I 400 colpi
Virginia Raggi
31 Luglio Lug 2017 0854 31 luglio 2017

Se cade Roma addio alle ambizioni grilline di governare il Paese

La difesa a oltranza del sindaco, diretta emanazione dei padri nobili del movimento, rivela il vicolo cieco in cui si trova il M5s: perdere la città eterna significa dire addio a palazzo Chigi.

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C’è un modo per orientarsi, per capire cosa ci sia dietro il bailamme romano che, da quando i grillini sono al potere, fa strage quasi quotidiana di manager e assessori spingendo sempre più la città alla sua deriva terzomondista? Semplice, Roma è diventata il terreno di scontro permanente tra due opposte fazioni dei 5 stelle: da un lato Grillo, Casaleggio e i loro fedelissimi, dall’altro quello che viene chiamato il gruppo degli ortodossi, che ha in Roberta Lombardi, Paola Taverna, Nicola Morra e Roberto Fico (il quale non a caso sul Fatto quotidiano dice esplicitamente che lui all’ipotesi di fare il candidato premier ha tutt’altro che rinunciato) gli esponenti di punta.

Sulla carta lo scontro è impari, non solo perché gli ortodossi hanno a che fare con i fondatori e padri nobili del movimento, ma perché l’attuale inquilina del Campidoglio è una loro diretta emanazione. Fateci caso, ma di fronte alla reiterata sequela di errori e pasticci che Virginia Raggi ha combinato sin dall’esordio in Campidoglio, il suo mantra assolutorio di ultima istanza è uno solo: «Beppe è con me».

A ROMA SI GIOCA IL FUTURO DEL M5S. Cosa per altro vera, visto che l’ex comico, spesso sfidando l’evidenza, l’ha sempre protetta contro tutto e tutti. E non certo perché fosse convinto del suo buon operare, ma per una ragione molto semplice: l’amministrazione capitolina non deve cadere, pena il trascinare con sé le ambizioni grilline di governare il Paese. Simul stabunt, simul cadent : perdere la città eterna significa dire addio alle ambizioni di poter conquistare palazzo Chigi. Perché Roma non è Parma, e nemmeno Genova, la città del capo, dove alle ultime amministrative i pentastellati hanno rimediato una imbarazzante figura.

in tutte le circostanze in cui la sindaca viene messa in mora arriva prontamente da Milano o Genova il suo salvacondotto

Ecco dunque perché in tutte le circostanze in cui la sindaca viene messa in mora arriva prontamente da Milano o Genova il suo salvacondotto. Anche se la circostanza, vedi la vicenda Atac su cui si stanno accapigliando, è tale da mettere a repentaglio la sopravvivenza dell’amministrazione, non foss’altro perché il Comune è creditore verso la municipalizzata dei trasporti di una montagna di soldi senza i quali rischierebbe il dissesto.

RAGGI NON DEVE (POLITICAMENTE) MORIRE. Ecco spiegata la difesa a oltranza, così come il poderoso tentativo di compensare la sua scarsa attitudine con l’innesto in giunta di esterni. L’ordine che arriva dalla premiata ditta del Nord è perentorio: chiusa nel bunker del Campidoglio, Virginia non deve (politicamente) morire.

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