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Referendum in Lombardia e Veneto
Veneto
Politica
23 Ottobre Ott 2017 0115 23 ottobre 2017

Veneto, la sfida di Zaia dopo il trionfo: «Vogliamo 9/10 delle tasse»

Il presidente della Regione dopo la marea di sì al referendum per l'autonomia: «A Roma hanno capito quello che sta succedendo». Via alle trattative con il governo.

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Luca Zaia vince la scommessa dell'autonomia, e adesso si siederà con il mandato popolare del referendum al tavolo con lo Stato, per chiedere maggiori poteri in 23 materie, e le conseguenti risorse fiscali. «Penso che con questa elezione», ha detto Zaia, «si dimostri che non esiste il 'partito dell'autonomia', ma esistono i veneti che si esprimono a favore di questo concetto». «Vincono i veneti», ha aggiunto, «il senso civico dei veneti del 'paroni a casa nostra'. Nell'alveo della Costituzione si possono fare le riforme». Una vittoria senza margini di dubbio quella del governatore leghista, che con il 57,9% di affluenza - ben oltre il quorum del 50%+ uno - ha 'trascinato' anche la Lombardia nel successo autonomista. Il quorum, vigente solo in Veneto per statuto, era il vero target di Zaia. Se non avesse avvicinato il 60% dei votanti, Zaia avrebbe «buttato tutto nel cestino».

Non si sarebbe in ogni caso dimesso, ma avrebbe mancato l'investitura popolare forte, e la partita autonomista si sarebbe giocoforza annacquata. Invece il politico trevigiano, vero recordman di preferenze - è stato eletto presidente con il 60% nel 2010, riconfermato con il 50,4% nel 2015 - ha fatto ancora strike. Le province a trazione leghista, Vicenza, Padova, Treviso, e anche Verona, si sono recate alle urne in gran numero, superando nell'affluenza anche recenti referendum nazionali. Il dato è stato inferiore solo al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, che aveva registrato in Veneto il 76,7% dei votanti. «Noi chiediamo tutte le 23 materie, lo dico subito, e i nove decimi delle tasse», ha puntualizzato Zaia a urne ancora calde, annunciando che già domani porterà in Giunta regionale la delibera-quadro (pronta da tempo), per avviare, una volta ottenuta l'approvazione dell'assemblea veneta, la trattativa con lo Stato.

IL GOVERNO: «DISPONIBILI A TRATTARE». «Diventerà il nostro contratto che proporremo al Governo», ha aggiunto Zaia, ammonendo: «Io credo che a Roma si rendano conto di quello che sta avvenendo». Il primo a rispondergli è stato uno dei suoi maggiori oppositori nel Governo, il sottosegretario Gianclaudio Bressa, che ha sempre sostenuto «l'inutilità» dei referendum, dato che il tavolo sul «regionalismo differenziato» si può aprire semplicemente i sensi dell'art. 116 della Costituzione. «L'esito del referendum in Lombardia e Veneto», ha detto Bressa, «conferma l'importante richiesta di maggiore autonomia per le rispettive regioni. Il governo, come ha sempre dichiarato anche prima del voto di oggi, è pronto ad avviare una trattativa».

VIA ALL'ITER FORMALE. Tempo pochi giorni, quindi e il Veneto, probabilmente in accordo con la Lombardia, avvierà l'iter formale per il negoziato sulle 20 materie concorrenti (tra queste spiccano il coordinamento della finanza pubblica e tributario, lavoro, energia, infrastrutture e protezione civile) e in tre esclusive dello Stato: giustizia di pace, istruzione e tutela dell'ambiente e dei beni culturali. L'intesa tra lo Stato e la Regione interessata dovrà poi concretizzarsi in una proposta di legge che dovrà essere approvata a maggioranza assoluta da entrambe le Camere.

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