Grillo

M5s Genova, Cassimatis spina di Grillo

Il tribunale accoglie il ricorso della professoressa sospendendo la sua esclusione dalla corsa elettorale. Ma il Blog non ci sta: «Non è né sarà la candidata del Movimento».

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Per ora una cosa è certa: quel «fidatevi di me» con cui Beppe Grillo chiedeva ai sostenitori 5 stelle di comprendere l'esclusione della candidata sindaco di Genova Marika Cassimatis non ha alcun valore giuridico. Per la seconda volta nella storia del M5s è un tribunale a risolvere inghippi intestini: dopo la riammissione di alcuni attivisti espulsi ia Roma e Napoli, ora è la volta di Genova dove il giudice Roberto Braccialini ha accolto il ricorso presentato dalla professoressa successivamente espulsa dai probiviri con un «blitz notturno» il 6 aprile scorso. «Il giudice», spiega a Lettera43.it l'avvocato di Cassimatis Lorenzo Borrè, «ha sospeso l'efficacia dell'esclusione della lista come misura anticipatoria». Allo stesso tempo ha invalidato il ripescaggio della candidatura di Luca Pirondini. Formalmente dunque Cassimatis è in corsa per le Comunali di Genova.

LA PALLA PASSA A GRILLO. Cosa accadrà ora? Difficile prevederlo. Anche perché a questo punto la palla passa a Grillo che potrebbe impugnare la decisione del giudice sperando in un ribaltamento. L'alternativa è boicottarla e negare a Cassimatis l'uso del simbolo, sacrificando Genova dove non correbbe alcuna lista M5s. «Si tratterebbe però di una scelta politica gravissima», continua Borrè, visto che calpesterebbe la posizione della magistratura secondo la quale «Cassimatis è l'unica candidata legittima». Un ulteriore scossone a quella legalità tra i principi ispiratori del Movimento. La prima udienza nel merito, tra l'altro, si terrà il 18 luglio, dopo l'appuntamento elettorale.

IL NIET DAL BLOG. Legittima o meno, il Blog ha già deciso: «Marika Cassimatis è stata sospesa e la votazione del 14 marzo è stata annullata, pertanto la stessa non è né sarà candidata con il MoVimento 5 Stelle a Genova alle elezioni dell'11 giugno». «Non possiamo non rilevare», si legge ancora nel post, «come in nessun passo della predetta sentenza si sostenga che la Cassimatis è la candidata sindaco del MoVimento 5 Stelle, come lei ha affermato». Grillo però potrebbe ritrovarsi a breve tra le mani un'altra bega legale. A Padova il candidato sconfitto Leonardo Forner non esclude di ricorrere perché le votazioni sono state indette, contro il regolamento, con solo 24 ore di preavviso.

Marika Cassimatis.

La questione riapre anche il capitolo della titolarità del simbolo che, sempre secondo Borrè, «non è più del signor Giuseppe Grillo dal 2015 quando il simbolo è passato alla mini-associazione Movimento 5 stelle creata nel 2012» i cui soci sono oltre il comico, il nipote Enrico Grillo e il commercialista Enrico Maria Nadasi. Associazione guidata sempre dal comico-capo-politico ma che si ripromette tra le finalità statutarie di occuparsi «dello svolgimento degli adempimenti tecnico burocratici necessari a consentire la presentazione alle elezioni Politiche ed Europee delle liste dei candidati scelti in Rete dai cittadini aderenti al M5s». Non di escluderle. Dunque, secondo il legale sarebbe raffigurabile «un conflitto di interessi» tra le due associazioni guidate di fatto sempre dalla stessa persona.

UNA SOSPENSIONE STRATEGICA. Un pasticcio sul quale pesa anche la sospensione di Cassimatis dal M5s a opera dei probiviri avvenuta il 6 aprile. «Perché non è stata sospesa subito dopo l'esclusione della lista?», chiede provocatoriamente Borrè che denuncia una «scelta quantomeno maliziosa dei tempi». Forse lo Staff ha voluto mettere le mani avanti, consapevole della non validità del voto su Pirondini aperto - contro lo stesso regolamento - a tutti i pentastellati d'Italia e non a quelli della sola Genova. Tra l'altro Cassimatis è stata accusata di aver danneggiato l'immagine del M5s con alcune sue dichiarazioni e post critici o di appoggio ai "dissidenti" che però sono antecedenti l'entrata in vigore del nuovo regolamento, il 27 ottobre 2016. Di più: la professoressa genovese, secondo il dogma pentastellato, è accusata non solo di aver querelato Grillo e Alessandro Di Battista, ma pure di essersi difesa pubblicamente dopo l'esclusione dalla competizione elettorale. Esattamente come accadde a Federico Pizzarotti. Insomma la macchina del fango grillina deve essere rigorosamente a senso unico.

GRILLO NON HA L'ULTIMA PAROLA. Nemmeno la cacciata di Cassimatis dal Movimento, secondo Borrè, potrebbe poi essere condizione sufficiente a impedire sulla carta la corsa con i 5 stelle. «Nel Regolamento», spiega l'avvocato, «tra i requisiti per essere candidati ci sono l'assenza di pendenze con la giustizia e non essere iscritti ad altri partiti. L'iscrizione al M5s non è necessaria». Senza contare che ad averne deciso la candidatura è stata la Rete "sovrana". E che il garante, secondo il tribunale, non ha diritto all'ultima parola. «Le assemblee telematiche producono deliberazioni vincolanti per il capo politico e per gli eletti», si legge infatti nell'ordinanza, «Grillo ha un ruolo di indirizzo e impulso particolarmente penetrante che però, in materia di candidature locali, non si identifica nel "diritto di ultima parola"».

NESSUNA RILEVANZA NAZIONALE. «Questa è una vittoria politica, non solo legale. È la vittoria del rispetto delle regole, della democrazia, della legalità e della trasparenza su cui il Movimento fonda la sua esistenza», ha commentato una entusiasta Cassimatis. Una vittoria però che resta nel cono di luce della Lanterna, perché come sempre le beghe interne alle stelle, a Roma come a Genova, difficilmente indeboliranno i consensi a livello nazionale. Quel «fidatevi di me», insomma, continua a convincere la maggior parte degli elettori stellati.

10 Aprile Apr 2017 1112 10 aprile 2017
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