Etruria: ostacolo vigilanza, assolti
Il caso Etruria
Renzi Boschi 151216122748
20 Ottobre Ott 2017 0925 20 ottobre 2017

Bankitalia, Etruria e l'attrazione fatale di Boschi per le banche

Secondo le ricostruzioni sulla sempre più intricata vicenda della riconferma di Ignazio Visco è bastato grattare poco per far venir fuori la manina del sottosegretario.

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Fossimo la ministra Boschi, ogni volta che all’interno del suo partito o dell’esecutivo sentissimo pronunciare la parola banca scapperemmo mille miglia lontano. Invece Maria Elena prova verso il termine una irresistibile attrazione, quasi fosse il dolce richiamo di una sirena, la magica voce del credito che invita a farsi sotto. Secondo le ricostruzioni sulla sempre più intricata vicenda della riconferma di Ignazio Visco è bastato grattare poco per far venir fuori la sua manina. La sottosegretaria avrebbe agito d’intesa con Renzi, scrivendo la mozione e trovando dentro il Pd la cirenea Fregolent che ci mettesse la faccia, e “dimenticandosi” di avvisare il presidente del Consiglio di ciò che stava per fare.

Ora, è vero che le colpe dei padri non ricadono sui figli, ma se i figli sono ministri, e dall’alto del loro ruolo cercano di mettere un pezza alle colpe dei padri, si finisce per diventarne complici.

Così Gentiloni, che di suo non è un cuor di leone, ha dovuto abbozzare e, pena un incidente difficilmente ricomponibile all’interno del suo governo, rinnovarle la fiducia. Passando per buona, obtorto collo, la tesi del segretario del suo partito il quale, invece, sostiene che non solo Palazzo Chigi era stato avvisato, ma che nulla aveva eccepito sulla mozione che sfiduciava di fatto Ignazio Visco.

IL RIFLESSO PAVLOVIANO DI MARIA ELENA. Quel che non si capisce è perché in materia Boschi sia così recidiva. È come se un riflesso pavloviano la portasse ad occuparsi di una tema dove, visto il ruolo ricoperto dal padre in Banca Etruria (e vista soprattutto al fine che ha fatto l'istituto di credito) è in palese conflitto di interessi. Ora, è vero che le colpe dei padri non ricadono sui figli, ma se i figli sono ministri, e dall’alto del loro ruolo cercano di mettere un pezza alle colpe dei padri, si finisce per diventarne complici.

Nel maggio scorso Ferruccio de Bortoli, in quello che resta tuttora uno dei misteri irrisolti, aveva raccontato nel suo libro di come Boschi avesse fatto pressioni sull’allora ad di Unicredit Ghizzoni perché si interessasse delle sorti della popolare aretina. Non sono passati neanche cinque mesi, e di nuovo la ministra si infila nel periglioso groviglio bancario per chiedere la testa del governatore di Bankitalia. Tutto questo nel momento in cui la neonata Commissione di inchiesta parlamentare si appresta a cominciare la sua disanima delle cause che hanno squassato quel mondo e impoverito chi ignaro e convinto di andare sul sicuro ci aveva investito.

LA COMMISSIONE SULLE BANCHE PRESIDIATA DA BONIFAZI. Errare humanum est, perseverare diabolicum. E a questo punto inutile. La Commissione parlamentare costituita a ridosso delle elezioni ha lo spazio di vita di una falena, e in ogni caso è ben presidiata dall’amico e collega della ministra Francesco Bonifazi e da un presidente, Pier Ferdinando Casini, che ha deciso di cominciare dalle banche venete e posporre il dossier Etruria. Fossimo la Boschi, meglio puntare che sull’intera vicenda e sul ruolo avuto dal padre come amministratore scenda l’oblio. Meglio troncare e sopire, avrebbe detto Andreotti, piuttosto che far rumore con iniziative improvvide e scomposte.

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