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19 Agosto Ago 2017 0900 19 agosto 2017

Raggi a Roma, bilancio dopo 14 mesi di gaffe, errori e opacità

Valzer degli assessori. Trasparenza sacrificata. Emergenza idrica, incendi, guai con l'Atac, casse indebitate, no alle Olimpiadi e allo stadio. Tutti i passi falsi del sindaco della Capitale. Bocciata da sette romani su 10.

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La presa di Roma per il Movimento 5 stelle sarebbe dovuta essere la dimostrazione tangibile che un altro tipo di governo, ispirato ai valori della trasparenza e dell'onestà, fosse possibile. Dopo 14 mesi di Giunta Raggi, però, non si può dire che l'obiettivo sia dietro l'angolo. Sono stati tanti gli errori, le gaffe, gli scivoloni e le leggerezze commesse dalla sindaca per inesperienza, insipienza e per la poca libertà che le è stata concessa da Beppe Grillo e Davide Casaleggio.

IMBARAZZI CON LA MAGISTRATURA. Amministrare una città come Roma non è affatto facile e sarebbe stato sciocco attendersi chissà quale miracolo, chissà quale trasformazione in così poco tempo. Nessuno si sarebbe però aspettato che l'unica trasformazione avrebbe riguardato i principi fondamentali dei pentastellati: la decantata onestà ridotta a mera buona fede per difendersi dalle accuse dei magistrati, la trasparenza sacrificata a più riprese nel nome della tenuta della Giunta e il codice etico cambiato in fretta e furia per evitare alla prima cittadina altri imbarazzi in caso di indagini della magistratura.

Arrivederci Roma: 262 mila turisti fuggiti via

L'ultimo problema, ma solo in ordine di tempo, è cascato in capo a Virginia Raggi a ridosso di ferragosto: la fuga dei turisti dalla Capitale. Secondo Confesercenti, l'estate 2017 per Roma segna, per la prima volta negli ultimi anni, un trend negativo. Proprio quando il turismo in tutta Italia è invece tornato a crescere. E se le presenze sui litorali della Penisola aumentano del 2,3%, la Capitale perde più o meno la stessa percentuale: 2,5% che, tradotta in numeri, equivale a 262 mila turisti fuggiti altrove.

IMMAGINE DETERIORATA DELLA CITTÀ. Niente più “vacanze romane”, insomma, e la colpa potrebbe dipendere dal deterioramento dell'immagine della città, finita troppo spesso sulle prime pagine dei giornali nazionali ed esteri per motivi tutt'altro che lusinghieri.

Il Colosseo.
ANSA

Emergenza idrica: una questione sottovalutata

Ad aver pesato sul calo delle presenze potrebbe essere stata anche l'emergenza idrica di inizio estate, quando si ventilava che Roma potesse restare con i rubinetti a secco. I romani, che ne hanno viste di peggio e sanno bene che la loro città è sempre sopravvissuta a tutto e a tutti, ci scherzano su: «Siamo stati i primi nella storia ad avere un acquedotto, ci voleva la Raggi perché restassimo senza acqua». Le bizze del tempo certo non li spaventano.

ACCUSE DELLA COLLEGA GRILLINA. Sarebbe però riduttivo dare la colpa all'inerzia di Giove pluvio: anche l'amministrazione capitolina ha le sue responsabilità. Se il braccio di ferro tra Roma e la Regione Lazio (guidata dal Partito democratico) poteva essere derubricato come un dispetto tra fazioni politiche opposte, non è certo sfuggito a nessuno il duro j'accuse della sindaca di Anguillara, Sabrina Anselmo, del M5s, che a La Stampa ha dichiarato: «La Raggi non è mai venuta alle riunioni sulla gestione idrica del lago di Bracciano». La Anselmo ha detto ciò che in molti sospettavano: ossia che, fino allo scoppiare dell'emergenza, la sindaca Raggi si è disinteressata del problema idrico.

SINDACA "TELEGUIDATA" DA GENOVA. Non ha giovato all'immagine della prima cittadina nemmeno l'ennesimo soccorso di Grillo e Casaleggio, giunti nella Capitale il 24 luglio. I due, inizialmente attesi per il 25 per seguire l'iter parlamentare della legge sui vitalizi, hanno anticipato di 24 ore per offrire sostegno alla Raggi nel pieno dell'emergenza. Tuttavia, invece di blindarla politicamente, è sembrato che per l'ennesima volta le impartissero ordini per evitare altri errori, rafforzando così l'immagine di una sindaca "teleguidata" da Genova, come la descrivono le opposizioni.

Acea al lavoro sul piano, tutelati ospedali e vigili fuoco
ANSA

Il caso incendi e quella foto con i resti ancora fumanti

Dopo l'acqua, il fuoco. Anche gli elementi naturali complottano contro Virginia Raggi. L'ultima gaffe della sindaca è legata a una foto che la ritrae con i resti, ancora fumanti, della pineta di Castel Fusano alle spalle. Nelle intenzioni della Raggi avrebbe dovuto comunicare che l'amministrazione era presente e stava lavorando per risolvere l'emergenza dei roghi, ma la maggior parte dei romani non ha apprezzato il fatto che in primo piano comparisse il suo volto, incupito e pensoso, sottraendo importanza all'evento tragico e rischiando di derubricare il tutto al livello di mera immagine propagandistica.

RIMANDATA IN COMUNICAZIONE. Sono così fioccate le critiche: chi l'ha paragonata a Nerone, chi a Rossella O'Hara. Alla prossima "discesa su Roma" di Grillo e Casaleggio forse si unirà anche l'ex del Grande Fratello, Rocco Casalino, oggi communication manager dei cinque stelle: potrebbe impartire alla sindaca qualche lezione di strategia comunicativa.

Continua senza sosta il nostro impegno per proteggere e tutelare la Pineta di Castel Fusano dopo gli incendi che l’hanno...

Geplaatst door Virginia Raggi op dinsdag 8 augustus 2017

Giunta in perenne cambiamento: due assessori nuovi pure ad agosto

Era l'8 giugno 2016, mancavano ancora 11 giorni al ballottaggio, e Virginia Raggi, ospite alla trasmissione televisiva di RaiTre Agorà, dichiarava: «Presenterò la squadra entro il venerdì prima del voto». Non poteva certo immaginare che la composizione della sua Giunta sarebbe stata l'occupazione che la avrebbe impegnata per i 14 mesi successivi, creando non pochi imbarazzi a lei, all'amministrazione capitolina - di fatto paralizzata - e all'intero Movimento 5 stelle.

«AVANTI COSÌ ANDIAMO A SBATTERE». Gli ultimi due assessori, Margherita Gatta ai Lavori pubblici e Rosalba Castiglione al Patrimonio e politiche abitative, sono stati nominati il 4 agosto, dopo che la sindaca ha scorporato per punizione le deleghe dell'assessore al bilancio Andrea Mazzillo, reo di aver dichiarato a la Repubblica: «Qui serve una svolta, continuando così andiamo a sbattere. Va a sbattere tutta la città».

QUATTRO RIMPASTI E I CASI MARRA-MURARO. Quattro rimpasti. Quasi quanti le stelle nel loro simbolo. E appena 14 mesi di governo. È alla voce “nomine” che Virginia Raggi ha dato il peggio di sé, dimostrando una certa sprovvedutezza, una palpabile inesperienza, ma anche una scarsa indipendenza dai vertici del Movimento che, per diverso periodo, l'ha persino commissariata. Sarebbe davvero lungo ripercorrere tutti gli inciampi che si sono susseguiti nel tentativo di formare la squadra di governo: da Paola Muraro a Raffaele Marra, passando per Daniele Frongia e Carla Raineri, senza dimenticare Daniela Morgante, magistrato integerrimo alla quale, inspiegabilmente, la sindaca ha chiuso le porte in faccia.

Il primo insediamento della Giunta Raggi.

Balletti politici imbarazzanti: De Dominicis è durato solo un giorno

C'è chi è stato assessore per un giorno, come l’ex procuratore generale della Corte dei conti del Lazio, Raffaele De Dominicis (e in quello stesso giorno è riuscito a dichiarare che l'offerta gli arrivava non dalla sindaca, ma dall’avvocato Sammarco, nel cui studio la Raggi ha lavorato fino alla sua elezione), e chi non lo è mai stato, come l'ex rugbista Andrea Lo Cicero, annunciato in campagna elettorale con delega allo Sport, salvo poi venire dimenticato. Chi, come Enrico Stefano, è stato fatto fuori in nome delle quote rosa.

PRIMA "SQUADRA" 20 GIORNI DOPO IL VOTO. Tra errori di comunicazione, fughe di notizie, nomi bruciati dall'arrivo di avvisi di garanzia, la prima Giunta Raggi è stata presentata il 7 luglio 2016, 20 giorni dopo le elezioni, e ha continuato a perdere pezzi per tutti i 14 mesi successivi.

IL CURRICULUM INGIGANTITO DI GATTA. Nemmeno le ultime nomine sono state esentate dagli scivoloni: la Raggi ha presentato il nuovo assessore, Margherita Gatta (che nel V municipio aveva preso appena 73 preferenze), abbellendole il curriculum e dichiarando che ha ricoperto ruoli apicali in Inarcassa, l'ente previdenziale di architetti e ingegneri. Puntuale la smentita dell'ufficio interessato: la neo assessore era inquadrata come impiegata amministrativa. Per tacer del fatto che la Gatta è famosa per i suoi post (già rimossi) su Facebook anti-euro, anti-vaccini, anti-cancro curabile, a suo dire, con l'omeopatia.

Raffaele De Dominicis.

Una donna in corriera: i tormenti su Atac e la fuga del dg Rota

Poi naturalmente c'è la questione Atac. Prima che esplodesse il bubbone dei conti della municipalizzata dei trasporti capitolini e la conseguente fuga del direttore generale Bruno Rota, l'amministrazione si era del tutto disinteressata alla questione. Unica eccezione, il blitz a Tor Pagnotta del 27 marzo quando, a favore di giornalisti e telecamere, comunicava la rimessa in moto di 15 filobus che, nei mesi successivi, si sono rivelati del tutto inadatti a coprire quelle tratte, rompendosi a ripetizione. Senza dimenticare l'annuncio di aver potenziato il parco mezzi con 200 nuovi bus (in realtà 150), intestandosi però un merito che risaliva all'amministrazione Marino.

REFERENDUM PER PRIVATIZZARE. Ora che chiacchiere e slogan sono finiti, è tempo di essere concreti: sulla scrivania della Raggi restano sia un fascicolo che riporta passività per oltre 1.300 milioni di euro sia gli scatoloni con le firme raccolte dai Radicali, che presto indiranno un referendum per privatizzare il settore.

I Radicali hanno raccolto le firme per indire un referendum sulla privatizzazione di Atac.
ANSA

Debiti colossali: chiesti 1,8 miliardi al governo

Le cifre che spaventano il Campidoglio e che avevano spinto la Raggi il 12 luglio, in modo un po' polemico, a chiedere aiuto al governo Gentiloni («Servono 1 miliardo e 800 milioni di euro l'anno di fondi extra. Ce li date perché siamo la Capitale o no?») sono però altre.

PASSIVITÀ DI 1,5 MILIARDI. Naturalmente, il governo non potrà elargire la cifra richiesta. La Raggi lo sa bene, quindi ha iniziato una guerra contro le istituzioni nazionali minacciandole di chiedere il pagamento di tutti gli arretrati. Il 18 luglio, nel giorno del suo compleanno, si è presentata ai giornalisti battendo cassa: Palazzo Chigi deve al Comune 20 milioni di euro; la pubblica amministrazione è in debito per 80 milioni. Ma si tratta di importi destinati a sparire rispetto alle passività della Capitale: le ultime stime parlano di 1,5 miliardi di euro cui aggiungere un pregresso di 5.

TAGLIATA SOLO... FITCH. E il solo taglio operato dall'amministrazione è quello sugli esperti dell'agenzia di rating Fitch, che valutavano annualmente la capacità del Comune di restituire i soldi ai suoi creditori. L'ultimo giudizio era stato rivisto al ribasso: BBB ma con outlook stabile. Ora che gli analisti hanno dovuto fare i bagagli, Roma resta una delle poche capitali europee fuori dalle valutazioni delle agenzie. Una scelta che certo non attrae gli investitori e che, soprattutto, non si sposa con i principi di trasparenza decantati dai cinque stelle.

Il sindaco di Roma Virginia Raggi.

Troppi scivoloni in poco tempo: dal complotto frigo ai migranti

Le giravolte sulle Olimpiadi (in campagna elettorale aveva promesso un referendum, poi, pressata dai vertici del Movimento, è stata costretta a dire no senza nemmeno incontrare i rappresentanti del Coni rimasti ad attenderla sulla porta del Campidoglio), i balletti sulla costruzione dello stadio della Roma; la settimana bianca mentre in aula si discuteva del caso nomine; il “complotto dei frigoriferi”; le polemiche sui migranti; il suo rapporto, sempre più gelido, con il Vaticano, fino ad arrivare alla tolleranza zero nei confronti dei botti per l'ultimo dell'anno con una ordinanza che parificava quelli innocui a quelli distruttivi... sarebbero ancora tanti gli errori compiuti dalla sindaca Raggi in appena 14 mesi di amministrazione.

OPERATO BOCCIATO DAL 68,2%. Per il suo primo anno da sindaca, la Raggi si è attribuita in pagella 7 e mezzo. Sette romani su 10, invece, la rimanderebbero non a settembre ma a casa. È quanto è emerso dal sondaggio della società Izi, realizzato per la Repubblica in giugno. Su un totale di 1.036 romani, il 68,2% ha bocciato il suo operato. Solo il 20,1% l'ha difeso. Gode invece di maggior fiducia la Giunta, che ha dalla sua parte il 45,1% degli intervistati. Un dato eloquente, soprattutto alla luce dei diversi rimpasti che l'hanno interessata lasciando però al suo posto la sola bocciata dalla quasi totalità dei cittadini.

SU BASE NAZIONALE È PROMOSSA. Per completezza, un altro sondaggio, realizzato in estate da Ixè per Agorà, ha riportato risultati opposti: sette intervistati su 10 si schierano con Virginia Raggi. Rispetto al campionamento di Izi, però, qui l'intervista è su base nazionale, quindi meno rappresentativa.

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