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Resa dei conti nel Pd
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MAMBO
5 Dicembre Dic 2017 1030 05 dicembre 2017

A sinistra urgono prove di coabitazione. E a farsene carico sia Prodi

Non c’è più il rischio di un inciucio. Pisapia ha fallito gravemente. Ma la necessità di elaborare un piano di riserva per fronteggiare lo tsunami di destra si sente sulla pelle. L'uomo giusto per farlo? L'ex premier.

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L’unica cosa da cui devono guardarsi i politici sono i consigli di chi la politica racconta. Cioè da quelli come me. Siamo anche noi esseri umani, abbiamo le “fisse”, ci fidiamo solo del nostro naso anche se è costipato, procediamo su suggestioni. Scrivo questo per dire che la politica dovrebbe contare sulle proprie forze e non sull’immaginazione degli altri, narratori politici compresi. La forza delle grandi leadership è stata sempre quella di elaborare una cultura politica capace di permeare una intera stagione malgrado l’affollarsi di adulatori e di critici ostinati. Non mi occuperò per un po’ del presidente Pietro Grasso. Gli auguro ogni bene ma per le ragioni che ho scritto nei giorni scorsi prevalgono in me i dubbi più che le certezze. Ma si può parlare di politica anche senza parlare delle persone che sono chiamate, spesso in modo surreale, a guidarla. Io credo che una forza di sinistra debba tenere a mente due cose.

SPEZZARE UN SISTEMA DI INEGUAGLIANZE. La prima riguarda il proprio profilo che è dato non da una faccia ma da una esigenza del Paese che si cerca di rappresentare. Oggi in Italia, e anche altrove, l’esigenza che si cerca di rappresentare, che si deve rappresentare, è quella di spezzare il sistema che produce ineguaglianze. Spezzare questo sistema significa indicare non palliativi, bonus e altre cose ancora, ma riforme che cambino l’assetto del potere. Questo cambiamento non può venire da un colpo di genio di leader solitari ma dalla messa in moto di un sussulto, termine molto comunista, democratico dal basso. Dire quali sono queste riforme è l’obbligo principale di chi vuole dirigere la sinistra. Il resto sono chiacchiere e tabacchiere di legno.

LA CAPACITÀ DI CERCARE ALLEATI. La seconda cosa che bisogna tenere a mente è la combinazione fra identità e alleanze. Il tema è cruciale oggi nel centro-sinistra. L’unico dato certo è che ormai i due mondi si sono separati, che a nulla servono gli appelli all’unità se non si parte dalla (attuale) irrevocabilità della separazione. Ma dirsi diseguali, dirsi distinti, persino polemizzare ferocemente non risolve il problema del rapporto fra queste forze e il Paese. La grandezza del Pci fu nella capacità di cercar alleati. Persino la lista di un intellettuale solitario come il professor Corbino, liberale e anticomunista, servì a portare qualche centinaio di migliaia di voti che aiutarono a bloccare la legge truffa (va detto che se era una truffa quella, queste di oggi come dobbiamo chiamarle?).

Il tema della definizione del comune avversario esiste. Tutti quelli che hanno fatto politica e che hanno fatto politica nei territori lo sanno. Leggo su alcuni quotidiani che si affaccia l’ipotesi di un appello dell’ultima ora di Romano Prodi. Quelli di Veltroni sono rimasti inascoltati perché il caro Walter ha rifiutato di difendere anche solo simbolicamente la famiglia da cui proveniva. Prodi non ha più famiglia. Ma rappresenta una storia familiare. Non sono mai stato prodiano, ho spesso polemizzato con i prodiani, ma so che se per due volte Silvio Berlusconi ha perso è perché i leader della sinistra hanno avuto l’intelligenza – soprattutto Massimo D’Alema - di chiamarlo in campo. Oggi sono tutti prigionieri di pregiudizi, di ostilità personali, di storie raccontate secondo la sensibilità del narratore.

TRE SCENARI POST-ELETTORALI. I fatti che la realtà espone sono chiari. Il Pd rischia il crollo strutturale, la forza di sinistra che sta nascendo potrebbe non raggiungere il risultato ambito. Ciascuno di due partiti deve procedere sulla propria strada. Non c’è più il rischio che inciucino fra di loro. Giuliano Pisapia ha fallito gravemente. Ma la necessità di elaborare un piano di riserva per fronteggiare lo tsunami di destra si sente sulla pelle. La certezza di essere diversi e divisi può dare la tranquillità dell’immaginare qualcosa, anche piccola, da fare insieme. Prodi a questo dovrebbe, scusi il consiglio presidente, dedicarsi. Anche perché siamo onesti, le ipotesi post-elettorali sono tre: o la vittoria a valanga della destra o la vittoria a valanga dei 5 Stelle o il governo di unità nazionale. In quest’ultima ipotesi, forse la più probabile, Pd e Lista unitaria dovranno collaborare. Farlo prima, no?

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