Europee 2014 Elezioni 140520113909

Europee 2014, parlamento di Strasburgo verso la grande coalizione

Euroscettici al 20%.

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Terremoto in Francia e nel RegnoUnito, dove i governi sono stati pesantemente battuti dal Front national di Marine Le Pen e dall'Ukip di Nigel Farage, ma l'Unione europea non è crollata.
Al termine degli scrutini per la designazione del nuovo parlamento, lo tsunami euroscettico è stato meno violento del previsto. Non solo per il risultato italiano, che ha premiato il Pd molto al di là delle previsioni. Persino l'affluenza ha «invertito la tendenza» per la prima volta dal 1979: era sempre calata, stavolta si èattestata al 43,1% su base europea, appena lo 0,1% in più rispetto al 2009, ma è considerato un segnale positivo.
EUROSCETTICI SOTTO IL 20%. I sondaggi indicavano la possibilità che gli euroscettici arrivassero abbondantemente oltre il 25%, si sono attestati invece sotto il 20%. E per riuscire a contare dovranno stringere alleanze al momento imprevedibili. Le primissime proiezioni diffuse dal parlamento europeo avevano chiarito immediatamente che popolari e socialisti dovranno collaborare per poter formare una maggioranza, molto probabilmente una 'grande coalizione', perché al momento non sembrerebbero esserci altre maggioranze alternative.

Popolari al 28,1%, i socialisti democratici si fermano al 25,7%

I «popolari» che hanno guidato l'Europa negli ultimi 10 anni, pur perdendo una sessantina di seggi restano la «famiglia politica» di maggioranza relativa con il 28,1% dei consensi. E i socialisti dello S&D, cresciuti in Germania e Italia, pagano il crollo a Parigi, fermandosi al 25,7%. Seguono i lib-dem dell'Alde con il 9,9%, i Verdi con il 7,7%, la Sinistra unitaria del Gue con il 6,3%, i conservatori con il 5,2%.
212 SEGGI AL PPE, S&D 185. Secondo i dati misti (exit poll e primi scrutini), il Ppe avrebbe la maggioranza relativa con 212 seggi, davanti ai socialisti (S&D) con 185. Terzi i liberaldemocratici dell'Alde con 71, mentre i Verdi sarebbero la quarta forza del parlamento europeo con 55 seggi, davanti alla Sinistra unitaria del Gue (45) e ai conservatori dell'Ecr (40), gruppo che comprende principalmente i Tories britannici ed i polacchi.
JUNCKER: «VOGLIO ESSERE IL PRESIDENTE». «Voglio essere il presidente della prossima Commissione perché il Ppe ha vinto», ha dichiarato Jean Claude Juncker, «non andrò in ginocchio dai socialisti perché siamo il partito numero uno. Ma anche noi dobbiamo fare compromessi. Vorrei allargare la maggioranza a Verdi e Liberali, ma non andrò mai con l'estrema destra».
EFD 36 DEPUTATI, INCERTEZZA SU FRONT E M5S. Il gruppo euroscettico Efd (al 4,4%) che nella sua composizione originaria comprende i britannici dell'Ukip, i danesi del Danish People Party, la Lega e i Veri Finlandesi, avrebbe 36 deputati. Ma i dati britannici non sono ancora affidabili, e con tutta probabilità i loro seggi sono destinati a salire visto che l'Ukip è dato da molti sondaggi come primo partito nel Regno Unito. E poi ci sono i non iscritti del Front National della Le Pen (attorno al 5%) e le formazioni non presenti nel precedente Parlamento europeo, come il Movimento 5 Stelle, gli euroscettici tedeschi di Afd e quelli svedesi di S e i neonazisti tedeschi dello Npd che sono riusciti a strappare un seggio (complessivamente sono al 7,5).

Grosse koalition alla tedesca, a guida popolare con programma concordato

«C'è una larghissima maggioranza» europeista, sottolineano praticamente tutti i leader che si alternano sulpalco tinto di 'azzurro Europa' montato al centro dell'emiciclo di Bruxelles, dal francese Joseph Daul presidente del Ppe, al lib-dem Guy Verhofstadt e allo stesso Martin Schulz. Jean Claude Juncker, pensando alla trattativa che comincerà da martedì 27, annuncia che «il Ppe è il primo partito e non si metterà in ginocchio» davanti ai socialisti per avere l'indispensabile appoggio alla sua candidatura.
D'altro canto lo stesso Schulz afferma che cercherà una maggioranza che lo sosterrà, ma in realtà traspare l'idea di costruire una 'grosse koalition' alla tedesca: con guida popolare, ma punti di programma concordati con i socialisti. Tanto che il socialdemocratico tedesco elenca, già dal palco dei primi commenti, le tre condizioni necessarie: lotta contro la disoccupazione giovanile, guerra all'evasione fiscale, più controlli sulle banche.
SCHULZ: «PRONTI A TRATTARE». «Siamo pronti a negoziare su queste basi», ha affermato il tedesco. Il democristiano lussemburghese invece ha messo in guardia il Consiglio dalla tentazione di sfruttare lo stallo tra Ppe e S&D per rilanciare la proposta di un candidato dei leader diverso da quei cinque che hanno messo la faccia nella campagna elettorale (come la numero uno del Fondo monetario Christine Lagarde più volte proposta) «Bisogna rispettare gli elettori», ha detto Juncker forte del voto. Mentre Schulz ha sottolineato la vera novità di queste europee: «Per la prima volta cè la possibilità che il presidente della Commissione europea non sia scelto con un accordo nel retrobottega».

26 Maggio Mag 2014 0237 26 maggio 2014
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