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22 Aprile Apr 2017 1400 22 aprile 2017

"Paura non abbiamo", la lotta per il lavoro 60 anni fa come oggi

Un documentario racconta la storia di Anna e Angela, che nel 1955 passarono un mese in cella a Bologna per aver difeso i diritti in fabbrica delle donne. E ancora nel 2017 si perde il posto dopo la maternità.

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Nel 1955 davanti alla fabbrica Ducati furono arrestate due donne. Il reato che avevano commesso era stato vendere mimose per la festa della donna. Rimasero in carcere un mese perché era ancora in vigore una legge fascista, quella sulla questua abusiva. Le due donne chiedevano un contributo in cambio della mimosa, che era un simbolo sovversivo, sinonimo della lotta per l’emancipazione femminile. L’ironia della storia è che il carcere era quello di San Giovanni in Monte, oggi sede del dipartimento di Storia dell’Università. E proprio una storica di questa Università, Eloisa Betti, ha riportato alla luca questa vicenda dimenticata, scomparsa, che è diventata un documentario, Paura non abbiamo, con la regia di Andrea Bacci.

REPRESSIONE POLITICA. Betti racconta: «L’espediente narrativo è il ritrovamento di un diario, scritto in prigione, da Anna, una delle due donne arrestate l’8 marzo 1955 davanti alla Ducati. Dopo la morte della donna, la figlia Katia ritrovò il manoscritto». L'obiettivo del documentario? «Raccontare quel periodo storico in cui i lavoratori e le lavoratrici venivano repressi anche solo per appartenere a un movimento sindacale o a un’organizzazione politica come l’Udi, l’Unione delle donne in Italia, associazione alla quale appartenevano Anna e Angela».

Fatti lontani da noi, perché incastrati nella spaccatura storica che fu la Guerra fredda. Il regista Bacci ricorda: «All’epoca Bologna era la roccaforte comunista in Italia e come tale rappresentava una minaccia all’ordine costituito della Guerra fredda. Le tensioni tra governo centrale e amministrazione comunale sfociarono in una repressione poliziesca volta a contenere comportamenti non allineati con il pensiero dominante».

PER LE GENERAZIONI FUTURE. Il documentario, continua Bacci, narra «una delle epoche più controverse dello scenario politico italiano e internazionale, attraverso le testimonianze dei prigionieri politici imprigionati nel carcere di San Giovanni in Monte e attraverso la voce degli storici che, a 60 anni di distanza, lavorano all’interno di quelle stesse celle per riportare alla luce le storie dimenticate delle migliaia di persone che negli Anni 50 lottarono per i propri diritti e per quelli delle generazioni future».

Anna fu licenziata dalla fabbrica dove lavorava perché era un’attvista, lottava per i diritti delle donne, come la parità lavorativa e la parità salariale, conquiste per le quali ancora oggi si combatte

Eloisa Betti, storica

Ma il ricordo di Anna e Angela, seppur lontano nel tempo e inserito in un contesto storico complesso, ha tanti punti in comune con la situazione contemporanea delle donne e degli uomini che lavorano. Betti commenta: «Nessuno aveva mai sentito parlare di queste storie, neanche gli storici. Negli anni successivi alla strage di Pontella della Ginestra del 1947 fino al 1956 ci fu uno scontro bipolare che ebbe ricadute in Italia e produsse una forte repressione dei sostenitori socialisti e comunisti. Anna fu licenziata dalla fabbrica dove lavorava perché era un’attvista, lottava per i diritti delle donne, come la parità lavorativa e la parità salariale, conquiste per le quali ancora oggi donne e ragazze combattono».

CONTRO LE DIMISSIONI IN BIANCO. Anche se quelle donne delle vittorie per tutte noi le hanno segnate: «All’epoca le lavoratrici quando si sposavano perdevano il lavoro e dovevano firmare lettere di dimissioni in bianco, vivevano una discriminazione molto forte». Oggi le donne se si sposano non vengono licenziate, al massimo si aspetta che facciano un figlio: si stima infatti che il 30% perda il lavoro dopo la maternità. Poco prima dell’incarcerazione delle due bolognesi, nel 1952, Di Vittorio fece la prima proposta per uno statuto dei diritti dei lavoratori. Un impegno, una forza, una speranza che forse a noi oggi manca. Dovremmo ricordare, per non ripartire tutte le volte da zero.

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