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Resa dei conti nel Pd
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MAMBO
28 Aprile Apr 2017 1233 28 aprile 2017

Il centrosinistra che fa sogni di governo butta via tempo ed energie

Uno schieramento ancora fermo al Renzi contro D'Alema è destinato a non vincere per diversi anni. Piuttosto si alleni a fare una opposizione creativa, libertaria, con obiettivi socialisti. 

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Matteo Renzi si dice pronto ad alleanze a sinistra (in risposta a Giuliano Pisapia) purché non con Massimo D’Alema. Sono convinto che se fosse stato interrogato, D’Alema avrebbe detto la stessa cosa con riferimento a Renzi. Da qui traggo la doppia convinzione: che il centrosinistra non vincerà per un lungo periodo di tempo, che è inutile sprecare energie a immaginarsi al governo perché è più utile immaginare come fare una opposizione sociale, creativa, libertaria, con obiettivi socialisti. Il diniego di Renzi viene presentato come risposta alla scissione. Renzi è spudoratamente e infantilmente bugiardo. In questi anni ha fatto di tutto per liberarsi della sinistra, a meno che non fosse diventata simile a lui.

È LA SINISTRA, BELLEZZA. Sandro Bondi, anima tenera, in verità, ha fatto scuola. E nelle file dei renziani si sono accomodati, trucidamente ostili alla vecchia casa, ex comunisti, ex rifondaroli, tutti convertiti al liberismo fiorentino. La fuoriuscita di quelli di Articolo 1 è stata una dolorosa presa d‘atto dell’impossibilità di praticare il campo di gioco chiamato Pd. Renzi, infatti, accetta la minoranza solo se questa si acconcia a esercitare un diritto di tribuna, sennò la demonizza e la sospinge via. Gli avversari di Renzi lo ripagano con la stessa moneta indicandolo come il vero “nemico di classe”, enfatizzando i suoi difetti, immaginandolo al centro di piani oscuri di organizzazioni segrete e di malaffare. È la sinistra, bellezza.

SENZA IDEE PER IL PAESE. Questa sinistra non può governare. Non può farlo perché non ha un’idea bucata di cose fare per il Paese. Non può farlo perché non riesce a vincere l’attrazione fatale per la guerra civile. Non lo può fare perché da decenni è dominata da culture altrui. Oggi un pezzo di sinistra, quella renziana, utilizza formule, stili, anche di vita, procedure politiche nella logica dei clan, derivate dal berlusconismo. L’altra sinistra è prigioniera della cultura populista che ha come inimitabile interprete Bepe Grillo.

La classe dirigente di sinistra ha il respiro corto di una intervista, il mondo degli intellettuali si tiene alla larga da questo nuovo Circo Barnum

C’è stato un tempo in cui la sinistra prevaleva nei modelli culturali. La quasi totalità degli editorialisti del Corriere della Sera hanno vissuto nel tentativo di dimostrare che le colpe italiane erano originate dagli intellettuale legati al Pci, dalle case editrici di sinistra, dalle associazioni culturali di sinistra. Non so se era vero (temo che si tratti di lamentele di accademici delusi), ma non è più così. In primo luogo, la sinistra nelle due versioni non ha più luoghi di riflessione. La classe dirigente di sinistra ha il respiro corto di una intervista (corta), il mondo degli intellettuali si tiene alla larga da questo nuovo Circo Barnum.

UNA FRATTURA ANACRONISTICA. La ragione è semplice. Secondo me dipende dal fatto che si continua a vedere la linea di frattura fra una sinistra riformista e una radical, ovvero fra una governista e un’altra di testimonianza. Le due sinistre sono invece già un‘altra cosa. L’una è tecnicamente “migliorista” (Giorgio Napolitano e Emanuele Macaluso non c’entrano): cerca cioè di correggere lo schema liberista ma resta ben piantata nel mondo che c’è. L’altra potrebbe aspirare a darsi una prospettiva di cambiamento della struttura della società pur essendo ancora dominata dagli eredi del vecchio Ulivo.

LO STESSO TEMA DI UN SECOLO FA. Inevitabilmente accadrà che queste due sinistre confliggeranno e si allontaneranno sempre più. E ciò accadrà probabilmente pur essendo entrambe collocate all’opposizione. Il tema sarà quello di un secolo fa: riforme o rivoluzione. Dove per “riforme” si intende un patteggiamento con le élite, “rivoluzione” vorrà dire una lunga marcia per mutare democraticamente la struttura sociale.

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