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INCOERENZA
30 Settembre Set 2016 1902 30 settembre 2016

Colomban, le contraddizioni del M5s sull'assessore

Il veneto entra nella Giunta Raggi. Prima di Casaleggio era vicino a Galan e Zaia. Poi appoggiò Renzi. Pro Mose e privatizzazioni, anti-art.18: il passato scomodo.

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Massimo Colomban.

Il conflitto di interessi dei vicini è sempre più verde.
Il Movimento 5 stelle, lo stesso che aveva criticato nel 2014 le nomine di Federica Guidi e Giuliano Poletti a ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro, proponendo anche una doppia mozione di sfiducia, ora plaude la scelta dell'imprenditore Massimo Colomban ad assessore alle Partecipate della Giunta di Virginia Raggi.
FIGURA DELLA RETE CONFAPRI. Vero, Colomban ha lasciato da anni il gruppo Permasteelisa dopo averlo trasformato in una multinazionale da 1 miliardo e mezzo di fatturato, ha risanato molte aziende e ora è attivo soprattutto nel settore delle start-up, ma è pur sempre punta di diamante di Confapri, «conferenza permanente tra le attività produttive italiane che mette in rete migliaia di imprese».
Proprio attraverso Confapri e il relativo think tank Group, Colomban si è avvicinato a Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo.
Tanto che nel board del pensatoio figurano tra gli altri (degna di nota la presenza di Dodi Battaglia dei Pooh) Vito Crimi e David Borrelli (ora in Rousseau) (qui il link dei fondatori).
Un dettaglio: fu Arturo Artom, uno dei cofondatori, a suggerire a Grillo e Casaleggio di trasferire le eccedenze delle buste paga dei protavoce nel Fondo di garanzia Pmi, creato nel 1997.
LA CONFINDUSTRIA A 5 STELLE. I legami dunque sono stretti, tanto che si arrivò a definire Confapri una sorta di Confindustria a 5 stelle.
Sicuramente dunque, come dice Raggi, «Massimo Colomban è un imprenditore con una incredibile esperienza, umana e professionale. Ha risanato decine di aziende e risollevato imprese e lavoratori da situazioni complesse. A Roma verrà a mettere ordine nella giungla delle società partecipate, condividendo idee e principi della nostra Giunta», ma il dubbio che posa in qualche modo favorire aziende di Confapri potrebbe pure venire.
Almeno seguendo i dettami del purismo pentastellato più ortodosso.
Ai piani alti no di certo: Colomban «ha esperienza», mentre Guidi e Poletti (ben prima delle vicende giudiziarie Tempa Rossa e delle foto 'compromettenti' con Salvatore Buzzi) erano semplicemente «incompatibili» con il ruolo che ricoprivano.

Uno screenshot dell'attacco firmato dal M5s nel 2014 contro Guidi e Poletti.


Insomma nel M5s c'è conflitto di interessi e conflitto di interessi, esattamente come ci sono avvisi di garanzia e avvisi di garanzia.
ADDIO A PROFILI TECNICI. Dopo la ricerca inutile di assessori tecnici e 'esterni', il Movimento ha così ripiegato su un imprenditore veneto di comprovata esperienza legato a doppio filo alla Casaleggio e su Andrea Mazzillo, uomo dello staff della sindaca, dirigente in Campidoglio che fino a pochi anni fa gravitava nella galassia piddina.

La corsa assieme a Zaia, i legami con Galan e la svolta renziana

Come Mazzillo, anche Colomban ha qualche trascorso in politica.
Uomo considerato vicino all'ex governatore del Veneto ed ex ministro berlusconiano Giancarlo Galan (Forza Italia), tra il 2003 e il 2006 rivestì ruoli strategici in aziende di controllo pubblico come Veneto sviluppo.
Non solo. Nel 2010 si candidò come capolista di Alleanza di centro (Adc) il partito di Francesco Pionati che sosteneva il leghista Luca Zaia alla presidenza «per la difesa dei valori del Veneto».
Non a caso, prima degli auguri di Grillo sul Blog, è stato proprio l'attuale presidente della Regione a complimentarsi con il neo assessore.
UN VAFFA CONTRO LA CASTA. Dopo la corsa per Zaia, è arrivata la passione per i cinque stelle.
In un'intervista del 2013 tuonò in perfetto Vaffa-style: «Tra i nostri politici ne salverei pochissimi. Sono troppi i collusi, divenuti Casta, che pensano alle proprie tasche e privilegi, sia a destra sia a sinistra, e i pochi onesti non riescono a emergere poiché schiacciati dall’egemonia di regole e leggi che asservono ai media, ai giudici, alla finanza: poteri tutti allineati con la Casta e con le demenziali logiche dissipatrici del bene comune».
FOLGORATO DAL «BRAVO» MATTEO. Dopo un anno però ecco arrivare una nuova folgorazione: Matteo Renzi.
«Un innovatore», lo definì con entusiasmo nel febbraio 2014 al Corriere del Veneto.
«Ha detto cose giuste e se saprà metterle in atto siamo qui per dire ''ecco, finalmente è arrivato uno bravo''».
Un fuoco di paglia evidentemente, visto che poi è riapprodato sui lidi pentastellati.

Sì all'abolizione dell'articolo 18 e alle privatizzazioni: le sue (vecchie?) idee

Massimo Colomban alla base di Aviano.

Se le passate simpatie politiche magari non rappresentano un ostacolo, a essere più indigeste potrebbero essere le posizioni espresse da Colomban su alcuni temi caldi del M5s.
Ma andiamo con ordine.
In un'intervista a Le Temps del 2014 aveva ribadito la necessità dell'abolizione dell'articolo 18 elogiando la crescente flessibilità del mercato del lavoro.
BATTAGLIA SUI FANNULLONI. «Circa il 90% delle aziende italiane, soprattutto Pmi, non sanno che farsene dell’articolo 18 poiché i collaboratori e i dipendenti dell’azienda sono una risorsa alla quale l’imprenditore non vorrebbe mai rinunciare», disse.
Diversa invece è la questione per i “fannulloni” che secondo il neo assessore utilizzano l’articolo 18 per rimanere incollati alla loro sedia, anche quanto non producono più nulla.
«Se nella nostra società sta diventando sempre più importante la flessibilità, che crea opportunità nuove di lavoro, allora l’articolo 18 va abolito perché non difende l’innovazione, ma la staticità e spesso il parassitismo: ormai si tratta di un’arma sindacale superata».
Non esattamente la posizione del M5s che da sempre difende lo Statuto dei lavoratori considerando il Jobs act e la flessibilità renziana un fallimento su tutta la linea.
«SIAMO IMPRESE, NON POLITICI». L'anno prima, nel 2013, a La Nuova Vicenza spiegò il suo decalogo liberista che tra una riduzione delle tasse e tagli agli stipendi pubblici, comprendeva «mettere a gara i servizi compresi quelli locali e privatizzare tutto il privatizzabile».
Al giornalista che gli fece notare il gap con la politica stellata rispose deciso: «Siamo imprese, non siamo politici, a noi interessano i nostri punti».
Non è finita. Colomban è nel comitato mondiale dell’Usaf in Scott-IL, ed stato Comandante onorario in Aviano Usaf. Un militarista, dunque. La Base di Aviano, poi, è da anni nel mirino dei pentastellati (e non solo), una battaglia che Grillo riassunse nel 2005 con il neologismo «Usabomber».

Mose e Venetiadi: il fan di grandi opere ed eventi sportivi

Panoramica aerea del cantiere del Mose alla bocca di porto di Malamocco.

Risalendo poi al 2010, il programma elettorale di Adc presentava sì molte proto-rivendicazioni M5s (dalla banda larga alle energie alternative), ma anche punti indigeribili per il Movimento come «la necessità di completare il Mose, senza ritardi» e il «circuito della Sublagunare», linea metropolitana «che dovrà collegare Marghera e il Vega, il porto, l’aeroporto, le isole maggiori (Lido, Giudecca, Murano), la Ssf, il Tronchetto, e almeno 3-5 punti della città». Progetto osteggiato dai grillini veneziani.
E se mancano i fondi pubblici? C'è «la finanza di progetto, chiamando a investire i privati».
Tra parentesi, nel programma erano presenti anche le Venetiadi, una sorta di Olimpiadi regionali per rilanciare il territorio. Proposta che davanti al ''no'' del M5s a Roma 2024 fa sorridere.
PERENTORIO SUI MIGRANTI. Colomban aveva le idee chiare anche sull'immigrazione che doveva essere «regolata e verificata puntualmente. Solo il 23% degli immigrati lavora (era il 2010, ndr), queste persone vanno integrate e protette, ma dobbiamo capire cosa fa il restante 77%. I clandestini e i delinquenti vanno espulsi».
E in questo non si distanzia molto con la visione di Grillo.
Sicuramente cambiare idea in sei anni è più che lecito. Del resto anche Muraro era pro inceneritori, ma nulla ha impedito che fosse nominata assessore all'Ambiente.
POSIZIONI CONCILIABILI? Il dubbio che in fondo il brillante imprenditore abbia idee inconciliabili con alcune istanze del Movimento viene. Ed è venuto a molti attivisti.
Sarà per questo che sia Raggi sia Grillo hanno ribadito a più riprese che i neo assessori devono svolgere il loro compito «per realizzare il programma del Movimento 5 stelle votato dalla stragrande maggioranza dei romani» e «condividendo idee e principi della Giunta»?


Twitter @franzic76

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