I 400 colpi
Slogan anti-fascisti
11 Dicembre Dic 2017 0929 11 dicembre 2017

Non è cantando Bella Ciao che la Sinistra ritrova senso e identità

Manifestazioni pur partecipate come quella di Como assolvono a una funzione rassicurante: incapace di ritrovarsi su dei nuovi valori, ci si raduna intorno ai vecchi, che sono l’usato sicuro di un’ideologia di ancoraggio e stampo novecentesco.

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La debolezza della sinistra impietosamente risalta su temi un tempo suoi cavalli di battaglia. Come l’antifascismo, ad esempio. Risuonano ancora gli echi della manifestazione di Como contro il drappello di teste rasate che si è fatto notare con striscioni e proclami prima in un centro di accoglienza migranti poi sotto le finestre della sede di Repubblica. Episodi esecrabili, da non sottovalutare cui però, e lo dice con una interessante intervista al Fatto quotidiano Franco Cassano, il quale oltre che sociologo è un deputato del Pd (quindi insospettabile di remare contro), si è data una risposta vecchio stile. Manifestazione unitaria, bandiere, fazzoletti al collo, dichiarazioni di principio che «non passeranno», appelli alla vigilanza democratica e immancabile reprimenda dell’Associazione partigiani i cui iscritti, per evidenti motivi temporali, la guerra e la Resistenza se va bene l’hanno studiata sui libri di scuola.

Se si pensa che l’antifascismo vecchio stile possa essere il miracoloso collante con cui ritrovare smalto, motivazioni e consenso ci si sbaglia di grosso

Cassano dice una cosa sacrosanta: se è cambiato il fascismo, a meno che non vogliamo riconoscere il fenomeno nelle gesta di quattro teppistelli scappati di casa, deve cambiare anche l’antifascismo. E se la sinistra non fa questo sforzo analitico, se non cerca di capire quali siano i nuovi modelli in cui non il Fascismo con la maiuscola, ma forme di fascismo e autoritarismo si ripropongono, è condannata allo sterile autocompiacimento.

L'USATO SICURO DELL'IDEOLOGIA. Dispiace dirlo, ma manifestazioni pur partecipate come quella di Como assolvono a una funzione rassicurante: incapace di ritrovarsi su dei nuovi valori, non c’è niente di meglio che radunarsi intorno ai vecchi, che sono l’usato sicuro di un’ideologia di ancoraggio e stampo novecentesco. Sono l’improbabile catarsi di chi si mette al riparo dal futuro cercando di ridare vita a principi identitari del passato.

Ma se si pensa che l’antifascismo vecchio stile possa essere il miracoloso collante con cui ritrovare smalto e motivazioni, oltre che naturalmente consenso, ci si sbaglia di grosso. Il fascismo oggi non sta negli emuli di Hitler che attraverso razzismo e xenofobia cercano di darsi un ruolo e colmare, facendo leva sull’altrui paura, il vuoto di menti ed esistenze. Il fascismo sta se mai nel modello dei consumi, nella dittatura dell’algoritmo, nella profilazione con cui le grandi multinazionali si impadroniscono delle nostre vite, nei linguaggi performativi che non tollerano critiche e scostamenti. Non sarà dunque intonando Bella ciao e chiudendosi in un recinto fatto di slogan e desuete certezze che la sinistra ritroverà il suo senso perduto.

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