Raggi
Caos Campidoglio
Ligeia Raggi
SPIRITO ASPRO
25 Febbraio Feb 2017 0900 25 febbraio 2017

Lady Ligeia Raggi, da brava: mangia un boccone per Roma

La sindaca, sempre più simile alla castellana inglese frutto della fantasia drogata di Poe, si è sentita male. Del resto pesa 30 chili, si nutre male, lavora troppo. Una fiorentina al giorno risolleverà lei e l'Urbe.

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Non è cattiveria, non è sciacallaggio lo scetticismo girato su media e social a proposito del malore di Virginia Raggi, a poche ore dall'incontro con l'As Roma a proposito della vexata quaestio del nuovo stadio. Succede la stessa cosa anche tra fratelli. Quando uno dei miei figli resta a casa da scuola perché si è svegliato con la febbre, gli altri, che pure gli vogliono bene, come minimo si accigliano e sibilano malignamente: «Mah. Ieri sera stava benissimo», oppure: «Guarda guarda, proprio oggi che aveva la verifica di matematica», fissando con rimprovero me, la madre gonza che ha creduto alla messinscena. Intanto il poverino o poverina è scosso dai brividi e ha due tonsille grosse così. Altro che bigliettini incoraggianti, fiori, brodini, forza qui e forza là, com'è successo al sindaco della Capitale.

CI MANCAVA L'ACUTO EX MARITO. Sulla natura del malore che l'ha colpita non sono stati diffusi particolari, a parte l'acuta diagnosi dell'ex marito Andrea Severini, fanatico ciclo-salutista: «Sicuramente non fa una vita facile… è un po' magra, dovrebbe mangiare di più». Se già i mariti in carica non capiscono una mazza dello stato di salute delle mogli, figuriamoci gli ex, ma qui l'ipotesi esaurimento ci sta: la povera Virginia è sotto pressione mediatica e politica da mesi, peserà 30 chili e le sarà rimasto sì e no un globulo rosso in tutto il corpo, a forza di mangiare poco e male causa super lavoro.

L'identificazione di Virginia con la città che guida è così profonda e totalizzante che si è ritrovata nelle stesse condizioni dell'Urbe:
al collasso

Attualmente, più che da sindaco di Roma, Raggi ha il look perfetto per una delle conturbanti eroine dei racconti gotici di Edgar Allan Poe, anzi, è precisa identica alla lady Ligeia dell'omonima novella horror: figura sottile, carnagione d'avorio, lunghe chiome corvine, naso tendente all'aquilino, labbra sottili, grandi e intensi occhi neri. Un romantico ottocentesco come Poe sarebbe impazzito per questa eterea, pallida creatura che si aggira inquieta nel Campidoglio, a poca distanza da ruderi e colonne smozzicate, roba che per vederla lui nel 1840 doveva imbottirsi di oppio, mentre a noi basta guardare i telegiornali.

SI RIPRENDERÀ, COME ROMA. Perché Ligeia Raggi non è una castellana inglese frutto della fantasia drogata di Poe, ma l'attuale sindaco di Roma, frutto dell'immaginazione politica di Beppe Grillo. E la sua identificazione con la città che guida è così profonda e totalizzante che si è ritrovata nelle stesse condizioni dell'Urbe: al collasso. Speriamo che i loro destini continuino a sovrapporsi, e che presto si possa applicare anche a Roma il bollettino emanato dal direttore del Pronto soccorso dell'Ospedale San Filippo a proposito di Raggi: «Le sue condizioni sono in netto miglioramento».

MENO POLIZZE E PIÙ BISTECCHE. Ma perché questo accada ci vuole una prima cittadina in piena efficienza, non lady Ligeia. Per questo ci auguriamo altresì che i tanti solerti collaboratori e devoti ammiratori del sindaco capitolino, anziché intestarle polizze imbarazzanti le aprano un conto dal miglior macellaio di Roma e si assicurino che faccia fuori ogni giorno una fiorentina da mezzo chilo - anche appollaiata sul tetto, se vuole, purché la mangi fino all'ultima proteina, magari facendo scarpetta col sughino rimasto nel piatto. La politica, diceva quello, è «sangue e merda», e per produrre quantità sufficienti dell'uno e dell'altra bisogna nutrirsi come si deve. Avanti, sindaco, da brava: un boccone per Beppe, uno per Di Maio, uno per Di Battista…

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