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DOPO IL VOTO
26 Maggio Mag 2014 1550 26 maggio 2014

Europee 2014, in Spagna Podemos conquista gli anti-Casta

Ecco come i 'grillini' iberici hanno messo in crisi Pp e Psoe.

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Pablo Iglesias, leader di Podemos: la formazione ha ottenuto cinque seggi al parlamento europeo.

Mentre in Italia il Movimento 5 stelle si è ritrovato a leccarsi le ferite, in Spagna un altro movimento popolare e post-ideologico ha ottenuto un boom di consensi rivelandosi la vera sorpresa delle Europee 2014.
Podemos, come «possiamo», ma anche come «demos», per porre l’accento sugli assunti fondanti del movimento, e cioè la centralità del popolo e la democrazia partecipativa: 1.245.000 voti, il 7,9% di preferenze e cinque seggi al parlamento europeo: numeri che valgono il quarto posto a livello nazionale, addirittura il terzo in alcune importanti regioni come Madrid e Asturie.
SUCCESSO PER PODEMOS. Un vero successo per un partito nato solo tre mesi fa, senza gruppi economici alle spalle, e che si è fatto strada solo con il passaparola, incontri pubblici spontanei e una laboriosa propaganda sul web.
Podemos ha fatto breccia nel classico bipartitismo spagnolo, ora più in crisi che mai: per il Partido popular (26%, 16 seggi), nonostante abbia vinto le elezioni, e per il Partido socialista (23%, 14 seggi) è il peggiore risultato di sempre.
Rispetto alle europee del 2009, socialisti e popolari hanno perso 5 milioni di voti e 30 punti percentuali. Tanto che Anfredo Perez Rubalcaba, segretario del Psoe ha annunciato le dimissioni per il flop.
ATTACCHI ALLA CASTA. L’attacco alla Casta e ai privilegi della classe politica, gli appelli e le denunce contro la corruzione, la necessità di cambiare un sistema aprendo le porte del palazzo ai cittadini: i punti in comune di Podemos con il movimento di Beppe Grillo sono molti, ma ci sono anche importanti differenze che riguardano per esempio l’Europa e gli immigrati.
L'EREDITÀ DEGLI INDIGNADOS. C’è, soprattutto, l’eredità del movimento degli indignados, che i fondatori di Podemos hanno saputo cogliere facendo proprie le istanze di quanti non avevano condiviso la scelta radicale dei manifestanti di Puerta del Sol, che hanno scelto di restare fuori dal parlamento affidando ogni speranza ad attività extraistituzionali.
Una condizione che ha in parte spento le enormi potenzialità raggiunte dal movimento tra il 2011 e il 2012.

Iglesias, dai talk show alla guida del movimento

Nel voto del 25 maggio, Podemos ha ottenuto 1.245.000 voti, pari al 7,9% di preferenze.

A raccogliere quell’entusiasmo, proprio nel momento in cui lo slancio dei primi tempi sembrava sparito, è arrivato un giovane professore universitario di Scienze politiche, nonché noto commentatore in talk show televisivi.
Pablo Iglesias, 35 anni, figli di due militanti socialisti e un passato nella gioventù comunista, si è spogliato dei panni ideologici ed è diventato subito leader, forte della sua visibilità conquistata in tivù e di un indubbio carisma che gli ha permesso di diventare una speranza per oltre 1 milione di spagnoli, in un Paese ancora soffocato da austerità e disoccupazione. Una campagna comunicativa semplice ed efficace ha fatto il resto.
VOTI DA DESTRA E SINISTRA. Il partito di Iglesias ha rosicchiato voti soprattutto al Partido socialista e a Izquierda Unida, ma in parte anche al Partido popular e a piccoli partiti come Compromís o gli ambientalisti di Equo, considerati non in grado di fare la differenza.
Gli ex elettori della sinistra, in particolare, gli hanno dato fiducia perché in cerca di una forza più dinamica, non compromessa con la vecchia politica e più in linea con le aspirazioni popolari nate dal movimento 15-M (indignados).
CINQUE DEPUTATI A BRUXELLES. Un movimento trasversale, come si evince anche dai nomi che devono andare a occupare i cinque scranni conquistati a Bruxelles: oltre allo stesso Iglesias, ci sono una commerciante, una maestra di scuola elementare, un ricercatore di fisica e un ex pubblico ministero anticorruzione.
Proprio quest’ultimo, Carlos Jiménez Villarejo, è il firmatario di una proposta di legge anticorruzione che porta il suo nome e per i deputati europei prevede, tra l’altro, il limite dei mandati a due, l'incandidabilità di tutti gli imputati, l'obbligo di pubblicazione della dichiarazione dei redditi e lo stipendio massimo equiparato al salario medio del Paese in cui si viene eletti.
Villarejo e gli altri 4 deputati hanno già annunciato che dello stipendio previsto hanno intenzione di percepire solo 1.900 euro e vogliono donare il resto per fini sociali.

Nel programma la proposta del salario sociale per tutti

Sostenitori di Podemos, formazione che ha raccolto l’eredità del movimento degli indignados.

Nel programma di Podemos c’è un ampio capitolo sull’economia che prevede il controllo pubblico delle banche, l’introduzione della Tobin tax sulle transazioni finanziarie, un inasprimento delle pene per i reati fiscali e una nuova legge sui mutui per la prima casa, problema che in Spagna riguarda centinaia di migliaia di famiglie, che imponga un tetto massimo delle rate del 30% dei redditi complessivi del nucleo familiare.
Tra i progetti anche il salario sociale per tutti e, per limitare la concentrazione di potere dei gruppi editoriali, il limite del 15% di proprietà per ogni azienda.
NIENTE REFERENDUM SULL'UE. Podemos non propone referendum sull’euro né sull’Ue - ecco una delle principali differenze con il M5s - ma il «recupero della sovranità monetaria, se serve anche attraverso un’alleanza con gli altri Paesi del Sud Europa», parole del leader Iglesias, «e una riposizionamento delle priorità dell’Ue, a partire dai diritti sociali».
Insomma, cambiare l’Europa sì, ma «attraverso le istituzioni preposte per farlo, come il parlamento europeo».
PAESE A RISCHIO INGOVERNABILITÀ. Va in questa direzione un’altra delle proposte di riforma contenute nel programma di Podemos: un comisariado de participación, una delegazione di cittadini di tutti i Paesi dell’Ue, scelti a turno, con potere di controllo e partecipazione nella scrittura delle leggi.
Lo scossone dato da Podemos alla politica spagnola è più evidente se si simula la possibile composizione di un parlamento nazionale uscito dai risultati del 25 maggio: sarebbe ingovernabile, se non con un’alleanza di larghe intese Pp-Psoe, finora inedita in Spagna. E Ilgesias, intanto, non perde tempo: ha già annunciato di volersi candidare alle politiche del 2015.

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