RAGGI

M5s Roma, gli assessori epurati: prima ti stimo e dopo ti siluro

Onorati dell'incarico. Della fiducia della sindaca. Pieni di buoni propositi. Di intenti e obiettivi condivisi. Poi la rottura, a volte letta direttamente sui giornali. E gli sfoghi. Ipse dixit.

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Prendi un assessore, trattalo male. E scaricalo via stampa, epuralo, pugnalalo alle spalle, fallo sentire vittima di una ingiustizia. Pare essere questa la variazione sul tema di Teorema, facendo il verso al successo di Marco Ferradini, di Virginia Raggi che con Andrea Mazzillo ha cambiato il quinto assessore della sua Giunta. Il testo è scritto dagli ex che in questi mesi sono stati cacciati/indotti alle dimissioni dalla sindaca pentastellata o, a leggere interviste dei diretti interessati e retroscena, dai vertici pentastellati. Tradotto: Grillo&Casaleggio. Cariche e poltrone rette per pochi mesi, sotto i migliori auspici: cambieremo Roma ferita da Mafia Capitale, procederemo con la differenziata, blocchiamo sfratti, salviamo scuole sull'orlo della bancarotta. Parole rimaste sulla carta, pardon, nei video di presentazione che ancora si possono recuperare sul Blog. Un amarcord nostalgico per gli amanti del genere. Anche Raggi dal canto suo presentava i "suoi" con enfasi, difendendoli poi a spada tratta, come con Paola Muraro, o ripudiandoli a sole 72 ore dalla nomina come nel caso di Raffaele De Dominicis, che detiene il record del siluramente più rapido al Bilancio e in Giunta.

LA DELUSIONE DI LO CICERO. Le avvisaglie c'erano state e fin dall'inizio. Ne sa qualcosa il rugbista Andrea Lo Cicero dato per assessore allo Sport e poi silurato prima della nomina. Lui sui social prese la cosa con sportività, poi però si sfogò: «Io ho dato il mio contributo alla campagna della Raggi, che ha sfruttato la mia persona durante tutto il periodo elettorale: fino all'ultimo sono stato indicato come futuro assessore allo Sport. Ho avuto un grave danno d'immagine». E a Repubblica aggiunse: «Credo sia normale chiedersi che gioco hanno fatto sulla mia pelle. Rispetto alle promesse ricevute, non ho avuto alcun riscontro. Solo parole e tre mesi d'inferno». Ma anche Raffaele Marra, ex braccio destro della sindaca, liquidato dopo l'arresto come «solo uno dei 23 mila dipendenti del Comune».

A Mazzillo invece Raggi non avrebbe nemmeno comunicato la decisione di farlo fuori. Mentre il livornese Gianni Lemmetti arrivava nella Capitale per sostituirlo, lui alla stampa diceva di «non avere avuto alcuna informazione a riguardo». Bastava aspettare il solito post della sindaca in Facebook. «Ritengo che sia stato un vero sgarbo istituzionale quello che ho subito», si è sfogato l'ex assessore a Radio Radio, «sono stato epurato sostanzialmente dalla Giunta». «Fino all'altroieri sera», ha aggiunto Mazzillo, «eravamo in sala degli Arazzi a parlare di Atac, lo sanno tutti i romani che è un problema, abbiamo cercato di definire la linea ma nulla è emerso rispetto poi al comunicato di ieri. La cosa inaccettabile secondo me è la modalità con cui è avvenuto».

Andrea Mazzillo e la sindaca Virginia Raggi.

Un trattamento non proprio delicato, soprattutto se si considera la militanza di Mazzillo (fatta eccezione per i suoi trascorsi dem che a molti 5 stelle non erano andati giù al momento della nomina). «Abbiamo davanti delle sfide importanti e il contributo di Mazzillo sarà prezioso vista la sua esperienza in finanza locale», lo presentava Virginia Raggi il 30 settembre 2016. «Un contributo importante anche perché ha coordinato la stesura del programma per Roma del M5s elaborato con attivisti e cittadini». Insomma uno di cui fidarsi: «È un nostro attivista, uno di noi che si è speso per i programmi del M5s insieme ai cittadini ma, soprattutto, è un esperto di finanza locale e di bilanci».

«SONO A DISPOSIZIONE». E lui galvanizzato commentava: «Sono a disposizione dell'amministrazione. Quanto prima presenterò un programma per il prossimo trimestre, condiviso con consiglieri comunali, Municipi e commissione capitolina competente. Sono settimane che lavoriamo insieme anche con gli uffici della Ragioneria. Posso anticipare che si sta già provvedendo all'assestamento tecnico di bilancio, rintracciando tutte le necessarie economie. Parallelamente comincerà subito il lavoro che porterà alla redazione del prossimo bilancio di previsione». Poi però qualcosa è andato storto. Le critiche alla gestione Raggi affidate alla stampa e la remissione delle deleghe al Patrimonio lo hanno "condannato". A nulla è servita la professione di fede del 30 luglio, quel «condivido pienamente le linee strategiche e operative della sindaca Raggi». Ormai la decisione era stata presa.

Raffaele De Dominicis.

Più o meno lo stesso trattamento fu riservato anche a un outsider del Movimento: l'ex giudice della Corte dei Conti Raffaele De Dominicis chiamato a sostituire il primo assessore al Bilancio, il dimissionario Marcello Minenna. Il 5 settembre 2016 Virginia Raggi non aveva dubbi: De Dominicis è «un magistrato che ha sempre lottato per la legalità e la trasparenza», «una persona che ha dimostrato di essere un vero servitore dello Stato, e per questo siamo onorati che faccia parte della nostra squadra». De Dominicis a La Stampa aveva spiegato la genesi della sua candidatura: «Un amico, l’avvocato Sammarco, mi ha chiesto la disponibilità e io ho ritenuto di dovermi mettere a disposizione», per poi aggiungere: «Ho accettato con spirito di servizio perché Roma non sta messa bene e tutti a questo punto dobbiamo dare una mano». I contatti con Raggi erano stati solo telefonici: «Io sono fuori Roma quindi ci siamo sentiti al telefono due giorni fa e ho capito che abbiamo gli stessi obiettivi», mise in chiaro il giudice. «Ho avvertito un intento comune. La prossima settimana rientro a Roma e comincerò questa avventura. Siamo d’accordo che il mio ruolo sarà quello di fornire le linee di indirizzo che i funzionari dovranno poi mettere in pratica».

DALLE STELLE ALLE STALLE. Tre giorni dopo nemmeno ecco però la gelata: «In queste ore ho appreso che l'ex magistrato e già procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio in base ai requisiti previsti dal M5s non può più assumere l'incarico di assessore al Bilancio della giunta capitolina», scrisse la sindaca in Facebook, «pertanto di comune accordo abbiamo deciso di non proseguire con l'assegnazione dell'incarico. Siamo già al lavoro per individuare una nuova figura che possa dare un contributo al programma della giunta su Roma». Il motivo sarebbe stato un avviso di garanzia a carico di Dominicis di cui lui però aveva negato l'esistenza. E così gli «stessi obiettivi» e «l'intento comune» il 9 settembre si trasformarono in un colloquio con Repubblica in qualcosa di un po' diverso. «Quello non è un partito. Due stronzetti vogliono fottere Roma e la Raggi», sbottò De Dominiciss. «È un complotto. Sono vittima di un'ingiustizia grave e senza precedenti». E, ancora: «La politica non fa per loro. Ma quale codice d'onore. È un asilo infantile. Hanno perso un'occasione per dare una mano a Roma. Ha deciso il direttorio? Quattro che neanche hanno finito gli studi». Anche nel suo caso nessuna telefonata o mail. «Ho saputo tutto da voi giornalisti. Mi sento preso in giro. Non mi hanno detto niente dal Comune».

Paolo Berdini.
ANSA

Uno degli addii più esplosivi è stato quello dell'assessore all'Urbanistica Paolo Berdini. Dopo mesi di bracci di ferro e polemiche sullo stadio della Roma, Berdini si autosabotò lo scorso febbraio in una intervista a La Stampa - a cui davanti alle smentite dell'assessore seguì un audio - in cui diceva peste e corna dell'amministrazione e della sindaca definita «inadeguata per il ruolo che ricopre», «impreparata strutturalmente, non per gli anni» e con la colpa di essersi «messa in mezzo a una corte dei miracoli» e «messa vicino una banda».

L'EROE-SIMBOLO. E dire che Raggi di lui a luglio 2016 diceva: «Ha lottato contro il consumo di suolo e noi vogliamo un simbolo. Roma deve ripartire dalla riqualificazione dell'esistente, vogliamo una persona che possa opporsi ai palazzinari e lui sa farlo». Una sfida che l'urbanista era pronto ad accettare. Il primo agosto 2016 sul Blog spiegava: «I problemi di Roma sono tutti dentro una parola "l'abbandono del governo pubblico della città". In buona sostanza sono 25 anni che si susseguono interventi privi di un'unica regia». Prometteva di «ricostruire la legalità in una città che è sprofondata per colpa di Mafia Capitale» e di fare tornare Roma «lo specchio del Paese». Missione se non fallita non completata.

Paola Muraro e Virginia Raggi.
ANSA

Che dire poi di Paola Muraro. La super assessora all'Ambiente, indagata e difesa a spada tratta da Virginia Raggi, alla fine ha ceduto presentando le dimissioni. «L'assessore Muraro? Sta facendo un ottimo lavoro», assicurava la sindaca alla fine del luglio 2016. E Muraro dal canto suo garantiva sulla solidità della Giunta M5s «compatta contro i poteri forti». Ad agosto con un post notturno su Facebook la revoca delle deleghe. «Mi sono dimessa per fedeltà ai dettami del Movimento», spiegò poi lo scorso febbraio Muraro a La Stampa, «in realtà l’avviso di garanzia era l’atteso escamotage per farmi fuori». L'ex super consulente Ama aggiunse poi di condividere totalmente il programma pentastellato: «E ho provato ad applicarlo. Senza di me, è stato tradito». E a maggio a Repubblica rincarò la dose: «Sono stata fatta fuori».

MURARO ASSESSORE DEL TERRITORIO. Il 26 luglio 2016, presentando sul Blog il programma, Muraro era ottimista e piena di buoni propositi: «Per primo dobbiamo pulire la nostra casa, l'abbiamo trovata piena di macerie, piena di rifiuti e senza regole e quindi in questo momento interverremo, dettando e facendo osservare le norme. Poi ci sarà anche il risvolto programmatico che andremo nei prossimi giorni poi a definire e ve lo comunicheremo». Poi aveva aggiunto: «Dalla mia nomina io sono scesa subito in strada, per vedere in che condizioni è l'ambiente in cui viviamo la nostra casa, ragion per cui due volte a settimana io uscirò sul territorio e spero di incontrarvi».

Sulla sinistra, Marcello Minenna.

Altro dimissionario, il primo, è stato il super assessore al Bilancio e Partecipate Marcello Minenna. Stando a un retroscena di Repubblica del 3 settembre 2016 (mai smentito, anzi rilanciato da tecnico) Minenna poco dopo lo strappo si era sfogato con gli amici ribadendo che non c'erano più le condizioni per il rispetto delle regole. «C'è stato un problema di trasparenza, Virginia deve spiegare ai cittadini. In questi mesi ho respinto compromessi al ribasso. Virginia si è circondata di persone sbagliate, che peraltro non hanno nulla a che fare con lo spirito dei 5 stelle».

ONORATO DELL'INCARICO. Un mese prima, a inizio agosto, sul Blog scriveva: «Sono onorato dell'incarico che mi ha voluto dare Virginia perché in fondo queste deleghe mettono l'economia e la finanza della Capitale sotto un'unica cabina di regia e vedete, mettere sotto controllo le questioni finanziarie vuol dire liberare risorse per l'economia, cioè per la città e per i cittadini». Lodando la decisione di accorpare tre deleghe su un unico assessore - accorpamento che è durato poco - che avrebbe fatto risparmiare almeno 150 mila euro l'anno al Campidoglio. Già dalla prima settimana Minenna però Minenna rassicurava i romani sul suo ruolo e il suo impegno. «Voglio rassicurarvi che non mi occuperò solo di questi aspetti strategici ma che affronterò anche le questioni nel quotidiano. Qualche giorno fa si stava per eseguire uno sfratto di un appartamento occupato da una persona disabile per una serie di disguidi di carte. L'abbiamo bloccato. Una scuola per poche migliaia di euro rischiava di non aprire a settembre, abbiamo trovato i soldi».

SEMPRE IN AREA STELLATA. E ora? Minenna ha sì chiuso la porta a Virginia Raggi ma non certo al Movimento 5 stelle (per lui si starebbe parlando di un ministero in caso di vittoria alle Politiche). Dopo aver partecipato alla convention di Ivrea dedicata alla memoria di Gianroberto Casaleggio e ad altri appuntamenti M5s, pochi giorni fa ha ribadito: «Rimane fermo il mio impegno da tecnico. Sono sempre stato ben disponibile a lavorare con il Movimento sulle idee, sui contenuti e su quanto occorre per far ripartire il Paese. Il mio obiettivo è aprire un dialogo per favorire la diffusione di conoscenze economiche e finanziarie ormai necessarie e promuovere un dibattito importante sul futuro dell'Unione monetaria». Per lui si aprono orizzonti più ampi del Raccordo anulare.

24 Agosto Ago 2017 1513 24 agosto 2017
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