Alema 161115110329
MAMBO
15 Novembre Nov 2016 1057 15 novembre 2016

Caro D'Alema, è ora di fare pace col nemico Renzi

Se vince il ''No'' sarà peggio per tutti: sinistra, Pd e premier. Massimo, deponi le armi.

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Massimo D'Alema durante un evento per il ''No'' al referendum costituzionale.

Spesso critico la sinistra del ''No''.
In questo periodo quasi sempre.
La ragione è semplice: lì ci sono i miei sentimenti e, in gran parte, la mia storia.
Ho stima di Pier Luigi Bersani e di Massimo D’Alema, per quest’ultimo ho anche affetto.
Penso che sia stato un leder cruciale nella vita della sinistra anche se ha sulle spalle alcune grandi occasioni mancate: l’incontro vero con Bettino Craxi, la freddezza, che è altra cosa dal complotto inesistente, verso il governo Prodi-Veltroni, una linea politica gravemente ondivaga, dal pacifismo all’intervento nei Balcani, dal clintonismo al libro di Marianna Mazzuccato.
CHE BATTAGLIA SBAGLIATA. Insomma D’Alema è stato importante, soprattutto quando aiutò la nascita del Pds, ma non ha mantenuto le promesse.
Oggi è impegnato in una battaglia singolare.
Singolare è che lui indichi nel premier, segretario del suo Partito, il nemico assoluto.
Singolare che parli della riforma come di un attentato alla Costituzione.
Ancora più singolare che non valuti due conseguenze della vittoria della sua parte.
Si aprirà la strada a un governo tecnico che arriverà fino a Mario Draghi e saranno lacrime e sangue per tutta la povera gente (altro che Bernie Sanders!) e il Pd finirà.
PD, AMALGAMA MALRIUSCITO. In verità il Pd non sarebbe dovuto nascere.
È stato fin dall’inizio, come D’Alema disse dopo, un amalgama malriuscito.
La linea giusta erano i due partiti, l’uno di tipo socialista, l’altro di orientamento cattolico-liberale.
D’Alema e Fassino subirono il diktat di Prodi e nacque, senza entusiasmo e senza cultura propria, un partito finto che solo la passione dei suoi generosissimi militanti ravviva.
Il Pd avrebbe potuto scegliere altra strada per morire e può ancora sceglierla.
Per esempio affidandosi a un leader mite, di sinistra, l’unico a parare di Sanders quando erano tutti clintoniani.
Parlo di Enrico Rossi perché non vedo altre soluzioni alla guida del Pd malgrado i tanti bravi ragazzi che ci sono in giro.
DUE MACIGNI SUL DIBATTITO. Ecco il punto. D’Alema, sulla base della nostra storia comune (vorrei chiarire ai miei tanti critici che non rifiuto l’etichetta di dalemiano purché si rispetti l’anagrafe: sono nel campo della sinistra da qualche anno prima di Massimo), avrebbe dovuto guidare una critica severa a Renzi e al prodotto che Renzi oggi vede messo in discussione col referendum sgombrando il campo da due macigni: il primo è che il referendum abbia l’obbiettivo di salvare la democrazia.
Grazie a Gianni Cuperlo che ha spezzato il famoso “combinato disposto”, la situazione si è tranquillizzata, la riforma proposta agli elettori è migliorabile, cambia la seconda parte della Costituzione ma non dà vita ad alcun governo autoritario.
Massimo, credimi: questa campagna sopra le righe sulla riforma non è da te.
Il secondo punto è che D’Alema, malgrado l’ingiusta offesa della “rottamazione”, avrebbe dovuto salvare il segretario del Pd innanzitutto da se stesso.
ERRORE STORICO DELLA SINISTRA. Quest’idea della caccia al cinghialino che corre solitario inseguito da un esercito francamente impresentabile, è un errore storico per la sinistra.
Dopo che lo avranno preso e politicamente colpito, nulla sarà come prima.
Renzi sarà peggio di prima e anche la sinistra sarà peggio di prima. Per fortuna vedo emergere una componente ragionevole, riformista e di sinistra che potrà e dovrà lottare sui due fronti.
Mi aspetto adesso, in queste ultime settimane, un gesto distensivo da D’Alema.
Ormai il più lo ha fatto, ha persino annunciato il suo ritiro dalla politica italiana (non ci credo!): lanci ora un segnale di appeasement all’altra pare.
I grandi leader non disarmano bilateralmente, ma unilateralmente. Dovrebbe farlo anche Renzi, però vorrei si comprendesse che per lui la cosa si è fatta più difficile vista la violenza della caccia all’uomo che lo costringe a una difesa spesso sgangherata.
UNA CHANCE PER CHI DETESTIAMO. Noi, caro Massimo, siamo così: non abbiamo nemici per la vita, costruiamo dialoghi, diamo una possibilità anche a quelli che detestiamo. Perché pensiamo all’Italia. O devo dire ''pensavamo''?

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