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Politica
11 Agosto Ago 2017 0800 11 agosto 2017

Lega Nord, la contaminazione fascista del partito di Salvini

Manifesti di "Noi con Salvini" attaccano Renzi e lodano il Duce. Il leader del Carroccio tace, strizzando l'occhio ai nostalgici. Bossi anti-terroni, xenofobia, razzismo, Calderoli e Borghezio: 30 anni di sparate.

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C'è stato un tempo in cui la Lega Nord del nuovo corso, quella delle ramazze del governatore lombardo Roberto Maroni, pareva diventata moderata a tal punto da querelare l'ex ministro Cécile Kyenge che l'aveva definita «un partito razzista». Era appena finito il dominio dei Bossi, non si parlava più di Padania e il movimento che fu del Senatùr tentava di scrollarsi di dosso i sospetti di xenofobia, allontanandosi anche dal progetto indipendentista.

SOLLETICATI DAI NAZIONALISMI. Ora le cose stanno cambiando: l'elettorato è solleticato dai populismi, nazionalismi, sovranismi e persino dai fascismi e il Carroccio, sempre molto attento agli umori della gente, non fa più lo schizzinoso quando si parla di imbarazzanti analogie e pericolose nostalgie.

Matteo Salvini.

"Noi con Salvini" si schiera: meglio il Duce di Renzi

L'ultimo episodio, avvenuto all'ombra della silhouette di Alberto da Giussano che ancora si staglia nel simbolo della Lega Nord, riguarda i manifesti che il gruppo “Noi con Salvini” ha fatto affiggere nel Salernitano. Due fotografie: da una parte Benito Mussolini, dall'altra Matteo Renzi. Sotto il volto del Duce si legge: “Ha dato le pensioni; ha dato le case popolari; ha reso grande l'Italia; faceva lavorare tutti perché non tollerava i parassiti”, sotto quello dell'ex premier dem: “Ha tolto le pensioni; toglie la casa agli italiani per darla agli immigrati; dà un sussidio di 1.200 euro al mese agli immigrati; sta svendendo l'Italia”. Quindi, in calce, una postilla provocatoria e un po' minatoria: “L'On. Fiano è avvisato: accettiamo querele per apologia di fascismo”.

AI NOSTALGICI PIACE LA LEGA? I nostalgici della dittatura di ieri guardano con simpatia alla Lega di oggi. E Salvini? Tace, rafforzando il sospetto che, nel Centro e nel Sud Italia, dove la Lega non può irretire l'elettorato con canti celtici, riti da druidi e promesse di una imminente secessione (ancora attuale se si pensa ai referendum veneti e lombardi in programma nell'autunno 2017 sull'indipendenza), si lasci avvicinare dai neofascisti. Insomma, da Benito Mussolini a Matteo Salvini, criticando Matteo Renzi e dimenticandosi di Giacomo Matteotti, il deputato socialista assassinato dal regime del Duce nel 1924.

E PENSARE A BOSSI ANTI-FASCISTI... Ma scordandosi anche delle origini, fieramente antifasciste, del partito: sono ormai lontani gli anni in cui, dal palco dei suoi comizi, il Senatùr invitava i leghisti ad andare «casa per casa a stanare i fascisti» e definiva Alleanza nazionale il «fetore peggiore del parlamento» (accadeva il 4 agosto del 1995).

Questo è il manifesto affisso a firma "Noi con Salvini" a Giffoni Valle Piana. Spero davvero che l'interessato faccia pulizia nei ranghi del "Noi", prima che si trasformi in "LVI con Salvini"

Geplaatst door Enrico Mentana op woensdag 9 augustus 2017

Vilipendio alla bandiera e attacchi ai terroni: le prime uscite al limite

Non è certo una novità che la Lega sia sempre stata in bilico tra affermazioni folkloristiche sopra le righe, urlate ai comizi, e reati quali il vilipendio o la propaganda di idee fondate sull'odio razziale.

INVITO ALLE ARMI PER LA SECESSIONE. Basti pensare alle condanne che negli anni hanno colpito il leader maximo, Umberto Bossi. Dal vilipendio alla bandiera, per aver detto che col Tricolore ci si sarebbe pulito... le terga, al vilipendio all'ex capo dello Stato Giorgio Napolitano, definito “terrone”, passando per l'istigazione a delinquere ai danni di Gianfranco Fini e per aver minacciato l'unità nazionale millantando di poter chiamare a combattere centomila bergamaschi armati fino ai denti e disposti a tutto pur di ottenere la secessione.

CONTRO I PROFESSORI NON DEL NORD. Quando, nel 2008, Bossi jr. alias “il Trota” fu bocciato per la terza volta alla maturità, Bossi senior se la prese con la categoria degli insegnanti, in gran parte, a suo dire, composta da gente «non del Nord» colpevole di far patire le peggiori angherie ai bravi studentelli padani.

Leghisti a Pontida.

Comunicazione rozza ma efficace: canottiera, sigaro e boutade

Non esiste potere politico o istituzionale che negli anni non sia stato attaccato da Umberto Bossi. Ma questo, del resto, faceva parte del gioco, che voleva una Lega sempre a metà del guado: un po' di lotta, rozza e battagliera, un po' di governo, borghese e a suo agio nei salotti romani. Una doppia faccia che ha permesso al partito del Sole delle Alpi di diventare, da semplice movimento territoriale, uno dei rappresentanti più forti della destra italiana, facendo sue istanze che furono dei comunisti e altre che sono diventate poi dei grillini.

ASTUZIE ELETTORALI DEL SENATÙR. Potremmo insomma definire quelle di Umberto Bossi delle boutade, delle astuzie elettorali, ma forse anche delle geniali armi di comunicazione, che ben si sposavano con quelli che diventeranno i suoi simboli: la canottiera e il sigaro sempre acceso al lato della bocca.

TROVATE PITTORESCHE E INOFFENSIVE. Ci vuole abilità per sputare sopra il tricolore e intanto giurare sulla Costituzione; invitare i militanti alla rivolta armata contro Roma e, intanto, sedere in parlamento, tra gli agi della Capitale; invocare la secessione e condividere piani di governo con Alleanza nazionale. Trovate pittoresche ma anche inoffensive, degne di un comunicatore eccezionale. Più preoccupanti, invece, gli scivoloni di altri esponenti leghisti.

Umberto Bossi in canottiera durante una sfida a braccio di ferro.

Calderoli e la sua “passione” per i gay: «Due calci nelle palle...»

Un altro rappresentante della vecchia guardia è Roberto Calderoli. Pilota di rally a riposo, dentista (definito da Gian Antonio Stella «odonto-statista»), sobrio nei modi (si vantava di possedere una tigre, che dovette dar via quando sbranò un cane, e due lupi, che lo addentarono a un polpaccio) e misurato nelle parole, padano fin nel midollo al punto di sposarsi con il rito celtico.

«PADANIA RICETTACOLO DI CULATTONI». Nel gennaio del 2006 l'allora ministro per le Riforme istituzionali bollò così la richiesta di estendere il matrimonio civile anche alle coppie omosessuali: «Assurde pretese di privilegi dei culattoni». In altre occasioni, con analoga sobrietà british, aveva detto: «La civiltà gay ha trasformato la Padania in un ricettacolo di culattoni», «Accoltellarli è troppo, però due calci nelle palle ai gay li darei anch'io».

UNA FISSAZIONE PER QUALCUNO SOSPETTA... E ancora: «Qua rischiamo di diventare un popolo di ricchioni». Una fissazione, tant'è che alla fine l'allora onorevole del Partito socialista italiano Franco Grillini, presidente dell'Arcigay, gli rispose con sarcasmo: «Ce l’ha sempre in bocca. A questo punto direi "gatta ci cova". L’ossessione in materia sessuale sta a significare problemi non risolti».

Umberto Bossi e Roberto Calderoli.

Calderoli, che dice di sé «non sono xenofobo, ma dico cose xenofobe», ha più volte offeso persone di colore, definendole senza mezzi termini «dei bingo-bongo che fino a qualche anno fa stavano ancora sugli alberi». Sua la frase: «Gli immigrati tornino nel deserto a parlare con i cammelli o nella giungla con le scimmie» e sua, soprattutto, l'interminabile querelle con l'ex ministro Kyenge, offesa a più riprese: prima definita simile a un orango, poi «figlia di uno sciamano che fa macumbe».

SFOGO CONTRO LA MACUMBA. Il rituale, nel profondo Congo, ci fu davvero, immortalato dal settimanale Oggi, ma mentre il padre della Kyenge sosteneva che avesse come sola finalità quella di allontanare gli spiriti maligni da Calderoli, l'ex ministro scriveva su Facebook: «Sei volte in sala operatoria, due in rianimazione, una in terapia intensiva, è morta mia mamma e nell'ultimo incidente mi sono rotto due vertebre e due dita. Non sono mai stato superstizioso, ma dopo la macumba che mi ha fatto il papà della Kyenge mi è capitato di tutto e di più. Non so se chiamare direttamente Bergoglio, sempre che non sia troppo occupato a sistemare gli immigrati a casa nostra, ma io devo trovare assolutamente un esorcista».

Cecile Kyenge e Roberto Calderoli.

Nel 2006 si presentò al Tg1 con una maglietta irriverente su Maometto. Aveva fatto di peggio, ma fu costretto a dimettersi per non compromettere i rapporti di amicizia con la Libia di Gheddafi, che protestò duramente col governo Berlusconi.

MAIALE DAY ANTI-MUSULMANI. L'islam, che a suo dire «non è una civiltà», è da sempre il suo chiodo fisso. Nel 2007 Calderoli scatenò una bufera politica e lo sdegno della comunità musulmana con la sua proposta di indire un “maiale day” e la provocazione di portare a grufolare il suo maialino sui terreni individuati per la costruzione delle moschee.

«NAPOLI È DIVENTATA UNA FOGNA». Senza mai dimenticare il primo amore, cioè l'odio per i meridionali: «La fogna va bonificata e visto che Napoli oggi è diventata una fogna bisogna eliminare tutti i topi, con qualsiasi strumento, e non solo fingere di farlo perché magari anche i topi votano».

Calderoli con la maglietta irriverente su Maometto.

Come Borghezio nessuno: assalti sui treni e solidarietà a Breivik

Tra i leghisti più pittoreschi spunta poi l'europarlamentare Mario Borghezio, eletto a Bruxelles anche grazie ai voti di CasaPound. Nel 1999 salì sui treni lombardi armato di disinfettante da spruzzare sulle "lucciole" nigeriane. Nel 2011 arrivò quasi a solidarizzare con Breivik, l'autore della strage di Oslo che costò la vita a 76 giovani, affermando: «Quando una popolazione si sente invasa, poi nascono dei fenomeni di reazione, anche se gli eccessi sono da condannare». Perfino Calderoli prese le distanze e chiese scusa al governo norvegese.

CONDANNATO PER DIFFAMAZIONE. Recentemente condannato per diffamazione aggravata ai danni dell'ex ministro Kyenge (ai microfoni de La Zanzara aveva detto: «Gli africani sono africani, appartengono a un'etnia molto diversa dalla nostra». E poi ancora: «Kyenge fa il medico, le abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano»), ha commentato: «Un risarcimento che mi costringerebbe a vendere casa... Se i "garantisti" del Pd pensano di tapparmi la bocca in questo modo, sbagliano. D'ora in poi, occhio per occhio...».

LA LEGHISTA E L'INVITO ALLO STUPRO. Ma l'elenco sarebbe lungo. Del resto Borghezio iniziò a sparare a zero sull'ex ministro dal giorno della sua nomina, dicendo: «Scelta del cazzo, ha la faccia da casalinga» e «questo è un governo del bonga bonga». Ma l'insulto più grave di un esponente della Lega all'ex ministro Kyenge le è stato rivolto nel giugno 2013, dall'allora consigliere di Padova, Dolores Valandro, che sui social aveva scritto: «Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? Vergogna».

Salvini, l'ex cattivo ragazzo che ora tollera le camicie nere

E poi c'è naturalmente Matteo Salvini, il segretario federale della Lega di nuovo corso. Il suo partito ha archiviato le lotte per l'indipendenza, il sogno della Padania e la belligeranza nei confronti di “Roma ladrona”. Oggi, dicono i leghisti del nuovo millenio, a ladrare è Bruxelles, e Salvini ne sa qualcosa visto che risulta tra gli eurodeputati più assenteisti (è al 628esimo posto su 765 europarlamentari per partecipazione alle votazioni; 238esimo per produttività. Fonte: votewatch.eu), tanto da esser stato platealmente richiamato da un collega, Marc Tarabella, che gli ha detto: «È una vergogna sentirti in Aula, perché per un anno e mezzo abbiamo lavorato. Sei l'unico che non abbiamo mai visto in riunione. Sempre in tivù e mai in Aula, mai in riunione per lavorare. È una vergogna! Sei un fannullone»).

«SENTI CHE PUZZA, I NAPOLETANI». Da deputato, era finito alla ribalta nel 2009 per aver intonato, alla festa di Pontida, il coro: «Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani. Napoletani colerosi». Sua anche l’idea di creare una metro solo per i milanesi: «L’idea di riservare posti ai milanesi, da qui a qualche anno, potrebbe diventare una realtà. La mia è l’amara considerazione da parte di un utente dei mezzi pubblici».

SCUSE PER GLI ERRORI GIOVANILI. Con l'investitura a segretario federale, pareva aver smesso la tenuta da “cattivo ragazzo” a favore delle eloquenti felpe che riportavano di volta in volta la località nella quale si trovava. Tant'è che a marzo 2017 si era detto disposto persino a chiedere scusa in ginocchio ai napoletani per gli errori “giovanili”. E subito c'era stato chi aveva commentato dicendo che, volendosi candidare a presidente del Consiglio, presto avrebbe iniziato a indossare il doppiopetto e a fare discorsi più moderati. Oggi ombre sempre più nere si stagliano sui verdi vessilli verdi della lega. Ombre che all'elmo di Alberto da Giussano o a quello con le corna di Obelix preferiscono il fez.

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