Lombardia,a ottobre referendum autonomia
Referendum in Lombardia e Veneto
Zaia Maroni Trattativa
Politica
23 Ottobre Ott 2017 0821 23 ottobre 2017

Referendum in Veneto e Lombardia, cosa succede dopo il voto

Le due consultazioni non hanno effetti immediati. Ma la vittoria del sì dà il via libera per chiedere maggiori competenze. Necessario l'ok del parlamento. Salvini: «Nessun problema per la linea della Lega».

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Il 38,2% degli elettori, poco meno di quattro su dieci, è andato a votare al referendum consultivo per l'autonomia della Lombardia. E il 96% ha detto sì al quesito. Non è un risultato "rotondo" come quello del Veneto (affluenza al 57%; vittoria del sì col 98%) e gli avversari glielo hanno fatto subito notare. Ma il governatore Roberto Maroni si è detto comunque «molto soddisfatto», perché ora può partire la fase negoziale con il governo.

ESULTA ANCHE IL SOVRANISTA SALVINI. «Quelli che dicevano che la linea nazionale della Lega avrebbe trovato problemi al Nord non hanno capito un accidente», ha detto in conferenza stampa Matteo Salvini, principale artefice della svolta sovranista del partito fondato da Umberto Bossi, «le richieste di autonomia hanno convinto a votare 5,5 milioni persone. Ora Maroni e Zaia hanno un mandato pieno per trattare». Ma cosa succede dopo il voto?

1. Nessun effetto immediato

I referendum non sono vincolanti e non hanno effetti immediati. La vittoria del sì, tuttavia, dà il via libera alle due Regioni per chiedere di intraprendere il percorso istituzionale finalizzato a ottenere maggiori competenze dallo Stato centrale.

2. Serve un'intesa tra Stato e Regioni

La via dell'autonomia, come stabilito dalla Costituzione, dovrà passare prima da un'intesa tra lo Stato e la Regione interessata. Intesa che potrebbe poi sfociare in una proposta di legge, che infine dovrà essere approvata dai due rami del parlamento a maggioranza assoluta.

3. L'autonomia non scalda Venezia e Milano

In Veneto la provincia che ha registrato il maggior numero di votanti è stata quella di Vicenza (affluenza vicina al 70%), seguita da Padova e Treviso. In Lombardia, invece, i più sensibili al richiamo referendario sono stati i bergamaschi, seguiti da lecchesi e bresciani. In fondo alle rispettive classifiche fanno capolino le città metropolitane: Venezia (44,9%) e Milano (31,2%).

4. Le competenze trasferibili

Le materie trasferibili alle Regioni sono 23: tre di competenza esclusiva dello Stato (giustizia di pace, istruzione, tutela dell'ambiente e dei beni culturali) e 20 concorrenti (tra cui spiccano il coordinamento tributario e della finanza pubblica).

5. I tempi della trattativa

I governatori leghisti Roberto Maroni e Luca Zaia hanno annunciato che chiederanno al governo di aprire subito la trattativa, dopo un passaggio formale nei rispettivi Consigli regionali. Maroni intende trattare su tutte le materie, ma anche per ottenere maggiori risorse. Già martedì 24 ottobre il Consiglio regionale lombardo si riunirà per prendere atto dell'esito del voto e stabilire le mosse conseguenti.

6. Il nodo delle tasse

Al termine della trattativa con lo Stato centrale, i cittadini di Veneto e Lombardia potrebbero pagare meno tasse degli altri? No. Le due Regioni potrebbero tuttavia ottenere maggiori trasferimenti, in funzione delle nuove competenze ottenute.

7. C'è anche l'Emilia Romagna

Era necessario indire un referendum? No. L’Emilia Romagna, senza ricorrere alla consultazione popolare, ha già raggiunto un’intesa con Palazzo Chigi sulle materie su cui rivendica maggiori poteri (sanità, politiche del lavoro, ambiente, imprese, ricerca e sviluppo) e a breve avvierà gli incontri di merito con i ministeri interessati.

8. I limiti costituzionali e le polemiche politiche

Il ministro delle Politiche agricole e vice segretario del Partito democartico Maurizio Martina, tuttavia, ha ricordato che in base agli articoli 116 e 117 della Costituzione «le materie fiscali - e anche altre, come la sicurezza - non sono e non possono essere materia di trattativa né con il Veneto, né con la Lombardia e neanche con l'Emilia Romagna». Immediata la risposta del governatore Zaia: «Ero rimasto al punto che Martina si occupa dell'agricoltura. Penso che il nostro interlocutore sia il presidente del Consiglio».

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