altiero Spinelli, politico e scrittore italiano che aveva combattuto nella Resistenza, elaborò il famoso Manifesto di Ventotene, considerato il testo fondativo del federalismo europeo. Spinelli individuava negli Stati uniti d'Europa l'unica strada per superare e chiudere definitivamente l’esperienza della guerra e del totalitarismo. Di questi avrebbe fatto parte, nella visione 'profetica' di Spinelli anche la Germania, liberata dal nazismo e non più divisa.

«(…) L'organizzazione razionale degli Stati Uniti d’Europa, la quale non può poggiare che sulle Costituzioni repubblicane di tutti i Paesi federati. E quando, superando l’orizzonte del Vecchio continente, si abbracci in una visione di insieme tutti i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l’unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica dell’intero globo. La linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale».

Winston Churchill: «Dobbiamo ricostruire la famiglia dei popoli europei»

  • Winston Churchill (1874-1965).

Dopo la Seconda Guerra mondiale, anche Winston Churchill, ex ufficiale dell'esercito e Primo ministro britannico dal 1940 al 1945 e dal 1951 al 1955, sostenne la necessità di dar vita agli Stati Uniti d'Europa per garantire la pace nel Vecchio continente.
Dal Discorso di Winston Churchill a Zurigo il 19 settembre 1946:

«…Dobbiamo ricostruire la famiglia dei popoli europei in una struttura regionale che potremmo chiamare Stati Uniti d'Europa, e il primo passo pratico consisterà nella creazione di un Consiglio d'Europa. Se, all'inizio, non tutti gli Stati d'Europa vorranno o saranno in grado di partecipare all'unione, dobbiamo ciò nonostante andare avanti e congiungere e unire gli Stati che vogliono e che possono».

Robert Schuman: «L'Europa non si farà di colpo, ma creando una solidarietà di fatto»

Robert Schuman (1886-1963).

Il 9 maggio 1950, mentre sull'Europa tornavano a spirare venti di guerra, Robert Schuman, allora ministro degli Esteri di Francia, convocò i giornalisti al Quai d'Orsay, sede del ministero, per una comunicazione importante. Accanto a lui, Jean Monnet, suo consigliere e collaboratore, considerato anch'egli tra i padri fondatori dell'Unione europea. Il messaggio che Schuman recapitò alla stampa francese avrebbe cambiato per sempre la storia del Vecchio continente. Schuman e Monnet proposero un'integrazione industriale tra i Paesi europei, il controllo congiunto della produzione del carbone e dell'acciaio, i principali materiali per l'industria bellica: se nessun Paese avesse avuto il controllo esclusivo della produzione, si sarebbero ridotte notevolemente le possibilità di nuovi conflitti.

Dichiarazione di Robert Schuman a Parigi il 9 maggio 1950:

«Facendosi da più di 20 anni campione di una Europa unita, la Francia ha sempre avuto per obiettivo essenziale di servire la pace. L'Europa non è stata fatta, noi abbiamo avuto la guerra. L'Europa non si farà di colpo, né con una costruzione d'insieme: essa si farà attraverso delle relazioni concrete creando prima di tutto una solidarietà di fatto. Il governo francese propone di piazzare l'insieme della produzione franco-tedesca del carbone e dell'acciaio sotto un'Alta Autorità comune».

La dichiarazione di Schuman è considerata la data di nascita dell'Unione europea. La festa dell'Europa infatti si celebra il 9 maggio.

De Gasperi: «Senza sintesi superiore, rischiamo che l'attività europea risulti oppressiva»

Alcide De Gasperi (1881-1954).

Un convinto sostenitore del progetto europeo fu anche il democristiano Alcide De Gasperi, dal 1945 al 1953 presidente del Consiglio e ministro degli Esteri.
Qui uno stralcio del discorso che tenne a Strasburgo nel 1951:

«Se noi costruiremo soltanto amministrazioni comuni, senza una volontà politica superiore vivificata da un organismo centrale, nel quale le volontà nazionali si incontrino, si precisino e si animino in una sintesi superiore, rischieremo che questa attività europea appaia, al confronto della vitalità nazionale particolare, senza calore, senza vita ideale. Potrebbe anche apparire a un certo momento una sovrastruttura superflua e forse anche oppressiva quale appare in certi periodi del suo declino il Sacro Romano Impero».

François Mitterand: «Il nazionalismo? È la guerra»

François Mitterand (1916-1996).

Queste invece le parole che il socialista François Mitterrand, presidente dellla Francia dal 1981 al 1995 e convinto europeista, scrisse nella Prefazione al libro Discorsi sull’Europa pubblicato dall’Istituto italiano per gli Studi Filosofici.

«Fu necessaria quasi una generazione affinché l’obiettivo dei firmatari del Trattato di Roma – la costituzione di un mercato veramente comune – fosse infine realizzato; e una simile costruzione è stata possibile solo al prezzo del costante sforzo di alcuni dirigenti europei. Domani sarà ancora necessario proseguire ostinatamente in questi sforzi per dar piena applicazione alle disposizioni del Trattato sull’Unione europea. Si tratti della diplomazia, della difesa, della cittadinanza o della giustizia. Lo stesso sforzo dovrà essere fatto quando si tratterà di definire, come credo sia necessario, l’organizzazione dell’insieme del nostro continente. Perché, contrariamente a ciò che pensavano alcuni filosofi illuministi, il movimento naturale delle cose non conduce spontaneamente all’armonia dei cittadini né alla concordia dei popoli. Le tragedie del secolo scorso, come i drammi del tempo presente, hanno posto gli uomini della mia generazione al riparo da queste ireniche illusioni. Sappiamo ora che ci vuole infinitamente meno tempo e minor sforzo per distruggere una società che per riedificarla. Per questo non ho mai cessato, insieme con alcuni altri, di spingere per la costruzione di un’Europa organizzata, capace di assicurare ai suoi cittadini la pace e la prosperità, di un’Europa capace anche di garantire la propria difesa e lo sviluppo delle diverse lingue e culture che sono la sua ricchezza spirituale. Memoria comune e volontà condivisa: questo il cemento di ogni durevole costruzione politica. La memoria àncora le fondamenta nel terreno profondo della Storia. La volontà è l’arco rampante che sostiene l’edificio nel suo innalzarsi. La duplice funzione del discorso politico è quella di mantenere l’una e suscitar l’altra».

Nel 1995, nel suo ultimo intervento al parlamento europeo, Mitterrand sostenne che il ritorno al passato, ai nazionalismi e agli egosimi di ogni Stato avrebbe significato una sola cosa per l'Europa: «La guerra» («Le nationalisme, c'est la guerre!»).

25 Maggio Mag 2014 0600 25 maggio 2014
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