SCONTRI

Anni di piombo, una costante della storia italiana

Recrudescenza ideologica. Fanatismo totalizzante. Violenza. Non caratterizzano solo il decennio 70-80 ma anche il periodo tra il 19 e il 23 agli albori del fascismo. Nipoti e nonni, schiavi di una rivoluzione fallita due volte.  

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Cosa furono gli Anni di piombo? Il periodo in cui, nel decennio dei '70 successivo alla strage di piazza Fontana (1969), due generazioni si confrontarono in una guerra fratricida per regolare i conti rimasti in sospeso alla fine del Secondo conflitto mondiale. Che i protagonisti fossero la meglio o la peggio gioventù dipende, come sempre, dai punti di vista. Erano migliori di chi non si metteva in gioco, erano peggiori di chi non si prestava all’infame agguato nei confronti dell’avversario.

L'ETERNO RITORNO DELLA VIOLENZA. Ma, soprattutto, gli Anni di piombo non furono una parentesi inedita nella storia italiana: gli stessi schemi, le stesse modalità, la stessa recrudescenza ideologica e lo stesso totalizzante fanatismo lo ritroviamo nei primi decenni del Novecento, agli albori del fascismo, e in particolare nel periodo che va dal 1919 al 1923, fase che comprende anche il cosiddetto “biennio rosso” caratterizzato da imponenti agitazioni operaie.

La strage di Piazza Fontana.

Sono gli anni cruciali che aprirono un conflitto politico che andò scemando solo con la fine del Novecento e la scomparsa delle ideologie. Se poi si sceglie come teatro di osservazione la Capitale, già allora si ritrovava la stessa geografia degli antagonismi tra rossi e neri cha caratterizzò gli Anni 70 a Roma: San Lorenzo roccaforte dei primi, Nomentano e Salario dei secondi. E la storia del Fascio romano, sorto nel 1919 per iniziativa del futurista Mario Carli e della guerra con gli Arditi del Popolo guidati dall’anarchico Argo Secondari, è quella raccontata da Andrea Augello nel libro Arditi contro. I primi Anni di piombo a Roma 1919-1923 (Mursia). Una storia che va letta, come annota Gianluca De Feo nella prefazione, attraverso un impressionante parallelismo con gli Anni 70. Andrea Augello, ex attivista missino, dirigente del Fronte della gioventù e oggi senatore di Conservatori e riformisti, quella storia la conosce bene. Questo sugli arditi non è il suo primo libro di storia: dando seguito a una passione per i documenti inediti ha infatti già raccontato i crimini di guerra dell’esercito statunitense in Sicilia dopo lo sbarco del 1943 (Uccidi gli italiani. Gela 1943, la battaglia dimenticata).

IL COMPLOTTO DI PIETRALATA. Grazie ai documenti ritrovati su cui si basa la ricostruzione storica di Arditi contro apprendiamo che in quegli anni vi fu anche un tentato golpe, portato avanti con la stessa superficialità e dilettantismo del golpe Borghese. La vicenda, nota come il complotto di Pietralata, si colloca nel luglio del 1919 e al suo centro troviamo la figura di Argo Secondari, ex tenente degli Arditi imbevuto del mito della rivoluzione permanente che accomunava all’epoca fascisti e anarchici. Il progetto, che coinvolgeva qualche decina di arditi, tra cui anche nomi che si ritrovano nel primo Fascio costituito a Roma, mirava a conquistare il Forte di Pietralata confidando nell’ammutinamento dei soldati per poi marciare sul centro della Capitale. Il tutto si concluse con la retata dei congiurati - traditi dagli stessi che avevano dato assicurazioni sull’ammutinamento dei soldati del Forte - coordinata dal questore Cesare Mori, destinato a diventare famoso come il «prefetto di ferro» mandato da Mussolini in Sicilia per debellare la mafia.

Il giornale L'ardito del popolo.

E non è il solo nome importante che circola attorno alle vicende che conducono l’arditismo a porre le basi del fascismo romano. C’è anche Pietro Nenni, infatti, tra i protagonisti illustri del diciannovismo: fu tra i fondatori del primo Fascio di combattimento a Bologna, accolse plaudente l’assalto alla sede dell’Avanti! a Milano (guidata da Vecchi e Marinetti il 15 aprile del 1919), era fedele all’epoca agli ideali di un socialismo nazionale di matrice repubblicana e mazziniana. E nomi importanti sono anche quelli, provenienti da illustri famiglie della comunità ebraica, di esponenti della prima ora del fascismo romano: la medaglia d’argento Umberto Beer (costretto poi dalle leggi razziali a lasciare l’Italia per il Brasile), l’amico di Giuseppe Bottai e cugino di Carlo Michelstaedter Enrico Rocca, l’industriale Oscar Sinigaglia, finanziatore dell’impresa di Fiume e ancora la pittrice Amalia Goldmann Besso, tra le prime aderenti al gruppo femminile fascista di Roma organizzato a partire dal 1921.

LE CATEGORIE DELLE SPEDIZIONI FASCISTE. Ma torniamo alla cronaca di quegli anni turbolenti, così somigliante a quella dei "secondi" Anni di piombo. Lo storico Emilio Gentile, allievo di De Felice, classifica in tre categorie le spedizioni dei primi fascisti: quelle di sfida, per dar prova di coraggio e audacia, quelle imperniate sulla guerra dei simboli per imporre agli avversari il culto della Patria e infine le più pericolose e definitive spedizioni di conquista che miravano a liberare il territorio dalla fazione nemica. Per il secondo tipo di manifestazioni, quelle che fondarono il culto del Tricolore e dei simboli patriottici, è fondamentale la saldatura con i nazionalisti. Saranno proprio gli studenti nazionalisti a dare un tributo di sangue, a Roma, in occasione del quinto anniversario dell’inizio della Grande Guerra, il 24 maggio 1920.

LA STRAGE DEL 24 MAGGIO 1920. Il governo Nitti non predispose cerimonie commemorative, gli studenti nazionalisti ne organizzarono una alla Sapienza, i socialisti presidiavano piazza Navona, il questore Mori dispiegò tremila uomini militarizzando la città. I giovani nazionalisti, tra cui molti liceali, sfilarono in corteo fino a via Nazionale. Qui fecero muro sulle scalinate del Palazzo delle Esposizioni cantando l’Inno di Mameli. Le guardie regie cercarono di sgomberarli, una di loro sparò un colpo in aria, dall’altra parte della strada agenti in borghese aprirono il fuoco ad altezza d’uomo. Le guardie regie spararono a loro volta. Fu una strage: sei morti e 23 feriti. Tra i caduti una ragazza, la 16enne Fausta Bergamini, e lo studente di 17 anni Leopoldo Santoro. L’episodio ricorda da vicino altri disordini di piazza degli Anni 70 che si sono conclusi con la morte di giovani manifestanti: la militante radicale Giorgiana Masi, l’attivista di Lotta continua Francesco Lorusso, i missini Stefano Recchioni e Alberto Giaquinto.

Spedizione punitiva contro una sede sindacale, Roma, 1920.

Quando ci avviciniamo alle cosiddette spedizioni di conquista - quelle durante le quali la condotta degli squadristi più violenti era vivacemente criticata da Bottai - è ormai vicina la svolta della Marcia su Roma e la guerra tra fascisti e antifascisti ha già compiuto il salto di qualità divenendo lotta armata, proprio come avvenne con la degenerazione del terrorismo a destra e a sinistra. I fascisti si armarono, i loro nemici pure. E se si incontravano – che ciò fosse dovuto al caso o alla volontà di provocare – vinceva chi sparava per primo.

I BATTESIMI DEL FUOCO. Anche l’agguato entra purtroppo a far parte di queste tecniche di feroce combattimento. Proprio come avvenne per i brigatisti degli Anni 70 il “battesimo del fuoco” inteso come iniziazione alla lotta armata doveva avvenire attraverso la prova dell’omicidio dell’avversario. Ne fece le spese nel 1922 (l’anno più violento a Roma) lo studente fascista 16enne Carlo Grella, ucciso da un drappello di giovanissimi Arditi del Popolo che gli spararono mentre faceva ritorno a casa. Nel 1975 con modalità analoghe morì un altro 16enne, Mario Zicchieri, assassinato da un commando Br davanti alla sede Msi del quartiere Prenestino.

UNA RIVOLUZIONE SEMPRE TRADITA. Con il gioco delle assonanze si potrebbe continuare a lungo, e del resto la storia è materia duttile: basta cercare tra le date e tra le righe per imbattersi nella ripetizione dell’identico. Ed è singolare che uno studio sul primo fascismo o meglio su ciò che nel fascismo sopravvive del “mito dell’Ardito” riesca a illuminare meglio pagine oscure della recente storia italiana i cui protagonisti, dandosi battaglia per le strade delle Capitale, perpetuavano un drammatico wargame inaugurato dai loro nonni e padri molti anni prima, fiduciosi in un’idea di rivoluzione che puntualmente – e come già era accaduto nei primi Anni di piombo – è stata tradita.

9 Aprile Apr 2017 1600 09 aprile 2017
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