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Resa dei conti nel Pd
Pisapia

Falcone o Pisapia, chi non sa unire la sinistra ha perso in partenza

Lei chiama a raccolta il popolo del "No". Lui convoca una manifestazione costituente. Strade alternative o destinate a incontrarsi? 

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No, ragazzi, no. A sinistra del Pd state facendo un casino incomprensibile. Il rischio è che nascano liste elettorali voto-repellenti, votate da parenti, molto ma molto stretti. Le ultime ore dicono che Giuliano Pisapia ha convocato una manifestazione costituente il primo luglio. Siamo alla prima decade di giugno e avremmo il diritto di sapere dire che cosa vuol dire costituente. Vuol dire radunare migliaia di persone a mostrare l’appoggio di massa a una lista unitaria? Ipotesi interessante, ma altri possono fare la stessa cosa. Oppure vuol dire che in quella occasione si presenta un Manifesto breve e ben firmato con cui si dà il via alla costruzione del nuovo rassemblement?

FALCONE E IL POPOLO DEL "NO". A metà giugno, cioè fra pochi giorni, invece, Anna Falcone e Tommaso Montanari chiamano a raccolta il popolo della sinistra del "No" – quindi quelli come me ed Enrico Rossi e Antonio Bassolino stanno a casa - anche qui senza farci comprendere se questa convocazione punta a far nascere un soggetto di sinistra che poi si allea con Pisapia o confluisce nel movimento di Pisapia. Infine, ci sono le attese dei nomi eccellenti. Tutti i fondatori del Pd, tranne l’ineffabile Piero Fassino che sul Foglio vede addirittura nascere un Pd europeo, sono contrari a Matteo Renzi. Uno solo, Walter Veltroni, ha detto che voterà il Pd perché fra lui e il radicalismo di sinistra c’è, dalla fine del Pci, un muto divisorio incolmabile. Gli altri, Romano Prodi ed Enrico Letta hanno fatto sognare sia Pisapia sia, un po’ meno, Falcone e Montanari.

MDP NON SA DA CHE PARTE STARE. In mezzo a questo bailamme ci sono sigle di partito già schierate. Nicola Fratoianni a nome degli ex vendoliani è contro Pisapia e per Falcone, stessa intenzione avrebbe Pippo Civati. Non si capisce niente di quello che pensa Articolo 1 ormai condannato a farsi chiamare Mpd come la sigla di una azienda tranviaria. Pier Luigi Bersani cincischierebbe con Pisapia. Massimo D’Alema non è contrario a un rassemblement che raccolga tutta, ma proprio tutta la sinistra. Roberto Speranza non è pervenuto. Il partito, l’unico che si è costituito come partito dopo la rottura del Pd, avrebbe dovuto fare un po’ da vigile urbano in questo caos di movimenti e di spostamenti ma è diviso e non sa da che parte stare.

Romano Prodi.

Non devo dare lezioni a nessuno, figuriamoci. Ma ragionando come possibile elettore vedo tre cose. Uno: Renzi si è gettato nella più spericolata operazione politica della sua e della vita del centrosinistra. Se va a sbattersi, soprattutto se perde i padri nobili dell’Ulivo e avvia l’alleanza con Silvio Berlusconi, sarà l’evento più clamoroso dopo la discesa in campo del Cav stesso. Dall’ascesa clamorosa alla discesa epocale. Due: a sinistra di Renzi c’è vita e speranza, purché non si faccia un partito anti-Renzi che gli giova. Serve un partito o lista che dir si voglia che abbia un programma “rivoluzionario” per il Paese. Il Paese attende di essere rovesciato come un calzino. Basta dargli come nemici non il parlamento e la politica ma i signori della finanza, i ricchi che hanno vinto contro i poveri. Tre: questa operazione si può fare riducendo il numero di partecipanti delle due aree, diciamo “area Falcone” e “area Pisapia”, e così convincendo i due nuovi rassemblement a un patto che preveda anche la procedura democratica per la scelta del leader.

UN NODO CHE SOLO LA DEMOCRAZIA PUÒ SCIOGLIERE. Solo la democrazia può sciogliere il nodo di come si sta assieme in quel mondo che non sta con Renzi. Il resto è caciara. Sono articoli e interviste illeggibili. Chi mostra di non sapere unire si prepari per un altro giro, perché questa volta ha perso già prima di iniziare a correre.

7 Giugno Giu 2017 1030 07 giugno 2017
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