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Renzi, D'Alema e Bindi s'arrendono all'ex rottamatore

Gli ultimi dietrofront dei nemici del premier.

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In casa Partito democratico va sempre più di moda salire sul carro di Matteo Renzi.
Dopo aver conquistato i primi voltagabbana con le primarie del 2013 - su tutti Dario Franceschini che per la nuova fedeltà ha pure strappato un ministero nel governo dell'ex rottamatore - il premier s'è ritrovato una lunga fila di ex nemici a fargli (ancora) la corte.
Merito, certo, di quel 40,8% e di quei 31 seggi con cui il Pd si presenta in Europa.
Ecco perché improvvisamente tra i democrat sono spariti anche gli ultimi antagonisti del premier.

Rosy Bindi, Matteo Renzi e Massimo D'Alema.

D'Alema torna all'attacco e dimentica le vecchie tensioni

Massimo D'Alema con Matteo Renzi.

Massimo D'Alema, che ha rivendicato di aver «partecipato con grande intensità» alla campagna elettorale dei democrat, s'è appunto rifatto vivo subito dopo l'esito delle Europee 2014. Un intervento tutt'altro che disinteressato, se si pensa che il lìder Massimo non ha mai nascosto la voglia di ricoprire un posto in Europa.
ATTACCHI E IRONIA. Così se un tempo l'ex segretario dei Democratici di sinistra (era il 2010) snobbava la «rottamazione senza incentivi per liberarci di un’intera generazione del partito» facendo spallucce e addirittura ironia («Inviterei, a partire dall’uso delle parole, a usare maggior buon senso», disse) ora si è rimesso nelle mani del presidente del Consiglio cui «spetta prendere ogni decisione» su chi mandare in Europa.
DA RENZI MAI IDEE NUOVE. Inoltre, se, sempre nel 2010, D'Alema diceva di non aver «mai sentito Renzi enunciare un programma, formulare idee nuove sui problemi del Paese», oggi ha ammesso di avere una fitta corrispondenza con il premier: «Ci scambiamo impressioni con i messaggi, come fanno i ragazzi». E dopo il voto europeo, il lìder Massimo ha addirittura riconosciuto all'ex rottamatore il merito di aver «portato nella vita politica italiana la forza innovativa, il dinamismo e la speranza».
Strano per uno che appena nel 2012 sosteneva che «Renzi non godrebbe del consenso necessario all’interno degli iscritti del Pd» e che non credeva come «nelle famiglie italiane ci sia l’ansia da volto nuovo».
CON LUI ADDIO CENTROSINISTRA. Addirittura a settembre 2012 sosteneva che con il successo del futuro premier, ci sarebbe stato uno tsunami: «Se vince lui non c’è più il centrosinistra». Salvo poi rifilargli una stoccata dopo il successo di Pier Luigi Bersani alle primarie del 2012: «Da sconfitto dimostra stoffa da leader», fu il poco cortese commento di D'Alema. Che nella sfida dell'anno successivo disse, giusto per chiarire il concetto: «Renzi è ignorante e superficiale anche se spiritoso e brillante».
LA PACE PER L'EUROPA. Ora, però, in palio c'è un posticino in Europa, che il lìder Massimo non ha mai nascosto di volere.
D'altra parte il primo vero segnale di disgelo - il politico aveva subodorato il cambiamento in atto - era arrivato a inizio 2014, quando a presentare il nuovo libro di D'Alema Non solo euro era stato addirittura chiamato Renzi che nel frattempo era diventato leader del Pd e presidente del Consiglio.
STESSE POSIZIONI SULL'UE. «Le proposte di D’Alema nel suo libro sono interessanti. Trovo ‘preoccupanti’ coincidenze», disse scherzando il premier. «Siamo d’accordo su molte cose riguardo all’Europa», gli fece eco l'ex leader del partito, «del resto facciamo parte della stessa squadra, di una visione fortemente condivisa che parte da un grande amore per l’Europa».
Insomma, chi ci avesse visto della malizia nei vecchi scontri si deve ricredere perché era solo «lotta politica» senza «nulla di personale».

Bindi s'arrende: «Ha superato pure la mia Dc, chapeau»

Il premier con Rosy Bindi.

Rosy Bindi - altra esponente della vecchia guardia - quella da «rottamare» per intendersi - invece, non è ancora diventata ufficialmente una sostenitrice di Renzi. Ma la sua ultima uscita dalle pagine de La Stampa rappresenta l'ammissione della sconfitta.
«Renzi ha superato pure la mia Dc», ha spiegato l'ex presidente del Pd senza nascondere un pizzico di amarezza. «Quando doppi l'avversario non c'è nulla da dire, chapeau», ha aggiunto Bindi. Che quindi ha seppellito l'ascia di guerra e ha persino chiesto al leader democrat di «ricompattare il partito» perché «per consolidare il 40% nel Pd tutti si devono sentire a casa propria».
FAVORI A CAV E GRILLO. Chissà quanto sarà costato a Bindi arrivare a tanto. Visto che lei Renzi non l'ha mai digerito. Tanto che da anni tra i due è tutto un susseguirsi di accuse e punzecchiamenti. Fin da quando il futuro premier iniziò a parlare di rottamazione nel partito, puntando il dito anche contro la deputata ex Margherita. Che non ebbe parole cortesi nei confronti dell'avversario, definito «uno che può anche affascinare, come Grillo o Berlusconi, con la politica delle domande senza risposte ma così si alimenta lo sfascio».
LA PROFEZIA SMENTITA. Ma la lista di attacchi è lunga. Per esempio, subito dopo le primarie che hanno incoronato l'ex sindaco di Firenze leader del Pd, lei stessa profetizzò che «non sarebbe durato», come ha raccontato Renzi a Ballarò.
D'altra parte Bindi di Renzi nel 2012 diceva che era «frutto del ventennio berlusconiano». E per rincarare la dose spiegava: «Dimostra di non avere molti altri argomenti oltre la rottamazione su cui chiedere consensi. Mandare a casa una classe dirigente che ha combattuto per 20 anni contro Berlusconi, significa dare ragione al Cavaliere».
SCONTRO SULL'ITALICUM. Uno degli ultimi scontri è stato quello sulle quote rosa a marzo. La deputata si è permessa perfino di interrompere il discorso del premier per protestare contro la mancata approvazione delle quote rosa nella legge elettorale. «Il Pd ha sacrificato la fedeltà alla Costituzione e ai propri valori all’accordo con Berlusconi», aveva tuonato Bindi puntando il dito contro Renzi.
NON SA FARE IL SINDACO. Addirittura a novembre 2012, prima del voto delle ultime politiche, spiegava che Renzi favoriva l'ex Cavaliere e Beppe Grillo, perché «il cuore della sua campagna è un attacco permanente al partito e alla sua classe dirigente». E il futuro premier si permetteva poi di andare in giro «con il camper senza simbolo del Pd»: «Segno di una estraneità rispetto al partito».
Ora, però, sembra che i democrat siamo tutti con Renzi. E anche i suoi nemici gli rendono l'onore delle armi.
E poi com'era, Bindi? «Non sa fare nemmeno il sindaco». Strano, per uno che ha appena preso 11 milioni di voti superando, in percentuale, il record del 37% di Walter Veltroni nel 2008.

Twitter @Dario_Colombo

27 Maggio Mag 2014 1410 27 maggio 2014
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