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Articolo Uno non pensi al M5s ma a riunire la sinistra

I grillini non vogliono né trasparenza né alleanze. Mdp avrà successo solo se sarà capace di fare da calamita a quelle forze davvero riformiste che mettono al centro della loro politica il lavoro.

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Il nuovo partito della sinistra ha presentato il suo simbolo. È scritto semplicemente “Articolo Uno”, perché si riferisce esplicitamente al primo articolo della Costituzione che parla di democrazia, popolo e lavoro. È un nome programmatico. Dopo tanti nomi arborei, o sigle astratte e generiche, finalmente c’è un partito che nel simbolo dice quel che vuole e chi è. I veri partiti avevano simboli espliciti. La falce e martello per il Pci, la stessa falce martello e libro per il Psi, lo scudo crociato per la Dc, la fiamma tricolore per il Msi. L’elettore non aveva voglia di cercare la ragione per votare quei partiti. Nel simbolo già trovava tutto.

BASTA PARLARE DI 'SCISSIONISTI'. Sarebbe augurabile che d’ora in poi chi fa riferimento a questo partito, penso ai colleghi giornalisti, abbandoni il termine “scissionisti” che tanto caro è a quei cronisti e croniste che vogliono stare nel cuore di Matteo Renzi. Tra l’altro “scissionista” è una definizione che non si attaglia a tutti coloro che guardano ad “Articolo UNO”, visto che molti vengono da altre esperienze o da nessuna esperienza. Io stesso sono stato legato al Pd finché è stato segretario Veltroni. Poi il Pd l’ho sempre votato, ma non ho mai più avuto quella tessera.

UN PARTITO NATO DA GENTE 'SPINTA' FUORI DAL PD. “Articolo Uno” ha una storia recente che è particolare fin dalla nascita. Molte delle componenti che hanno dato vita alla nuova formazione non avevano nel proprio programma di rompere con il Pd. Ci sono scissioni costruite nel tempo. Silenziosamente preparate che nel giro d’un batter d’occhio si presentano in forma organizzativa già configurata. In questo caso no. Se i nuovi attori del partito della sinistra non si offendono, direi che sono stati spinti fuori, più che usciti volontariamente.

Chi siamo? Siamo quelli che mettono al centro il lavoro, cioè la prima grande diseguaglianza del nostro tempo

Il giorno della manifestazione al Teatro Vittoria di Testaccio, che toccò a me condurre, avevo architettato anche uno “scherzetto” che avrebbe potuto alludere a un esito fuori dal Pd. La scaletta della manifestazione, inizialmente pensata per presentare l’Associazione socialista di Enrico Rossi, prevedeva che alcuni giovani illustrassero ciò che li aveva colpito nei film scelti da loro. Avremmo mandato alcuni spezzoni e poi loro avrebbero detto qualche parola.

IL VERO STRAPPO LO HA DATO RENZI. Quando si decise di trasformare quella iniziativa in una iniziativa unitaria con la presenza anche di Roberto Speranza e Michele Emiliano, quella parte venne tagliata. Io avrei voluto salvare solo un finalino in cui mi sarei chiesto di fronte al pubblico perché non avevamo mai parlato di Renzi e da lì sullo schermo sarebbe apparsa una faccia rabbuiata del de cuius con il sottofondo di Insieme a te non ci sto più cantata da Caterina Caselli, versione più pop di quella interpreta dal grande Franco Battiato. Mi bloccarono. Era una scelta antiunitaria, mi dissero. Il giorni dopo Renzi all’assemblea o alla Direzione tenne il solito discorso arrogante, cioè «io so’ io e voi non siete un c…». Parlò a nome delle opposizioni un elegantissimo Guglielmo Epifani con il miglior discorso che si sarebbe potuto fare in un clima di così alta tensione. Renzi se ne andò senza rispondere. E ce ne andammo anche noi. Il nuovo partito, nato da uno “strappo” del leader che ha voluto rompere il patto iniziale ideato dai fondatori, si trovò così d’improvviso sulla prima scena. E scelse di darsi quel nome. Chi siamo? Siamo quelli che mettono al centro il lavoro, cioè la prima grande diseguaglianza del nostro tempo.

IL PARTITO DEMOCRATICO È ORMAI VECCHIO. Ora molti si interrogano su quali potranno essere le alleanze di questo nuovo soggetto politico. Resto dell’idea che i partiti hanno un’immagine a partire da quel che dicono, propongono, fanno e da come si organizzano, non dagli alleati che si scelgono. È per questa ragione che trovo la discussione sui 5 Stelle futile. Personalmente non penso che i grillini siano un partito di centro, so che molti studi di filosofi della politica e studiosi della Rete dicono che queste formazioni chiamate “populiste” hanno come caratteristica di chiamare “popolo” solo quella parte che li segue e di cui i leader diventano gli interpreti esclusivi. È per questo che non hanno trasparenza né vogliono alleati. Così è per i 5 Stelle. Ma “Articolo Uno” avrà successo se riunirà la sinistra, innanzitutto quella che ha rifiutato la politica, e se vorrà ripensare e ricostruire il centro-sinistra. Il Pd non è il partito nemico, è ormai un altro partito. Vecchio.

23 Marzo Mar 2017 0936 23 marzo 2017
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