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Centrodestra, la mappa degli schieramenti

In Forza Italia Fitto sfida il Cav. Che può lanciare Salvini. Ma Alfano non ci sta. Meloni chiede le primarie. Mentre Passera latita. Il punto sulle forze in campo.

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Lo ha detto anche Umberto Bossi: «La Lega Nord ha ricominciato a correre forte».
Passato lo tsunami scatenato dagli scandali interni e arginato da Roberto Maroni a colpi di ramazza, il Senatùr è tornato a caricare a testa bassa: «Ora anche il Sud è pronto a una mediazione federalista».
Un problema non da poco per la galassia del centrodestra, da oltre 20 anni a trazione forzista.
LEGA NORD NUOVO CENTRO DI GRAVITÀ. Archiviato il risultato delle Regionali in Emilia Romagna e Calabria, infatti, nella nuova planimetria del centrodestra Silvio Berlusconi e gli altri si ritrovano il Carroccio come centro di gravità.
Merito dell’altro Matteo, Salvini, che nella “rossa” Emilia ha portato il suo partito a toccare quota 19,42% e doppiato Forza Italia (ferma all’8,36%). Non tutti sono d’accordo con un’investitura del segretario federale leghista come nuovo leader del centrodestra. In primis il Ncd di Angelino Alfano, con cui trovare la sintesi si preannuncia un’impresa quasi impossibile.

1. Forza Italia spaccata: Fitto guida la rivolta dei delusi

Raffaele Fitto e Silvio Berlusconi. (ImagoEconomica)

A San Lorenzo in Lucina le cose non vanno per niente bene. Se n’è accorto lo stesso Berlusconi che nelle ultime ore, per la prima volta nel corso della sua carriera politica, ha parlato di una sua possibile mancata candidatura alla leadership del centrodestra e, di conseguenza, alla premiership.
Salvini è «il goleador» a cui «io, che non ho più ambizioni politiche, potrei fare da regista».
Quell’espressione, goleador, sta per candidato premier. «Una cosa di cui si può discutere», ha ammesso il Cav.
L’EX GOVERNATORE CONTRO IL LEADER. Nel frattempo, però, ci sono da sistemare i dissidi interni. Berlusconi non ha per niente gradito le parole pronunciate da Raffaele Fitto dopo la sconfitta di domenica 23 novembre.
Non gli è piaciuto, soprattutto, quel tono da aut aut con cui l’ex governatore della Puglia lo ha invitato ad azzerare il partito. Perché «i panni sporchi si lavano in casa».
I dissidi fra i due sono sempre più frequenti, a cominciare dal dibattito sulle primarie a cui, secondo Fitto, dovrebbe partecipare anche il numero uno di Forza Italia. L’europarlamentare e la sua pattuglia, che ha arruolato anche l’ex tesoriere del Pdl Maurizio Bianconi, non digeriscono la «troppa renzologia e salvinologia» del partito più i «casting alla X-Factor» con cui Berlusconi sta scegliendo i giovani per rilanciare lo schieramento.
ROMANI E VERDINI DIFENDONO IL PATTO. Il rovescio della medaglia è il patto del Nazareno stretto con Matteo Renzi e difeso da berlusconiani di rango come Paolo Romani e Denis Verdini. Malgrado i rumors, Berlusconi non sembra intenzionato a far saltare il banco. «Non abbandoniamo quell’accordo perché non possiamo rimanere fuori dai giochi per il Colle», ha spiegato ospite alla presentazione del libro di Bruno Vespa.
Smarcarsi adesso, infatti, vorrebbe dire condannare Forza Italia all’irrilevanza quando Giorgio Napolitano passerà la mano. L’ex premier ha provato il rilancio con un’impostazione che Renzi ha subito rispedito indietro. Ovvero: riforme ed elezione del nuovo capo dello Stato viaggino in parallelo. Due visioni agli antipodi dell’accordo. Non è detto quindi che alla fine possa essere il segretario-premier a fare dietrofront.

2. Lega Nord in ascesa: Salvini alla conquista del Meridione

Matteo Salvini, leader della Lega Nord. (ImagoEconomica)

Chi gode di ottima salute, come detto, è la Lega Nord. In meno di un anno Matteo Salvini è riuscito a riportare in auge un partito che sembrava prossimo all’eclissi, sotterrato dai fatti che hanno coinvolto i vari Belsito e Bossi jr e schiacciato dall’ascesa del M5s di Beppe Grillo.
Quotidianamente in televisione, attivissimo sui social network e combattivo sui temi che oggi toccano la pancia degli italiani (l’immigrazione, i rom, l’euro), il segretario federale del Carroccio si candida a guidare il centrodestra ma solo dopo la legittimazione delle primarie.
IL TESTA A TESTA CON MATTEO RENZI. La sfida è ovviamente con Renzi, che al momento, malgrado gli entusiasmi iniziali, è in calo di popolarità. L’ultimo sondaggio a riguardo, realizzato da Ipsos per diMartedì, ha mostrato come da marzo a oggi il premier sia passato da un gradimento del 64% ad uno del 50%. Mentre solo per il 14% degli intervistati l’economia italiana è migliorata.
Numeri su cui Salvini sta puntando la propria strategia comunicativa. Il 13 dicembre, a Milano, la Lega lancerà «la proposta per una rivoluzione fiscale possibile: Flat Tax, aliquota fissa al 15% su quello che effettivamente si guadagna, non una lira in più. E i nostri numeri saranno veri, non come quelli di Renzi», ha annunciato Salvini su Facebook.
PRONTO IL LANCIO DELLA LEGA SUD. Oltre ai temi storici cari ai padani, il progetto di Salvini prevede anche e soprattutto l’allargamento della Lega al Sud. Sarà «un nuovo soggetto politico autonomo dalla Lega che raccoglierà proposte da Roma in giù», ha spiegato il leader del Carroccio, che secondo le prime proiezioni permetterebbe al partito di raccogliere un 4-5% di voti in più raggiungendo quota 15-16% a livello nazionale.
Le prove generali della nuova operazione leghista le sta facendo l’europarlamentare Mario Borghezio, che al fianco di CasaPound ha animato le ultime manifestazioni nelle periferie romane. Sommando i voti delle due coalizioni la distanza è, al momento, di circa il 7%. Ma le elezioni sono ancora lontane. Forse.

3. Ncd all’attacco: Alfano contrario alla leadership di Salvini

Angelino Alfano, segretario del Ncd e ministro dell'Interno. (ImagoEconomica)

Il Nuovo centrodestra si ritrova invece stretto fra tre fuochi: il governo, Forza Italia e – appunto – la Lega Nord.
Dopo il divorzio dello scorso anno, fra Angelino Alfano e Silvio Berlusconi non c’è mai stato un vero chiarimento. Anzi il ministro dell’Interno, ascoltate le parole dell’ex Cav che si è detto pronto a perdonarlo per lo strappo, ha risposto per le rime: «Sbaglia parabola. L’unico giudizio che attendo è quello divino. Gli ho impedito un errore fatale, non voglio un ringraziamento ma nemmeno ho bisogno di perdono».
LO SCONTRO CON IL LEADER LEGHISTA. Soprattutto, il numero uno del Ncd si è detto contrario ad affidare la leadership della coalizione a Salvini. «Vogliamo fare la parte di un centrodestra riformatore: cambiare l’Europa, dare sicurezza ai nostri cittadini, difendere le donne», ha spiegato Alfano ai microfoni di Rtl 102.5. «Una squadra con Salvini goleador non vince. Gli elettori di centrodestra non vogliono la Lega vincente in un centrodestra perdente».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il coordinatore nazionale Gaetano Quagliariello. «Se Berlusconi comincia così non si va da nessuna parte», ha affermato. «Salvini è una tentazione a buon mercato ma con lui al comando il centrodestra si condanna a minoranza».
Per l’ex ministro l’eventuale vittoria del numero uno leghista rischia addirittura di far uscire i moderati dal Partito popolare europeo.
DECISIVO L’IMPIANTO DELL’ITALICUM. Attualmente il Ncd, fra voci di possibili abbandoni e oscillazioni nei sondaggi, si attesta intorno al 3%. Decisivo per il destino della formazione di Alfano sarà l’impianto dell’Italicum.
Dopo l’ultima incontro fra Renzi e Berlusconi l’impostazione della nuova legge elettorale prevede una soglia di sbarramento fissata al 3% – decisamente lontana dall’8% iniziale – che favorisce i partiti più piccoli, compreso il Ncd. Alle Regionali in Emilia Romagna e Calabria gli alfaniani hanno raccolto, insieme all’Udc, il 2,63% nel primo caso e l’8,7% nel secondo presentando due candidati (Alessandro Rondoni e Nico D’Ascola) alternativi a quelli di Forza Italia e Lega Nord. Segno che le prove di dialogo sono momentaneamente congelate.

4. Fratelli d’Italia sta con “l’altro Matteo” ma vuole le primarie

Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia. (ImagoEconomica)

Chi non disdegnerebbe di vedere Salvini come nuovo leader del centrodestra – investitura che dovrebbe arrivare dalle primarie di coalizione – è Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, il cui commento a Regionali concluse è stato tranchant: «Il loro esito è la prova che il centrodestra, così come lo abbiamo conosciuto, è finito. O si ha il coraggio di cambiare tutto, ricominciare da capo, oppure non si va da nessuna parte».
CONDICIO SINE QUA NON PER IL DIALOGO. Recentemente intervistata da Libero, l’ex ministro della Gioventù ha lanciato un avvertimento al numero uno del Carroccio. «Salvini sta facendo un’operazione furbesca: tenersi la Lega al Nord continuando a sostenere l’indipendenza del Veneto e lisciando il pelo a una certa base secessionista e nel contempo sbarcare al Sud con un messaggio nazionale», le parole di Meloni.
«Se davvero crede in un progetto nazionale, Salvini deve sciogliere i nodi. In questo senso lo sfido: vada oltre la Lega secessionista, rinunci ai progetti separatisti, costruiamo insieme un nuovo federalismo che superi il regionalismo spinto che ormai ha dimostrato di essere fallimentare».
DA FDI-AN NESSUNA PRECLUSIONE AL NCD. Nessuna preclusione di sorta, da parte di Meloni, riguardo agli attori che dovranno mettere in scena la rifondazione di quest’area politica. Saranno coinvolti «tutti quelli che ci stanno, compresa quella galassia di liste civiche che in questi anni non si sono sentite rappresentate da noi», ha aggiunto la leader di Fdi-An.
«Ripartiamo da coerenza, contenuti e partecipazione. Per rifondare il centrodestra Ncd esca dal governo Renzi e Forza Italia rinneghi il patto del Nazareno. Riscriviamo un manifesto dei valori e scegliamo le primarie a tutti i livelli».

5. Italia Unica è un cantiere ancora aperto (e i sondaggi non sorridono)

Corrado Passera, ex ministro dello Sviluppo economico. (ImagoEconomica)

Fra le formazioni in campo nell’alveo del centrodestra c’è anche Italia Unica di Corrado Passera.
Dopo la fase di lancio, avvenuta il 14 giugno di quest’anno a Roma, l’ex ministro dello Sviluppo economico del governo Monti è pronto a far scendere in campo il suo partito alle amministrative del 2015. Ma il cantiere è ancora aperto.
ANCHE BONGIORNO NELLA SQUADRA. Il team di Passera annovera, fra gli altri, anche Giulia Bongiorno, avvocato di rango e parlamentare transitata già nelle file di Alleanza Nazionale, Pdl e Futuro e Libertà, più Luca Bolognini (responsabile del programma politico nello Start-Up team del movimento) e l’economista Riccardo Puglisi.
In origine la formazione poteva schierare anche Mario Ciaccia, 67 anni, da 15 uno dei più stretti collaboratori dell’ex banchiere che di recente ha però lasciato Italia Unica. Nessun commento da parte dei diretti interessati, che si sono trincerati dietro le più classiche delle frasi di circostanza («si tratta di una scelta di vita, fra i due non c’è nessuna rottura», ha spiegato l’entourage di Passera).
IL PARTITO NON SUPERA QUOTA 1%. «Il bacino elettorale al quale ci rivolgiamo è vastissimo», ha spiegato Passera mercoledì 26 novembre in un’intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno. «Il nostro è un messaggio politico rivolto a tutti, al di là dell’appartenenza partitica. Siamo alternativi a Renzi perché la sua azione di governo è inconsistente se non dannosa. Per rimettere in moto l’Italia bisogna mobilitare almeno 400 miliardi».
Al momento, però, Italia Unica fatica a fare breccia nel cuore dei moderati italiani. Di recente Passera ha posto per la sua creatura l’obiettivo «non impossibile» del 20% dei voti alle prossime elezioni, ma uno sondaggio di Ipsos ha gelato gli entusiasmi parlando di un insufficiente 1% di consensi.

27 Novembre Nov 2014 0615 27 novembre 2014
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