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16 Dicembre Dic 2016 1139 16 dicembre 2016

M5s Roma, Virginia Raggi in bilico

Ha blindato Marra. Difendendolo contro tutti e tutto. Ora il suo arresto rischia di affossare la sindaca e Di Maio. Vertici pentastellati riuniti: tutte le opzioni sono sul tavolo.

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Lo ha difeso contro tutti e tutto, sin dall'inizio. Non si può dire che Virginia Raggi sulla permanenza di Raffaele Marra nella sua squadra non ci abbia messo la faccia. Nonostante fosse espressione di quella politica e di quel sistema di potere che i 5 stelle dicono da sempre di voler scardinare. Ora con l'arresto del capo del dipartimento del Personale, insieme con l'immobiliarista Sergio Scarpellini, anche la posizione della sindaca si indebolisce. Il destino lo decideranno i vertici pentastellati. Sulla bilancia infatti non c'è solo la testardaggine di Virginia su Marra, ma anche la blindatura di Paola Muraro e di Salvatore Romeo. Tutti personaggi mai digeriti dal M5s.

TANTE IPOTESI SUL FUTURO DI VIRGINIA. Tutte le opzioni sono sul tavolo, dicono da ambienti vicini ai 5 stelle, persino le dimissioni del sindaco. Dal canto suo Raggi in conferenza stampa ha chiesto scusa: «Ai romani, al M5s e a Beppe Grillo che su Marra aveva avanzato qualche perplessità». L'Amministrazione «va avanti», ha aggiunto la sindaca senza rispondere alle domande dei giornalisti. Marra - scaricato come un semplice dipendente comunale - sarà sostituito. «Il mio braccio destro», ha concluso con enfasi Raggi, «sono i cittadini di Roma».

IPOTESI COMMISSARIAMENTO. Dimissioni o meno, va da sé che l'autonomia della sindaca verrà ridimensionata. Grillo potrebbe toglierle l'uso del simbolo, come fece con Rosa Capuozzo a Quarto. Raggi rimarrebbe in sella ma senza buone Stelle a proteggerla. Oppure decidere di mantenere lo status quo, magari riesumando il minidirettorio di garanzia, sciolto in settembre dopo che il Mailgate sul caso Muraro aveva travolto Giunta e Luigi Di Maio. Quel che è certo è che il tempo concesso da Beppe Grillo a Virginia pare essere scaduto. In questi mesi il gran capo ha sempre sostenuto a parole Virginia, imponendo un armistizio tra gli individualismi pentastellati e ostentando un'unità di cartapesta. Raggi ha fatto di testa sua, è il ragionamento, ha avuto più di una possibilità e ora le viene presentato il conto. Il rischio è che a Roma la guerra tra correnti riprenda più violenta di prima. Anche perché ora in gioco non c'è solo un posto al sole nell'Amministrazione Capitolina, ma la nuova spartizione di potere in vista delle elezioni politiche. E Luigi Di Maio, che aveva garantito copertura politica a Raggi e Muraro, potrebbe trovarsi un po' più solo. Con ortodossi e talebani pronti a riconquistare visibilità.

Luigi Di Maio, Beppe Grillo e Virginia Raggi.

La situazione è grave, inutile negarlo. I 5 stelle hanno prima disdetto il flashmob organizzato a Siena davanti alla sede Monte Paschi, poi l'hanno confermato ma senza la presenza di parlamentari. «Ci riuniamo tutti quanti e tireremo fuori una linea senza problemi», ha commentato a caldo l'ortodosso Roberto Fico, «è giusto che la magistratura faccia il suo corso. Non c'è ombra di dubbio che è una cosa grave, gravissima».

FERRARA: «ASPETTIAMO IL LAVORO DEI MAGISTRATI». Sulla stessa linea anche il senatore Nicola Morra. «Si parte dal presupposto che se vuoi essere severo con gli altri devi essere inflessibile con te stesso. Questo vale per il M5s», ha sottolineato. «Noi siamo nati per ripristinare le regole, ora verificheremo, ma se emergeranno quadri politicamente o moralmente scorretti, non potremo difendere certe posizioni». Se sul fronte nazionale prevale la linea dura, in Campidoglio si ostenta tranquillità. «Aspettiamo il lavoro della magistratura. Il problema non c'è, Marra non è un politico, è un esponente tecnico», ha dichiarato Paolo Ferrara capogruppo M5s, «lo sostituiremo come è giusto che sia».

Raffaele Marra e Salvatore Romeo.

Marra però è più che un semplice tecnico. Insieme col vicesindaco Daniele Frongia e il capo della segreteria politica Salvatore Romeo, è cardine del Raggio magico. I fedelissimi a cui la sindaca si è affidata, scalpitando contro quel mini-direttorio che i vertici pentastellati le avevano affiancato da subito nel tentativo di coadiuvarla nell'azione di governo. Una sorta di commissariamento mascherato di cui Virginia riuscì a liberarsi spuntandola dopo un braccio di ferro col capo politico Beppe Grillo. Così come ebbe la meglio sulle pressioni e i continui sgambetti di un'altra caporiona romana: Roberta Lombardi che, senza giri di parole, definì Marra un «virus in grado di infettare il Movimento». Lombardi ora potrebbe risalire nelle quotazioni all'interno del Movimento. E puntuale l'ex faraona ha commentato il terremoto in Campidoglio prendendo a prestito le parole di Martin Luther King: «La vigliaccheria chiede: è sicuro? L'opportunità chiede: è conveniente? La vana gloria chiede: è popolare? Ma la coscienza chiede: è giusto? Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché è giusta».

LA PROMOZIONE DEL FRATELLO DI MARRA. Non solo: Marra, da capo del Personale, ha ridisegnato l'organigramma capitolino nominando alla guida della direzione Turismo il fratello Renato, precedemente a capo del gruppo Gssu dei vigili urbani. Una decisione ben poco ortodossa visto il grado di parentela e che è finita nel mirino dell'Anac.

La vigliaccheria chiede: è sicuro? L'opportunità chiede: è conveniente? La vana gloria chiede: è popolare? Ma la...

Geplaatst door Roberta Lombardi op vrijdag 16 december 2016

La permanenza di Raggi al Campidoglio ha le ore contate? Difficile ora dirlo con certezza. Molto dipende anche da come si muoverà la Casaleggio associati. Al momento non resta che monitorare le mosse degli uomini espressione del quartier generale milanese come l'assessore Massimo Colomban e il direttore generale di Ama Stefano Bina. Quest'ultimo nei giorni scorsi aveva paventato le dimissioni in contrasto con la riorganizzazione della partecipata voluta da Paola Muraro. Con le dimissioni dell'assessora indagata, Bina potrebbe ritornare sui suoi passi. In caso contrario, sarebbe il segnale che la Casaleggio ha scaricato Roma al suo destino. Sacrificando la maggiore vittoria M5s sull'altare di un'eventuale conquista di Palazzo Chigi.

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