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Resa dei conti nel Pd
Dalema Renzi

Il risultato della rottamazione di Renzi? La rinascita di D'Alema

L'ex segretario Pd però ha voluto trasformarlo nel personaggio negativo per eccellenza. Ma la sua strategia fuori dal tempo ha fallito. E come leader divisivo fallirà ancora.

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Non è tornato come il Conte di Montecristo quel Matteo Renzi che si era fatto fotografare di fronte ad Alcatraz. La sera del 26 febbraio è apparso in tivù un leader un po’ gonfio (alla sua età fa male), ripetitivo, ossessionato dal nemico auto-prodotto, Massimo D’Alema. Non era così che molti se lo aspettavano. Certo quattro giorni in California non ti cambiano la testa. La California poi non è una terra lontana. Federico Rampini ci scrive su quasi ogni giorno. Tuttavia Renzi invece di andare, come gli ha fatto notare Fabio Fazio, là dove Trump ha vinto per capire quel che accade nella America profonda, ha scelto quella più raccontata. Meno fatica.

D'ALEMA TUTT'ALTRO CHE ROTTAMATO. Il suo ritorno non è stato scoppiettante. Quella che tutti chiamano “scissione”, mentre invece è un trasloco lento e inesorabile di migliaia, centinaia di migliaia di voti, dal Pd alla sinistra, per Renzi è l’effetto del lavoro di un genio del male. Neppure la rottamazione può ormai essere contata fra i suoi successi se D’Alema è ancora più pimpante che “pria” a organizzare, fare, muovere.

PICCHIARE SULL'ANTIPATICO NON HA FUNZIONATO. La verità è che Renzi è ossessionato da D’Alema. Quest'ultimo ha le sue colpe, come più volte ho scritto, ma anche i suoi meriti. L'ex segretario Pd però ha voluto trasformarlo nel personaggio negativo per eccellenza. Qualcuno, che non è per niente simpatico, avrà detto che picchiare sull’antipatico per antonomasia avrebbe portato bene. Purtroppo per Renzi i cittadini capiscono quando picchi per scelta ideale e quando picchi per fare spettacolo e perché non hai più niente da dire.

Neppure la rottamazione può ormai essere contata fra i successi di Renzi se D’Alema è ancora più pimpante che “pria”

Spero che i dirigenti della nuova formazione affermino due principi fondamentali: 1) la sinistra ha fatto la sua stagione revisionista, tutto ciò che doveva essere buttato è stato buttato, la storia non siamo noi ma noi siamo anche frutto di una grande storia; 2) nessuno può decidere di colpire uno alla volta chi rappresenta la nuova organizzazione unitaria della sinistra che guarda al vasto mondo progressista. Colpirne uno per educarne cento, pensano Renzi e i suoi supporter? Allora si risponde in cento.

LA STAGIONE DI RENZI È FINITA. In generale però converrebbe, fatte queste piccole operazioni di verità, lasciar perdere Renzi. A Che tempo che fa si è capito che è roba vecchia, non solo perché è l’unico a credere che non ci siano più destra e sinistra - è l’unico a credere di essere il leader del trasversalismo mondiale -, ma perché la sua stagione è finita.

UN LEADER CHE ORA È FUORI TEMPO. Anche quando, e se, vincerà le primarie, sarà leader di un partito ancora più diviso non solo perché ci sono Emiliano e Orlando, ma perché la sua maggioranza si è sfaldata. Il regicidio si avvicina. Aver lasciato sopravvivere solo la cultura dorotea accelera l’exitus. Il nuovo movimento lo ignori. Si occupi del Paese. Mi diceva un vecchio leader democristiano giorni fa: «Renzi è finito perché il proporzionale richiede le coalizioni e leader coalizionali, mentre Renzi divide». Appunto.

27 Febbraio Feb 2017 0915 27 febbraio 2017
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