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Politica
15 Dicembre Dic 2016 1707 15 dicembre 2016

M5s Roma, sei mesi di grane per l'Amministrazione Raggi

Le indagini sulle nomine dei fedelissimi. La giostra degli assessori. L'addio di Muraro. Fino all'arresto di Marra. Le fatiche di Virginia al Campidoglio.

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Natale tempestoso per Virginia Raggi e non solo per la polemica sull'abete mesto issato a Piazza Venezia. Piuttosto per i pacchi che in questi sei mesi si sono accumulati intorno alla Giunta pentastellata. L'ultimo è arrivato la mattina del 16 dicembre. I carabinieri del Ros hanno arrestato Raffaele Marra, braccio destro della sindaca e capo del dipartimento del personale del Campidoglio con l'accusa di corruzione.

Un terremoto per la Giunta e per la sindaca che, nonostante le pressioni dei vertici pentastellati, ha sempre difeso Marra contro tutto e tutti. E dire che solo due giorni fa la Guardia di Finanza aveva perquisito gli uffici del Campidoglio per acquisire i documenti circa le assunzioni vergate dalla sindaca, in particolare quelli relativi alle nomine di Salvatore Romeo, capo della segreteria politica, di Carla Raineri, ex capo di Gabinetto dimessasi a fine agosto, e proprio Marra.

Raffalele Marra e Salvatore Romeo.

Non solo Marra. Nella notte tra il 13 e il 14 dicembre un altro pezzo da 90 della Giunta aveva fatto un passo indietro: Paola Muraro. La sindaca era apparsa nel video notturno postato all'1.33 su Facebook in cui annunciava, circondata dai suoi consiglieri, le dimissioni dell'assessora all'Ambiente. Tutta colpa di un avviso di garanzia per presunti reati ambientali. Come Raggi anche Muraro si è detta serena e in una nota ha scritto: «Sono tranquilla e convinta di riuscire a dimostrare la mia totale estraneità ai fatti. Tuttavia, per senso di responsabilità istituzionale e per rispetto verso questa amministrazione, ho deciso di dimettermi in attesa di chiarire la mia posizione».

LA STRETTA ELETTORALE. Va ricordato che Muraro sapeva di essere indagata da mesi, Raggi ne era al corrente da luglio. Luigi Di Maio aveva sottovalutato le mail in cui i portavoce romani discutevano sul da farsi. Nonostante questo, come emerge dalla carte, il leader in pectore dei 5 stelle avrebbe offerto «protezione politica» all'assessora e alla sindaca. Perché allora le dimissioni solo ora? Prima avrebbe potuto danneggiare la battaglia referendaria già scossa dalle inchieste sulle firme false di Palermo e Bologna. E, in seconda battuta, la posizione di Muraro sempre blindata dalla sindaca poteva essere un boomerang nella campagna elettorale di fatto cominciata all'indomani della vittoria del No. E Roma con le polemiche e gli stalli dell'Amministrazione - e ora con l'arresto di Marra, è senza dubbio il tallone d'Achille di un Movimento che macina nei sondaggi. Un rischio che il capo politico e la Casaleggio non possono permettersi.

Ho appena finito una riunione di maggioranza. Ho comunicato ai miei consiglieri di aver accettato le dimissioni dell’...

Geplaatst door Virginia Raggi op maandag 12 december 2016

E non è finita qui. Nelle scorse settimane, infatti, si sono rincorse voci di screzi tra la sindaca e l'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini. Indiscrezioni sempre smentite ufficilamente. Vero è che dall'alto è stata fatta pressione per bloccare alcuni progetti avallati proprio da Berdini. Il che ha fatto storcere il naso a più di un attivista. Un eventuale strappo avrebbe ulteriori ripercussioni pesanti sulla Giunta e sul popolo pentastellato e così pare che almeno al momento siano state deposte le asce di guerra.

I NODI DI STADIO ED EUR. Sul tavolo però restano il nodo del nuovo Stadio della Roma, con un progetto già avanzato al quale nonostante le diffidenze di Berdini difficilmente l'Amministrazione pentastellata potrà opporre un altro no, soprattutto dopo quello rumoroso alla candidatura alle Olimpiadi, e lo stop alla riqualificazione alle torri dell'Eur. Senza contare il carattere dell'assessore poco incline, dicono i critici, a soluzioni di compromesso. E facilmente infiammabile. Come dimostrano le parole pesanti volate durante un incontro coi comitati degli inquilini a fine ottobre quando Berdini apostrofò l'avvocato Vincenzo Perticaro «pezzo di m...».

Paolo Berdini.

A dirla tuttai dolori per le nomine hanno accompagnato la Giunta Raggi fin dal principio. Dalla promozione del funzionario attivista Salvatore Romeo a capo della segreteria politica alla scelta di Marra come vice capo di Gabinetto. Già a inizio luglio Virginia, appena passata la sbornia del trionfo elettorale, si era trovata sotto fuoco amico perché al popolo pentastellato, e ai big romani, non andava giù il passato del braccio destro della sindaca nelle Amministrazioni Alemanno e Polverini. Anche per la nomina del fedelissimo Daniele Frongia a capo di Gabinetto Raggi non ha avuto vita facile. Sulla scelta infatti furono subito sollevati dubbi di compatibilità con la legge Severino, successivamente fugati dall’autorità anticorruzione (Anac). Frongia è stato poi promosso a vicesindaco.

IL NULLA DI FATTO DI LO CICERO E MORGANTE. Senza dimenticare l'annuncio della nomina allo Sport, mai confermata ufficialmente per carenza di quote rosa, dell'ex rugbista Andrea Lo Cicero. «Io ho dato il mio contributo alla campagna della Raggi», confessò lui a Repubblica, «che ha sfruttato la mia persona durante tutto il periodo elettorale: fino all'ultimo sono stato indicato come futuro assessore allo Sport. Ho avuto un grave danno d'immagine». Anche la nomina di Daniele Morgante, ex assessore al Bilancio di Ignazio Marino, è finita in un nulla di fatto. Dopo i primi contatti, il magistrato della Corte dei Conti, sponsorizzata da Roberta Lombardi e Marcello De Vito, ha fatto un passo indietro, perché - stando ad alcuni suoi fedelissimi - sfiancata dal tira e molla pentastellato.

Raffaele Marra.

La tegola più pesante per la Giunta Raggi sono state sicuramente le dimissioni a catena a inizio settembre del capo di Gabinetto Carla Romana Raineri, giudice della Corte di Appello di Milano sulla cui nomina Raggi aveva interpellato l'onnipresente Anac, e di Minenna, in solidarietà con Raineri con cui lavorava in tandem. Una collaborazione, si disse, che non era andata giù alla stessa sindaca e a Marra preoccupati dell'eccessiva autonomia dei due. Lo stesso ricorso all'autority di Cantone venne interpretato come uno scaricabarile per "liberarsi" dell'ingombrante civil servant. L'annuncio dell'addio di Raineri, attaccata dagli attivisti per il super stipendio di 193 mila euro (record di tutte le Giunte capitoline), arrivò come al solito via Facebook alle 5 del mattino.

TERREMOTO IN AMA E ATAC. «Sulla base di due pareri contrastanti», scrisse Raggi, «ci siamo rivolti all'Anac che, esaminate le carte, ha dichiarato che la nomina della Dott.ssa Carla Romana Raineri a Capo di Gabinetto va rivista in quanto 'la corretta fonte normativa a cui fare riferimento è l'articolo 90 Tuel (Testo unico degli enti locali, ndr)' e 'l'applicazione, al caso di specie, dell'articolo 110 Tuel è da ritenersi impropria'. Ne prendiamo atto». Insieme con Minenna e Raineri, hanno però lasciato l'amministratore unico di Ama (azienda municipale per l’ambiente e i rifiuti) Alessandro Solidoro e il direttore generale di Atac (l’azienda dei trasporti), Marco Rettighieri.

Marcello Minenna, Virginia Raggi e Carla Rainieri.

Come sostituto di Minenna, la scelta era ricaduta sull'ex procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio, Raffaele De Dominicis. «Un magistrato che ha sempre lottato per la legalità e la trasparenza», lo aveva presentato in video una Raggi entusiasta e sollevata. «Una persona che ha dimostrato di essere un vero servitore dello Stato, e per questo siamo onorati che faccia parte della nostra squadra». Dopo poche ore però la poltrona tornò vacante. Da eroe De Domincis venne bollato come «inadatto». Si è poi venuto a sapere che risultava indagato per abuso d'ufficio. Grazie e arrivederci.

In queste ore ho appreso che l'ex magistrato e già procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio in base ai...

Geplaatst door Virginia Raggi op donderdag 8 september 2016

Successivamente per la poltrona del Bilancio arrivò il niet da parte di un altro magistrato della Corte dei Conti: Salvatore Tutino. «Mi tiro indietro, sono da 20 giorni sulla graticola», disse seccato commentando il "suo gran rifiuto", «lascio per il clima che c'è all'interno del partito che dovrebbe sostenere la Giunta di Roma». Tutino parlò addirittura di «lotta tra bande». Sul nome di Tutino, spiegò poi Roberto Fico, «abbiamo fatto delle interrogazioni parlamentari, rilanciate da Di Battista e da Ruocco. Diamo per scontato che, se noi facciamo un'interrogazione, un sindaco se la vada a leggere. È depositata. Può essere anche sbagliata e ha ragione la sindaca, ma certamente prima deve valutarla». Tutino non ha mai fatto parte dell'Olimpo pentastellato. Nel 2013, quando il magistrato fu nominato consigliere della Corte dei Conti, venne attaccato frontalmente da Alessandro Di Battista. «Mentre questo governo di ladri impoverisce il Paese e svuota persino le tavole natalizie di molti italiani», sbottò Dibba, «non perde occasione di fare nomine ad amici e lo fa in tempi davvero sospetti!». Tutino, e non solo, veniva quindi catalogato sotto l'etichetta sprezzante di «Casta» dalla poltrona assicurata.

LA NOMINA DI COLOMBAN. Alla fine la scelta è ricaduta sul veneto Massimo Colomban alle Partecipate e Andrea Mazzillo al Bilancio. Anche Colomban, però, non ha una verginità politica. Prima di entrare nelle simpatie di Gianroberto Casaleggio, l'imprenditore era considerato vicinissimo all'ex governatore del Veneto ed ex ministro berlusconiano Giancarlo Galan (Forza Italia), tanto che tra il 2003 e il 2006 rivestì ruoli strategici in aziende di controllo pubblico come Veneto sviluppo. Nel 2010 poi si candidò come capolista di Alleanza di centro (Adc) il partito di Francesco Pionati che sosteneva il leghista Luca Zaia alla presidenza «per la difesa dei valori del Veneto». Infine ebbe una convinta ma passeggera folgorazione per il rottamatore Matteo Renzi.

Massimo Colomban.

Infine l'Anac è recentemente tornata a esprimersi sul super stipendio di Romeo del quale il 7 ottobre ha "imposto" un taglio dello stipendio. Già funzionario comunale, il fedele attivista ha fatto carriera: la nomina a capo della segreteria politica della sindaca gli aveva garantito uno stipendio da 120 mila euro, tre volte quello che guadagnava in precedenza. Dopo i rilievi dell'Anac il suo compenso è stato tagliato con una delibera ad hoc a 93 mila euro.

PARENTOPOLI IN COMUNE. In questi sei mesi, la gestione Raggi è stata poi toccata dalle accuse di Parentopoli. Dalla nomina di Giovanna Tadonio, moglie del consigliere Marcello De Vito (candidato alle Comunarie appoggiato da Roberta Lombardi), come assessore alla Polizia locale nella giunta del Municipio III, fino a Veronica Mammì, compagna del consigliere comunale Enrico Stefano, ora con Deleghe sociali al VII. Oppure ancora a quella di Stefano Vignaroli, compagno di Paola Taverna, nel mini direttorio che doveva sorvegliare la Giunta. «È entrato perché è bravo», commentò la pasionaria romana. L'ultimo caso è la "promozione" di Alessandra Manzin assunta nello staff dell'assessora alla Città in movimento Linda Meleo. Questa 32enne, al di là delle capacità e delle competenze che non sono in discussione, può vantare una skill decisiva per una carriera pentastellata: è la fidanzata di Dario Adamo, uomo della Casaleggio, in forza allo staff comunicazione guidato dall'ex gieffino Rocco Casalino e assistente del senatore Andrea Cioffi.

Stefano Vignaroli e Paola Taverna.

Oltre a essere un potenziale boomerang per le stelle, l'arresto di Raffaele Marra potrebbe riequilibrare il gioco di potere all'interno del Movimento. Le quotazioni dell'ex faraona Roberta Lombardi molto probabilmente risaliranno. Del resto fu proprio lei ad alzare la voce contro il potentissimo braccio destro di Virginia. Una presa di posizione gelata da Beppe Grillo, tanto che Lombardi lasciò il minidirettorio romano prima che si sciogliesse. «Qualcuno si è autodefinito "lo spermatozoo che ha fecondato il Movimento"», attaccò su Facebook. «Io penso che la definizione esatta sia "il virus che ha infettato il Movimento". Ora sta a noi dimostrare di avere gli anticorpi».

Qualcuno si è autodefinito "lo spermatozoo che ha fecondato il Movimento". Io penso che la definizione esatta sia "il...

Geplaatst door Roberta Lombardi op donderdag 15 september 2016
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