Etruria: ostacolo vigilanza, assolti
Il caso Etruria
Woodcock
21 Settembre Set 2017 1940 21 settembre 2017

Il Csm indaga su Woodcock ma si dimentica del pm di Etruria

L'organo di autogoverno dei magistrati ha impiegato solo due mesi per processare la toga del caso Consip. Tutto tace però sull'appartamento di Rossi. E pure sulle carte desecretate ci sono due "pesi politici" diversi.

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Per Henry John Woodcock, procuratore di Napoli che ha indagato su Consip, è stato imbastito un processo lampo, durato appena due mesi. Invcece per Roberto Rossi, il procuratore capo di Arezzo che è titolare delle inchieste su Banca Etruria, è ancora tutto fermo, con una pratica aperta ormai dal dicembre 2016 e mai affrontata su un appartamento utilizzato tra il 2010 e il 2011 che avrebbe infastidito il vicinato per un continuo “andirivieni di ragazze”.

ALTRO CHE «CERTEZZA DEI TEMPI». La storia fu raccontata da Stefano Zurlo su il Giornale, scatenando non poche polemiche nell’organo di autogoverno delle toghe. E pensare che nel luglio del 2016 proprio il plenum aveva approvato una circolare «per garantire una maggiore certezza dei tempi del procedimento».

INTRECCIO DI OMBRE AD AREZZO. Provvedimento che sembra valere per Woodcock ma non per Rossi, che rischia di essere trasferito per incompatibilità ambientale. Anche perché un magistrato, sottolineava il Giornale, deve tutelare la propria onorabilità, «evitando anche solo l'ombra di possibili ricatti e voci velenose», tanto più se di dominio pubblico in una città come Arezzo.

PRIMA COMMISSIONE A MARCA PD. Sono i due pesi e due misure della prima commissione di Palazzo dei Marescialli, dove presidente è Giuseppe Fanfani, avvocato, esponente del Partito democratico, anche lui di Arezzo. Ma dove è consigliere anche Luca Palamara, leader di Unicost, la stessa corrente della magistratura di Rossi.

Henry John Woodcock.

ANSA

Se sul pm napoletano che ha indagato sul Giglio magico renziano il Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha lavorato a marce forzate sin da giugno - ascoltando i colleghi partenopei e chiudendo la pratica in neppure due giorni archiviando non senza polemiche le accuse sulla gestione dell’inchiesta Consip - per Rossi il discorso è molto diverso.

MAGISTRATO NEL MIRINO DAL 2015. Il pm aretino era già finito al centro di una discussione nel 2015, quando emerse il suo doppio ruolo di consulente dei governi Enrico Letta e Matteo Renzi e al tempo stesso di magistrato nel crac della banca dove era vicepresidente il padre dell’allora ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. Fu archiviato.

Il pm Roberto Rossi.

Qui c’è da fare un inciso. La Prima commissione è una delle più blindate, perché tocca da vicino questioni legate agli stessi magistrati, casi appunto di incompatibilità o di onorabilità. Le carte difficilmente escono. Non è stato il caso dell’audizione del procuratore di Modena Lucia Musti, che si è vista pubblicare interi virgolettati sui quotidiani e che poi ha dovuto smentire.

VIRGOLETTATI USATI POLITICAMENTE. Ora c’è chi vorrebbe che anche le carte su Etruria siano desecretate, come successo per le presunte accuse al Capitano Ultimo, al secolo Sergio De Caprio, e all’ufficiale dei carabinieri Giampaolo Scafarto o allo stesso Woodcock. Su questa vicenda indaga la procura di Roma per violazione di segreto, dopo che i virgolettati della Musti sono stati sfruttati dal Pd per attaccare gli investigatori dell’inchiesta Consip, che ha messo sotto indagine il padre dell’ex premier, il ministro dello Sport Luca Lotti, il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette e quello della legione toscana Emanuele Saltalamacchia.

«CONTA IL GRADIMENTO DEL GOVERNO...». A parlarne a Palazzo dei Marescialli è stato il consigliere laico di Forza Italia Pierantonio Zanettin: «Se è stata desecretata Consip, allora è opportuno desecretare tutte le pratiche politicamente sensibili, compresa quella sul pm Roberto Rossi di Arezzo per l’indagine su Banca Etruria. Altrimenti vuol dire che le pratiche vengono desecretate a seconda del gradimento del governo di turno».

Pier Luigi Boschi, ex vice presidente di Banca Etruria, e la figlia Maria Elena, sottosegretaria.

Ma a lato della pubblicazione o meno degli atti, su cui anche il Movimento 5 stelle e Forza Italia chiedono chiarezza, su Rossi pende un procedimento su cui vige la massima riservatezza, scomparso nei corridoi di Palazzo dei Marescialli. Non solo. Anche sull’inchiesta di Genova, collegata al procedimento, è calata una coltre di nebbia. Tanto che, a quanto risulta a Lettera43.it, dei documenti che sarebbero dovuti arrivare a Roma dal capoluogo ligure non c’è ancora traccia.

LA GARÇONNIÈRE CONOSCIUTA IN CITTÀ. Zurlo su il Giornale aveva raccontato nei dettagli la storia della presunta garçonnière del magistrato, anche perché conosciuta in tutta la città. L’appartamento dove c’era questo via vai di donne era finito dentro a un fascicolo in mano al pm genovese Francesco Pinto. Tutto si è svolto a Poggio Fabrelli e di mezzo ci sarebbe anche un poliziotto infedele, tale Antonio Incitti, ai tempi braccio destro del procuratore che avrebbe “spremuto” 50 mila euro a un imprenditore.

MAI PAGATO AFFITTO, BOLLETTE E SPESE. Rossi avrebbe utilizzato quell’appartamento senza mai pagare l’affitto, le bollette e persino le spese condominiali. I conti sarebbero stati saldati dalla Italcasa Costruzioni Srl, dove amministratore è Marta Massai, fidanzata in quei mesi proprio di Incitti. Ma su questo al Csm tutto tace.

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