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16 Novembre Nov 2017 1449 16 novembre 2017

Migranti, la giravolta M5s sulla Convenzione di Dublino

Di Stefano, Di Maio, Di Battista hanno sempre criticato il regolamento. Ma, al momento del voto Ue sulla sua riforma, cambiano idea. Le motivazioni? Non convincono.

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Sindrome da opposizione e da bastian contrario? Poter rivendicare un "no" in campagna elettorale o alla bisogna? Conquistare l'elettorato più a destra della destra? Non si sa per quale vero motivo il M5s Europa, dopo anni di rumore per cancellarlo, rivederlo, abolirlo, abbia votato contro la riforma della Convenzione di Dublino. Per una volta i pentastellati si sono trovati in linea con con gli alleati "forzati" dell'Ukip e le "liberali" Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, i cosiddetti Paesi Visegrad. Quelli per intenderci che rifiutano il sistema delle quote, costruiscono muri contro i migranti e amenità varie. La riforma è comunque passata con 390 sì, 175 no e 44 astenuti. Tra questi ultimi i rappresentanti della Lega nord.

L'ATTACCO ALLA LEGA. A dare una spiegazione ci ha provato una combattiva Laura Ferrara che, non a caso, per giustificare il gran rifiuto pentastellato prima di entrare nel merito attacca il Carroccio: «L’astensione della Lega sulla riforma del regolamento di Dublino è l’ennesima genuflessione di chi non vuole schiacciare i piedi al padrone Berlusconi». «La nuova riforma è una gabbia perché obbliga l’Italia a gestire tutti i migranti economici arrivati. Per loro, non è previsto nessun ricollocamento, nessuna solidarietà europea, nessuna condivisione degli oneri. È quello che voleva la Merkel». Solo una parentesi per poi tornare all'affondo politico nostrano: «Forza Italia e Pd hanno voluto l’ennesima truffa per gli italiani che pagheremo a caro prezzo negli anni a venire. La Lega si è accodata perché brama solo le poltrone, come dimostrato dal voto sul Rosatellum. Chi vota Lega sa cosa realmente votano in aula i parlamentari di quel partito?».

Parlamento Ue

Ferrara snocciola numeri. «Nel 2016 le domande di asilo sono state 123 mila (10 mila al mese, il 47% in più rispetto all’anno precedente) ma la maggior parte di queste è stata negata: il 61% resta a carico dell’Italia perché sono considerati migranti economici. Ecco perché è suicida questa riforma: negli ultimi anni, nonostante l’aumento degli sbarchi e delle richieste di asilo e protezione internazionale, sono diminuite le domande accolte e quindi aumenta il numero dei migranti economici. Per questi i rimpatri sono difficili visto che mancano gli accordi con la maggior parte dei Paesi di provenienza. Il principio della responsabilità sui Paesi di primo ingresso, dunque, non verrà meno come vogliono farci credere: la riforma introduce infatti criteri e filtri che di fatto faranno gravare sul Paese di primo approdo tutte le responsabilità della gestione dei migranti e renderanno molto difficili i ricollocamenti».

I PASSI AVANTI. Tutto vero, ma fino a un certo punto. Sicuramente senza una revisione del Trattato di Dublino oltre ai cosiddetti migranti economici (la cui categoria per alcuni è solo una mistificazione), l'Italia - ma anche la Grecia e in parte la Spagna - dovrebbero continuare ad accogliere anche i richiedenti asilo. In seconda battuta, pur essendo perfettibile, la riforma di fatto permette di assottigliare e non di poco il numero di migranti trattenuti nel primo Paese d'arrivo. Come spiega sul suo sito Elly Schlein, europarlamentare di Possibile e relatrice ombra per i socialisti della riforma, accelera i ricongiungimenti familiari, valorizza i legami significativi del richiedente asilo con altri Stati (dai diplomi a soggiorni precedenti); in caso in cui questi legami non esistessero, il richiedente può essere ricollocato scegliendo tra i quattro Stati che al momento della sua domanda sono più lontani dal raggiungimento della loro quota. Il testo infine prevede tra i vari punti anche un periodo transitorio di tre anni e un meccanismo 'filtro' per scremare, tra i richiedenti asilo, quelli con poche chance di vedere accolta la loro domanda. Per questi ultimi la domanda resterebbe a carico del Paese di ingresso, che dovrebbe occuparsi del rimpatrio, con un sostegno aggiuntivo da parte dell'Ue.

PD, Forza Italia e Lega Nord hanno impedito che si riformasse il Regolamento di Dublino. Sull'immigrazione i partiti si...

Geplaatst door Laura Ferrara op donderdag 16 november 2017

Per questi motivi, il no del M5s stona. E stride ancora di più se si scorrono le dichiarazioni plateali delle pentastar. Le stesse che parlando di migrazione puntavano il dito contro l'Europa, chiamata in ballo anche per lo ius soli.

DI MAIO CONTRO IL MURO DEL NORD. «Anche l’Italia ha un muro, al confine settentrionale, che si chiama regolamento di Dublino», tuonava Luigi Di Maio dalla tre giorni di Rimini lo scorso settembre, «che non ci permette di redistribuire per quote in altri Paesi questi migranti che arrivano nei nostri porti». Un concetto che il candidato premier pentastellato aveva ribadito in un suo messaggio al presidente francese Emmanuel Macron: «Esiste un "muro" nei Trattati che si chiama "Regolamento di Dublino III" e non consente ai migranti che arrivano in Italia di poter varcare il confine italiano e arrivare in altri Paesi dell'Unione europea», scrive il pentastellato sul Blog delle Stelle. «A causa del Regolamento di Dublino III, l'Italia deve farsi carico di questo fenomeno migratorio che ha dei numeri spropositati, da sola».

Già nel 2015 Alessandro Di Battista attaccava «un trattato (peccato che sia una Convenzione, ndr) che oggi obbliga i richiedenti asilo a stare in Italia [...]». Posizione ufficiale ribadita sul Blog: «Noi non possiamo accogliere tutti i profughi del mondo, né tanto meno loro vogliono rimanere in Italia. Il Regolamento di Dublino penalizza gli Stati della Ue che si affacciano sul Mediterraneo e lascia liberi e belli gli Stati continentali della Ue, in primis la Germania e la Francia (che in questi giorni hanno perfino sospeso Schengen). Il profugo deve poter scegliere lo Stato della Ue dove essere ospitato. Germania e Francia non possono continuare a fare il bello e il cattivo tempo per tutelare i loro interessi a scapito di altri Paesi della Ue».

IL BLOG PER LA MODIFICA. Sempre il Blog qualche mese dopo (8 settembre 2015) con un post a forma M5s parlamento criticava il governo rimasto sordo alle richieste di modificare la Convenzione. «Eppure il governo italiano fino ad oggi ha voltato le spalle a questa soluzione e ha ignorato persino la nostra mozione a prima firma Manlio Di Stefano, approvata in parlamento un anno fa, che impegnava l'esecutivo a cambiare il regolamento di Dublino». Insomma il Blog chiedeva più o meno ciò che prevede la riforma. E che i pentastellati hanno bocciato. Di Battista ospite a Di Martedì aveva assicurato: «Il M5s vota sempre tutti i provvedimenti che servono al Paese, indipendentemente da chi li presenta». Vale anche in questo caso?

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