I 400 colpi
Sergio Pirozzi
16 Novembre Nov 2017 0932 16 novembre 2017

Sergio Pirozzi, dal sisma di Amatrice al partito personale

Diventato simbolo della tivù del dolore e prezzemolino di ogni talk show, il sindaco ora si candida a governatore della Regione Lazio. Una mossa che può portarlo presto nel dimenticatoio.

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Era già diventato “famoso” in occasione del terremoto. Sergio Pirozzi era quel corpulento signore dalla parlantina svelta e la mimica un po’ atteggiata che era comparso davanti alle telecamere pochi minuti dopo la prima scossa, la più violenta, che aveva raso al suolo il suo paese. Da quel momento il sindaco di Amatrice è diventato una presenza costante in tutti i collegamenti dalle zone del sisma, tale da oscurare mediaticamente quella dei colleghi dei paesi vicini coinvolti nella tragedia. La tivù ha una particolare attitudine nel capire quali sono i personaggi che funzionano, quelli che in gergo bucano lo schermo, e Pirozzi queste caratteristiche le aveva tutte.

DAL TERREMOTO ALLA PROVA DEL CUOCO. Consapevole di essere diventato personaggio, se ne ricordava a ogni apparizione in video. Famose le felpe di salviniano conio che indossava durante i collegamenti, le sue pause, le sue pacate ma ferme reprimenda contro i politici che, passato il momento dell’emergenza e della passerella, avevano lasciato Amatrice al suo destino. Famosa una puntata di Gazebo in cui cucinò per il conduttore Diego Bianchi, in arte di Zoro, un’amatriciana comme il faut mostrando innate qualità di intrattenitore. A nessuno sarebbe riuscito una simil trasformazione di genere, ovvero fare di un reportage dai devastati luoghi del terremoto un happening della Prova del cuoco.

Frequentatore assiduo dei talk show, aveva tutti i requisiti per fare un ulteriore salto e diventare protagonista di un reality show. Ha scelto invece di far politica

Si era già capito all’epoca che il signor sindaco, il quale non aveva trascurato di evidenziare le sue simpatie per un nerboruto centrodestra, avrebbe avuto un futuro che travalicava gli angusti confini del suo piccolo paese. Frequentatore assiduo dei talk show, aveva tutti i requisiti per fare un ulteriore salto e diventare protagonista di un reality show. Ha scelto invece di far politica più in grande (che poi a ben vedere oggi è la stessa cosa) candidandosi con una lista civica alla presidenza della Regione Lazio, quella oggi governata dal Nicola Zingaretti, il fratello piddino del commissario Montalbano, la cui presenza in tivù durante i martoriati giorno del sisma fu decisamente meno invasiva. E puntuale Pirozzi è sceso a Roma per presentare nome e simbolo (l’orma di uno scarpone) con cui intende competere, pare in discreta solitudine visto che il centrodestra, dopo averlo coccolato promettendogli forse di prenderlo sotto la sua ala, forse ritenendolo un po’ ingombrante lo ha mollato al suo destino.

Fondare un partito, oltre che un poco commendevole atto di superbia, una sopravalutazione egotica di sé, è oggi un marchiano errore politico. Non è un caso se quelli che di recente hanno provato, da Monti a Passera, sono presto finiti nel dimenticatoio. Ma nonostante questo il sindaco di Amatrice non si tira indietro. Potrebbe essere un modo per alzare la posta e costringere il centrodestra a offrirgli una poltrona, ma visto come si atteggia l’uomo siamo convinti egli creda nella possibilità di riuscita della solitaria impresa. Ma sbaglierebbe se pensasse che le televisioni gli possano dedicare lo stesso spazio dei tristi giorni del terremoto, dove egli era inconsapevole riferimento di quella tivù del dolore che alligna intorno a ogni tragedia. Pirozzi dovrebbe saper che i media come ti innalzano così ti calpestano. Sia mai che l’impronta dello scarpone contenuta nel simbolo della sua lista si debba rivelare un allarmante presagio.

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