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22 Giugno Giu 2017 1603 22 giugno 2017

Roma, giunta Raggi sempre in fibrillazione: lascia Colomban

A settembre pure l'assessore alle Partecipate vicino a Casaleggio libererà la poltrona. È passato un anno ma la squadra della sindaca continua a perdere pezzi.

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Anche il trevigiano Massimo Colomban, assessore alle Partecipate amico di Luca Zaia e vicinissimo alla Casaleggio, lascia Virginia Raggi. «A settembre conto di ritornare in toto alle mie attività», ha spiegato in una intervista al Messaggero, «il mio è un assessorato di scopo, quindi a tempo, sto completando tutta la riorganizzazione della governance delle Partecipate. Il gruppo di lavoro va avanti spedito, il dossier è a buon punto, presto lo presenteremo». Nessuna sopresa, dunque. «La sindaca lo sa: sono stato chiamato per una missione, a settembre ritengo che il mio compito potrà dirsi esaurito». E nessuna rottura con la squadra pentastellata. Che, anzi, Colomban ha definito «unita e vogliosa di fare, composta da giovani intraprendenti e da elementi più grandi ed esperti, un bel mix, insomma».

TEMPO SCADUTO? Dietro l'addio dell'imprenditore veneto, malvisto dall'inizio sia dalla sindaca che aveva vissuto la nomina calata dall'alto come un commissariamento da parte di Milano sia da una buona fetta di elettorato 5 stelle, non ci sarebbero dunque le tensioni (per usare un eufemismo) con Andrea Mazzillo, titolare del Bilancio. Che stando a vari retroscena, avrebbe più volte pestato i piedi al collega. Il sospetto però è che le dimissioni a settembre di quello che è stato definito l'uomo della Casaleggio siano un po' come la sirena del Titanic-Raggi. Al di là del sostegno di facciata, da più parti si mormora che i vertici ne abbiano abbastanza della prima cittadina. E che siano pronti a darle il benservito ma solo dopo le Politiche. Il boomerang di un eventuale fallimento nella Capitale sarebbe infatti difficilmente gestibile da chiunque. Dal canto suo Davide Casaleggio a Roma per una toccata e fuga ha ribadito ai cronisti che il sostegno alla sindaca non è in discussione.

IN UN ANNO PERSI CINQUE ASSESSORI. Fatto sta che anche al netto delle beghe giudiziarie e il rischio per Raggi di finire a processo per falso e abuso d'ufficio e delle prime intercettazioni relative a Raffaele Marra, la Giunta pentastellata di Roma si conferma una clamorosa incompiuta. Dopo un anno burrascoso, infatti, continuano le defezioni. Colomban è solo l'ultimo ad aver lasciato la nave. In principio (settembre 2016) fu Carla Rainieri. Il magistrato capo di gabinetto rassegnò le dimissioni a seguito di un parere dell’anticorruzione che contestava una errore nel tipo di contratto scelto dal Campidoglio per inquadrare il suo ruolo. Per solidarietà seguirono quelle del super assessore al Bilancio Marcello Minenna, fortemente sponsorizzato da Luigi Di Maio. Una frattura che evidentemente si è ricomposta visto che l'ex assessore ha presenziato alla kermesse in memoria di Gianroberto Casaleggio a Ivrea.

L'ex assessore all'Urbanistica Paolo Berdini.

A sostituire Minenna è chiamato tra gran squilli di tromba il magistrato in pensione Raffaele De Dominicis. «Una persona che ha dimostrato di essere un vero servitore dello Stato, e per questo siamo onorati che faccia parte della nostra squadra», lo aveva presentato Raggi il 5 settembre. Tre giorni dopo però la sindaca aveva cambiato idea: «In queste ore ho appreso che l'ex magistrato e già procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio in base ai requisiti previsti da M5s non può più assumere l'incarico di assessore al Bilancio della giunta capitolina, per tanto di comune accordo abbiamo deciso di non proseguire con l'assegnazione dell'incarico». Poche ore dopo fu svelato l'arcano: l'ex procuratore regionale della Corte dei Conti era indagato dalla procura di Roma per abuso di ufficio. «Mi sento vittima di un complotto e di una ingiustizia grave e senza precedenti», commentò amareggiato lui. Alla fine si è arrivati allo spacchettamento del ministero e alle nomine di Colomban e Mazzillo.

L'AFFAIRE MURARO. Altro assessorato, altre dimissioni. Il 13 dicembre dopo lunghi e accesi dibattiti in casa M5s e nonostante la strenua difesa di Raggi, anche Paola Muraro lascia. L'assessora all'Ambiente era infatti stata raggiunta da un avviso di garanzia per reati ambientali ai tempi della sua super consulenza all'Ama. A sostituirla Pinuccia Montanari. Tempo di prendere fiato ed ecco finire in manette con l'accusa di corruzione «uno dei 23 mila dipendenti comunali» (cit. Raggi) e cioè Raffaele Marra che in realtà era capo del personale capitolino e braccio destro della sindaca. A stretto giro, il Raggio magico ha però perso altri due pezzi: il vicesindaco Daniele Frongia e il capo della segreteria politica Salvatore Romeo, Mr Polizza. Al posto di Frongia è arrivato Luca Bergamo, nel mirino dei talebani stellati perché a loro dire troppo tenero col Pd.

LO STRAPPO DI BERDINI. Ma non è finita. Lo scorso febbraio, dopo mesi di tensioni e tira e molla, ha lasciato tra le polemiche anche l'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini. Il principale motivo del contendere? Le divergenze di vedute sulla costruzione del nuovo stadio della Roma. In un colloquio alla Stampa Berdini si era poi lasciato andare in giudizi non esattamente lusinghieri sulla sindaca e sul suo entourage definito senza mezzi termini «corte dei miracoli». In realtà da mesi, secondo quanto hanno riferito fonti pentastellate a L43, dai "piani alti" erano arrivate pressioni per bloccare alcuni progetti avallati proprio da Berdini, dall'autorecupero del collettivo Alexis al progetto di riqualificazione degli Ex mercati generali.

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