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Politica
18 Dicembre Dic 2017 1553 18 dicembre 2017

Civati: «Di Maio è un Salvini senza felpa, non c'è spazio per accordi»

Nel 2013 «si potevano fare cose di rottura rispetto alle larghe intese, ora quadro completamente diverso». Su tasse e immigrazione «destra, Pd e Cinque Stelle sono allineati». Uno dei leader di Liberi e Uguali a Lettera43.it: «Solo noi abbiamo una proposta differente».

  • Samuele Cafasso
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Luigi Di Maio è un «Salvini napoletano, un Salvini senza felpa» e questo fine 2017 di pre-campagna elettorale non è il 2013, quando un asse tra il Movimento Cinque Stelle e la sinistra poteva pure essere possibile. L'intervista a Radio Capital con cui il candidato premier grillino apre al gioco delle alleanze – «se non otterremo il 40% governeremo con chi ci sta» – non trova sponde in Giuseppe Civati, oggi tra i leader di Liberi e uguali e ieri uno dei parlamentari che più si era speso per cercare un'alternativa alle larghe intese verso il Movimento, dopo la “non vittoria” di Pierluigi Bersani alle politiche di cinque anni fa.

Giuseppe Civati.
ANSA

DOMANDA. L'elezione di Pietro Grasso alla presidenza del Senato fu il banco di prova di questo avvicinamento e lei si spese personalmente.
RISPOSTA. Diciamo che fu l'unico episodio in cui alcuni dei Cinque Stelle dimostrarono una disponibilità in questo senso. Poi il voto era segreto per cui non si può mai dire come andò veramente. Ma certamente c'era una disponibilità.

D. E oggi, o meglio domani dopo le elezioni, ci potrebbe essere un ritorno di uno schema del genere?
R. Secondo me siamo in un'altra epoca storica, una dinamica politica completamente diversa. I Cinque Stelle hanno scelto abbondantemente di stare a destra e hanno scelto come guida una persona che con la sinistra non ha nulla a che fare. Nel 2013 era il momento di porsi il problema, ma fu una sfida che non venne raccolta. Poi la politica va avanti.

D. Cosa vi separa di più dai Cinque Stelle?
R. Il primo problema è il tema dellìimmigrazione. Di Maio è un Salvini senza felpa e per noi la questione dei diritti umani e della politica estera è un nodo fondamentale. Lo stesso simpatizzare per Trump non ci aiuta moltissimo. Ma poi ci sono molte altre cose: Di Maio in questo periodo mi pare abbia forti problemi con la matematica, dichiara tantissime cose in maniera molto approssimativa. Ma quello che è chiaro è che nelle sue proposte c'è veramente molto poco riguardo la progressività dell'imposizione fiscale e la lotta all'evasione. Certo, poi dobbiamo vedere i programmi che, nel caso dei grillini, potrebbero cambiare ancora mille volte, chissà che non si possa convergere su alcuni punti, ma in questo momento non siamo mai stati così lontani.

I Cinque Stelle hanno scelto abbondantemente di stare a destra e hanno scelto come guida una persona che con la sinistra non ha nulla a che fare

D. Se la strada dei Cinque Stelle è sbarrata, dopo le elezioni non vi resta che parlare con il Pd.
R. Io capisco che quello delle alleanze sia il tema del momento, ma prima vediamo le proposte, i candidati. Poi parliamo di alleanze. La drammatica verità è che nessuno vincerà queste elezioni. E quindi gli elettori sono chiamati a scegliere chi più lo rappresenta, chi più gli è vicino.

D. Gli elettori però vogliono anche sapere cosa succederà il giorno dopo, se il loro voto sarà utile.
R. Certo il voto utile, lo capisco. Fatto salvo che non si sa più quale sia: chi ha votato il Pd quattro anni fa si è trovato davanti politiche mutuate dalle proposte di Berlusconi. Sul tema della tassazione, ad esempio, quale è il voto utile? Tutti e tre – Di Maio, Berlusconi e il Pd – sembrano essere d'accordo sul «meno tasse per tutti». Grasso dovrà segnalare una discontinuità. Vale lo stesso sull'immigrazione, magari con toni diversi, ma la sostanza delle proposte degli altri tre schieramenti è simile.

D. Rimpianti per non essere riuscito a portare i grillini su altre proposte?
R. La verità è che i Cinque Stelle hanno scelto una strada e Renzi quella speculare, due partiti della Nazione, uno al governo e l'altro all'opposizione, che continuano ad accapigliarsi, mentre il terzo godeva. Lo dico da anni. Il terzo finora è stato Berlusconi, io spero che possa essere Grasso. Quella finestra, la finestra del dialogo, si è chiusa sbattendosi. Allora si potevano fare cose di rottura rispetto allo schema delle larghe intese. Oggi noi puntiamo su un buon risultato di Grasso, di cui gli altri dovrebbero tenere conto.

D. Quantifichi il buon risultato.
R. Il 10% è un buon risultato, sopra è molto buono. Dopodiché, a ogni elezione si corre per prendere un voto in più degli altri. Noi corriamo con la nostra proposta, non è detto che non ci siano sorprese.

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