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15 Dicembre Dic 2016 0800 15 dicembre 2016

Roma, il dopo Muraro è pieno di incognite

Gli eco-distretti di Marino cancellati. L'Anagrafe pubblica congelata. E il piano per gli impianti capitolini ancora assente. Sulla "monnezza" il Movimento 5 stelle non ha dato segnali di discontinuità.

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Mesi di attacchi, indagini, polemiche. Di annunci, complotti di frigoriferi e di materassi. Ma anche di sopralluoghi con la sindaca Virginia Raggi trasmessi via Facebook, in pieno stile pentastellato, nei quartieri di Roma annunciati con l'hashtag #spazzatour. Fino alla notte tra il 12 e il 13 dicembre, quando Paola Muraro ha rassegnato le dimissioni dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per reati ambientali. L'ex super consulente Ama, che sapeva di essere indagata dal 18 luglio scorso, ora dovrà rispondere su presunte irregolarità avvenute negli impianti di Rocca Cencia e di via Salaria, ma solo per ipotesi concernenti violazioni di prescrizioni e non per abuso d'ufficio, per cui si va verso la richiesta di archiviazione.

Siamo tornati tra le strade della Capitale: questa volta lo #Spazzatour lo abbiamo fatto nel quartiere di Torpignattara caratterizzato da un'altissima densità abitativa.

Geplaatst door Paola Muraro op woensdag 7 december 2016

Ma in questi mesi, da assessore, quali risultati ha portato a casa? Muraro stava lavorando con il direttore generale di Ama Stefano Bina al piano sull'impiantistica da presentare entro fine anno, quando con le Feste si tornerà come ogni anno a gridare all'emergenza. Certo, nessuno crede nei miracoli, soprattutto dopo sei mesi di governo. La sensazione però è che non sia stata proposta una reale alternativa allo smaltimento della monnezza. Che, tradotto, significa alternativa alla «eredità oscura di Malagrotta», come spiega a Lettera43.it il segretario radicale ed ex consigliere comunale Riccardo Magi. La discarica più grande d'Europa, un pozzo di illegalità, è stata chiusa nel 2013 causando però un aumento dei costi legati alla gestione dei rifiuti.

SOLO IL 45% DI DIFFERENZIATA. Ogni anno, continua il segretario, la Capitale produce qualcosa come 1 milione e 700 mila tonnellate di rifiuti di cui solo il 45% è differenziato. Un risultato non sufficiente, come evidenziato dai Radicali, a raggiungere l’obbligo del 65% previsto dal decreto legislativo 152/2006, né l’obiettivo del 60% (previsto per il 2015) sancito con il Protocollo di Intesa “Patto per Roma”. Se per la cosiddetta parte secca la città ha raggiunto l'autosufficienza, per la parte umida l'impianto Ama di Maccarese, l'unico di compostaggio, ha una capacità ridotta alle 30 mila tonnellate annue. E così almeno 100 mila tonnellate di rifiuti sono dirottate fuori regione per un costo che va dai 12 ai 15 milioni all'anno.

INCOGNITA SUL TMB DI VIA SALARIA. Il vero problema è la gestione dell'indifferenziata trattata nei quattro impianti della Capitale: due (Rocca Cencia e Salaria) di Ama e due della E. Giovi (Malagrotta 1 e 2). Il Tmb di via Salaria 189 è ormai al limite della capienza. Muraro a fine novembre aveva assicurato che sarebbe stato riconvertito: «Non ci saranno più lavorazioni e verrà smantellato il biofiltro». L'idea, che non aveva scaldato i comitati di cittadini stanchi dei miasmi insopportabili, era quella di realizzare un impianto di selezione del multimateriale. Ma tempi e modalità restano nebulose. Per alleggerire gli impianti romani, almeno 160 mila tonnellate di rifiuti l'anno saranno spedite via rotaia in Austria e quindi in Germania. A un costo di 139,81 euro a tonnellata. Il costo massimo stimato è di 95 milioni di euro in quattro anni.

Il Tmb di via Salaria.

Ora l'inchiesta e le dimissioni di Muraro pongono un grosso punto interrogativo sul futuro degli impianti romani, anche se Raggi ha assunto le deleghe all'Ambiente per dare, ha detto, «continuità all’azione amministrativa». I reati contestati a Muraro, tra cui la violazione di quanto prescritto dalle autorizzazioni sulla gestione degli impianti di trattamento dai rifiuti di Rocca Cencia e Salario tra il 2010 e il 2015, però non stupiscono più di tanto. Come ricordano i Radicali, infatti, «non era un segreto che i Tmb avessero problemi di quantitativi - e cioè lavoravano ben al di sotto alla quantità massima - e qualitativi, fornendo prodotti che in percentuale si discostavano da quanto previsto dalle autorizzazioni». Lo avevano già riscontrato le ispezioni Noe volute dall'ex commissario all'emergenza Giuseppe Pecoraro nel 2011 e dall'ex ministro all'Ambiente Corrado Clini nel 2012 e 2013.

ECO-DISTRETTI E ANAGRAFE RIFIUTI CONGELATI. Per fare fronte alle irregolarità erano state presentate delle soluzioni, che però la Giunta 5 stelle ha ignorato o congelato. Durante la stagione Fortini-Marino, per esempio, erano stati pensati degli eco-distretti per portare Roma all'autosufficienza internalizzando ogni fase della gestione dei rifiuti. «Il progetto degli ecodistretti è irreversibile», dichiarava Fortini nel 2015. «Non vedo problemi per il processo che abbiamo già intrapreso». L'ostacolo però è arrivato con il M5s che ha cancellato il progetto dal piano Ama senza peraltro presentare un'alternativa valida. Non solo. Anche l'Anagrafe pubblica dei rifiuti voluta dai Radicali e approvata in Consiglio nel 2014 non senza difficoltà, compreso uno sciopero della fame durato 11 giorni intrapreso dal firmatario Magi, è rimasta lettera morta. E dire che la delibera prevede la pubblicazione semestrale sul sito di Roma Capitale dei dati relativi al lavoro degli impianti e ai controlli: il massimo della trasparenza per i cittadini romani. «Sono passati quasi tre anni», sottolinea il segretario radicale, «e i dati sono ancora quelli pubblicati a marzo 2015 e relativi al primo semestre del 2014». Questo nonostante Raggi ne avesse promesso in campagna elettorale l'aggiornamento.

Riccardo Magi, segretario dei Radicali.

Non che in questi mesi Raggi e Muraro non abbiano preso a cuore la gestione dei rifiuti, uno dei cavalli di battaglia del Movimento con il suo no agli inceneritori. A fine novembre è stato infatti presentato il piano rifiuti fatto di isole ecologiche, ritiro dei rifiuti ingombranti e porta a porta. Tutte iniziative utili ma che di fatto riguardano la raccolta, non il trattamentto. «Manca ancora una strategia per gli impianti», sottolinea Magi. «Cambiare è possibile, difficile certo, ma possibile. Ed è arrivata l'ora di farlo. Purtroppo il M5s, con i suoi no, non è riuscito a garantire la discontinuità promessa e annunciata».

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