I 400 colpi
Zaia
Politica
25 Ottobre Ott 2017 0939 25 ottobre 2017

Zaia, il Puigdemont de noantri che si crede Gandhi

In un tripudio di auto considerazione si dice pronto a combattere una battaglia non violenta per conquistare l’autonomia. Ma, col ritorno dell'idea federalista, la vera sfida l'ha lanciata a Salvini.

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Occhio a Luca Zaia. Nonostante tutte le rassicurazioni di non avere alcuna intenzione di levare le tende da Venezia, dopo la plebiscitaria vittoria al referendum straborda su tivù e giornali recitando un po’ la parte del Puigdemont de noantri. E in un tripudio di auto considerazione si paragona a Pannella e Gandhi, pronto a combattere la sua battaglia non violenta per conquistare l’agognata autonomia.

SALVINI IN DIFFICOLTÀ. Nonostante si schermisca, il governatore si gode del momento di notorietà che lo trasforma da Doge a potenziale leader nazionale. Giustamente, batte il ferro fin che è caldo con grande imbarazzo del segretario del suo partito che per la prima volta si trova costretto a giocare di rimessa. Per quanto l’abbia sostenuta, l’iniziativa del referendum lombardo-veneto non era il principale dei suoi temi in agenda.

L'IDEA DI UNA LEGA NAZIONALE. Anzi, Salvini negli ultimi mesi ha fatto di tutto per rimuovere la connotazione nordista della Lega, convinto che così facendo l’avrebbe trasformata in un partito nazionale capace di contare qualcosa anche al di sotto del Po. E i risultati in Emilia Romagna e Toscana sembravano dargli ragione, anche se restava il cruccio di un Sud che nonostante i tentativi gli rimaneva refrattario.

Salvini negli ultimi mesi ha fatto di tutto per rimuovere la connotazione nordista della Lega, convinto che così facendo l’avrebbe trasformata in un partito nazionale capace di contare qualcosa anche al di sotto del Po

Ora il Veneto della Liga, quella col leone di San Marco nelle bandiere, riporta in auge il desueto tema della fiscalità, vecchio cavallo di battaglia della precedente gestione bossiana. Non si parla di euro, immigrazione, criminalità, ma di tasse, la sempiterna questione che più sta a cuore alla regione campione di imprenditoria diffusa. E non è un caso che se ne torni a parlare quando l’export ha ripreso a correre, e la ripresa è qualcosa più di un pallido indizio.

ZAIA ORA ALZA LA POSTA. Naturalmente Zaia, che nella sua apparente semplicità è politico accorto, ha capito che prima di sedersi al tavolo della trattativa col governo centrale occorre alzare la posta. E infatti si è inventato una inesaudibile richiesta di statuto speciale per arrivare poi, immaginiamo, a un compromesso che assegni al Veneto il maggior numero di competenze. Ma sono gli effetti di questa sua vittoria all’interno del Carroccio il dato politico più intrigante che rende Zaia, a dispetto del reiterato riconoscimento della leadership di Salvini, un suo antagonista. Nel senso di un argine alla deriva estremista e protestataria che il segretario, visto la crescita dei consensi, ha deciso di percorrere senza remore.

LA TENTAZIONE DI UN RITORNO AL PASSATO. Una Lega federalista ma non scissionista rientrerebbe a pieno titolo nel consesso europeo dei moderati da cui l’aver fatto comunella con i sovranisti l’ha esclusa. Ritrovando piena legittimità politica nella coalizione di Centrodestra che al momento la vede competere con Berlusconi per la supremazia. A ben guardare, è una delle poche vere questioni politiche di una stagione che in vista delle elezioni si nutre solo di tatticismi.

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