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22 Dicembre Dic 2016 1031 22 dicembre 2016

Virginia Raggi ormai è lo pseudonimo del nulla

Il suo fallimento a Roma è sotto gli occhi di tutti. Con lei il M5s ha mostrato i suoi maggiori difetti: incompetenza, arroganza e assenza di carisma.

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Malgrado tre difensori di buon nome - Marco Travaglio, Carlo Freccero e Franco Bechis - la giunta Raggi sembra indifendibile. Il problema non è l’inchiesta della magistratura che ha toccato anche altri sindaci. Non è neppure, paradossalmente, l’arresto del signor Marra e quel suo familismo amorale che aveva trasformato il Comune in una azienda familiare.

LA RAGGI? NON ESISTE. Il problema è che Virginia Raggi non esiste. È uno pseudonimo del nulla. Ormai non fa più notizia lo stato di abbandono di Roma, la sporcizia, il traffico, i bus che non arrivano. I romani, dopo tanti anni di mal e non-governo, si stanno arrendendo. Purtroppo per Grillo e i suoi propagandisti di cui prima si diceva non funziona più neppure l’autodifesa: «È colpa di quelli che c’erano prima».

LA SINDACA NON COMUNICA. Non funziona per diverse ragioni: perché ormai è passato del tempo dall’insediamento della Giunta, perché nessuno ha la percezione di un’attività amministrativa ostacolata dai poteri forti (e quelli a cui si riferiva la coppia Raggi-Marra dove li mettiamo?), perché la avvocata Raggi non comunica. Non sto dicendo che comunica male, sto scrivendo che non comunica. Zero, assente, nisba.

Renzi e i suoi avversari offrono uno spettacolo che non ha aggettivi. Ma questa le disgrazie del Pd non aiuteranno il M5s

C’è sulla Rete qualcuno di sinistra che l’ha votata e che ormai arrampicandosi sugli specchi, su suggerimento dell’attivissimo e angosciatissimo Travaglio, smuove scandali Pd o di altri per far ombra alla vicenda del comune di Roma. Questo sistema detto del “mal comune”, lo sa bene il Pd, non funziona. Gli scandali altrui non salvano te. A ciascuno il suo, si potrebbe dire e nessuno è innocente solo perché si moltiplicano i presunti colpevoli.

IL VAFFA COME UNICA IDEA. Gli ultimi sondaggi dicono che questo stato di difficoltà dei 5 Stelle è stato colto da una parte dell’elettorato grillino. È già successo alle Europee che il partito del “vaffanculo” (che non ha prodotto altra idea se non questa) apparisse in un cono d’ombra. Molti ne decretarono la fine, invece si riprese. Accadrà così anche questa volta? Forse no.

LE DISGRAZIE DEL PD NON AIUTERANNO I GRILLINI. Il Pd sta dando un contributo ben più importante di quello di Travaglio, Freccero e Bechis alla salvezza di Grillo. Renzi e i suoi avversari offrono uno spettacolo che non ha aggettivi. Tuttavia questa volta le disgrazie del partito maggiore non aiuteranno il partito che gli sta a ridosso. Non aiutano Grillo per due motivi: il primo è che la Raggi è una produttrice di antigrillismo francamente sorprendente.

GLI AUTOLESIONISTI: DI MAIO, DI BATTISTA E FICO. I grillini, e i loro suggeritori romani, sono riusciti a nominare un personaggio che rappresenta bene i difetti del movimento. Incompetenza, arroganza, assenza di carisma. Se accanto a lei mettiamo questi tre giovanotti che, purtroppo per loro, esercitano il diritto (intoccabile) di parola come un dovere auto-lesionista, parlo di Di Battista, Di Maio e Fico, il quadro è completo senza aggiungere la Taverna e la Lombardi che sembrano uscite da un fumetto di Zerocalcare.

Chi lascia Grillo non andrà nel Pd né a sinistra. Andrà a casa oppure farà rinascere la stella di una come la Meloni

Il problema di Grillo è che il voto che gli è stato dato è un vero voto di appartenenza. Per questo è sembrato, e in parte è, non facilmente scalfibile. Il voto pentastellato non è anti-sistema. Il M5s non ha nulla dei movimenti dal basso o antisistema. Non a caso amoreggia con il britannico Farage o con la destra xenofoba o cerca un accordino con Salvini. Si tratta di un movimento di destra, che come tutti i veri movimenti di destra cerca di sfondare a sinistra, nello scontento della sinistra, per rappresentare non la volontà di rovesciare un sistema ma di inserirsi in esso.

L'ASCESA DEI VECCHI POTERI. La Raggi questo ha fatto, o le hanno fatto fare. Ci si aspettava fuochi e fiamme contro burocrazia e potentati, invece abbiamo assistito all’ascesa di vecchi poteri. Il grillismo è quel mondo di cittadini italiani, ma non parlo di tutto l’elettorato 5 Stelle, che ha traslocato dalla Dc al Psi a Berlusconi come una mandria impazzita ogni volta che il potere che difendeva crollava e si metteva in movimento per cercare nuovi protettorati sempre avendo in odio l’avversario storico, la sinistra, l’inclusione, i preti alla Francesco, gli stranieri. Tutti temi e questioni ( e persone) che rappresentano dossier dolorosi.

I DELUSI M5S VIRERANNO A DESTRA. Oggi questo elettorato nella sua parte buona, i protestatari veri, sente che il grillismo è altra cosa rispetto alle aspirazioni inziali e comincia ad allontanarsi. Piccoli segnali, ma il fenomeno è iniziato. Né lo fermerà il disastro del Pd. Chi lascia Grillo non andrà nel Pd né a sinistra. Andrà a casa oppure farà rinascere la stella di una come la Meloni, che ha linguaggio di destra e “cazzimma”. Tutto questo per dire che senza un vero Big bang a sinistra, l’asse si sposterà verso un’altra destra che, prima o poi, governerà.

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