Stefania Craxi 130417095516
LETTERA
16 Agosto Ago 2016 1601 16 agosto 2016

«Caro Caldarola, anche a destra ci definiamo socialisti»

Stefania Craxi scrive all'editorialista di L43: «Io, Brunetta e Parisi veniamo orgogliosamente dal Psi».

  • ...
I fratelli Stefania e Bobo Craxi.

Gentile direttore,
ho letto senza grandi sorprese la riflessione di Peppino Caldarola “La falsa idea degli ex Psi di destra: dirsi socialisti” e, ancora una volta, ho ritrovato tra le righe il vecchio vizio di certa sinistra sempre intenta a voler rilasciare patenti di legittimità a chicchessia senza mai interrogarsi sulle proprie.
Gli errori dovrebbero indurre alla saggezza.
Ma se non si giunge a questa condizione, nonostante la moltitudine di sbagli che accompagnano l’epopea degli eredi delle Frattocchie, vi è qualcosa di perverso su cui consiglierei di indagare.
Il mantra dei socialisti buoni e giusti che stanno a sinistra e di quelli brutti e cattivi che stanno a destra ha accompagnato tutto il corso della Seconda Repubblica senza generare una sana e produttiva riflessione, avviata in casa socialista già ai tempi di Rimini 1982, su cosa sia e su quali valori e interessi debba rappresentare una moderna sinistra di governo.
Che questa incapacità e che l’assenza di una seria pratica revisionista all’interno della sinistra post-comunista abbia provocato nocumento alla stessa è sotto gli occhi di tutti.
Se pertanto sul piano puramente filosofico la riflessione di Caldarola può essere considerata pregnante, le sue affermazioni cozzano con la storia e con la realtà.
Non c’è dubbio che la tradizione del socialismo riformista e democratico sia la miglior esperienza, seppur minoritaria, che la sinistra italiana nel suo complesso abbia conosciuto.
Ma quella cultura, la cultura di Nenni e Turati, fu maggioritaria nel Psi solo con quel Craxi con cui una sinistra vecchia e nuova non ha inteso e non intende fare in pieno i conti.
Perpetuare il tentativo maldestro di voler rilegare la sua parabola come parte marginale nella storia del socialismo italiano e non comprendere, o peggio, sminuire le ragioni per cui la stragrande maggioranza di un popolo ha inteso guardare a un’area politica diversa nasconde tanta malafede oppure disturbi della memoria.
Considerare la vicenda umana e politica di tanti socialisti che hanno inteso reagire ribellandosi innanzi a una ingiustizia, allo scempio del diritto e della ragione, all’uso politico della giustizia, alla magistratura militante e al giustizialismo di maniera come un semplice cambio di casacca ha poi del grottesco.
Non si tratta né di alibi né di vittimismi. È la verità dei fatti.
Com’è un fatto che la sinistra post “mani pulite” ha espulso il socialismo riformista e democratico dal suo orizzonte per abbracciare tutt’altra non-cultura.
Ovviamente, nessuno dei padri socialisti aveva simpatie per la destra del tempo. Ma di certo non ne avrebbero avute per questa sinistra di oggi senza storia e senza futuro.
Io, come Brunetta o Parisi, al pari di tanti altri, continueremo a chiamarci orgogliosamente socialisti e a rivendicare, a giusta ragione, una storia che non appartiene e che non vuole questa sinistra.
Lo faremo con con buona pace di chi, attardandosi in elucubrazioni mentali, ancora una volta non comprende la lezione di Craxi e la cultura del riformismo socialista, per cui il confronto è su fatti e idee e non su bandiere e divise.

Stefania Craxi


Caro direttore,
Stefania Craxi, per quel che mi riguarda, può stare dove le pare e chiamarsi come le pare.
Non può dare, però, patenti a nessuno.
Questa stucchevole lezioncina per cui i comunisti e gli ex sono figli di un dio minore, colpevoli di aver distrutto il Psi, non incanta più alcuno. Chiacchiere e tabacchiere di legno, cara Craxi.
I fatti dicono che dopo il tragico (per il Psi) 1992 i socialisti, anche grazie a Stefania Craxi, non sono mai, dico mai, riusciti a trovare un accordo fra di loro, si sono demonizzati a vicenda e molti si sono accasati a destra.
Rifletterei sul fatto che i socialisti non siano mai riusciti a creare una formazione politica neppure negli anni in cui c’era questo spazio, c’era questa possibilità. Semplicemente non c’erano loro.
E neppure sotto le ali di Silvio Berlusconi si sono uniti.
Basta pensare che Stefano Parisi, che io stimo molto, trova nel “socialista” Renato Brunetta il suo più ostinato nemico.
Stefania Craxi resti nelle sue convinzioni, ma nulla, proprio nulla, né quello che dice né quello che fa, la autorizza a dare patenti o a toglierle.
Nel merito poi, non corrisponde al verto che solo l’ultima stagione del socialismo italiano, quella a guida Craxi, sia stata riformista, e in fondo socialista, a tutto tondo.
Conosco la storia del Psi, da ragazzo ho fatto parte di un partito socialista, il Psiup fino alla segreteria nazionale di quella federazione giovanile, e il torto che la Craxi fa a tante bellissime figure del socialismo italiano è spiegabile solo per la foga polemica.
Ma la storia, soprattutto la storia del pensiero socialista, non la scrive lei.
Ricordo che ormai in tanti settori della sinistra, tranne nel mondo giustizialista in cui militano tanti ex socialisti, il giudizio su Craxi si è rovesciato e non per merito della figlia che ha teso ad allontanare chiunque sembrasse insidiare il suo monopolio della tradizione paterna.
Legga di più, signora, si dia una calmata, ormai. Lei ha il diritto di chiamarsi socialista come si chiama Stefania, ma è di destra.
Chiunque vorrà creare o ricreare un’area socialista non verrà certamente a chiedere il il permesso a lei e a nessuno di destra.
È un azzardo politico e morale, infatti, sostenere che un socialista sta a destra. Un socialista sta ovunque, ma è avversario della destra.
Non lo dico io, è l’Abc. È quel vocabolario politico scritto da tanti pensatori socialisti che non hanno aiutato la Craxi a pensare.
E con ciò la polemica è chiusa. C’è stato un tempo in cui Stefania Craxi promuoveva o dannava gli ex comunisti che si avvicinavano alla “questione socialista”. È finito quel tempo. È proprio finito.


Cordiali saluti.


Peppino Caldarola

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso