Etruria: ostacolo vigilanza, assolti
Il caso Etruria
Carrai Renzi
20 Dicembre Dic 2017 2100 20 dicembre 2017

La passione del renziano Marco Carrai per le banche

Il Richelieu dell'ex presidente del Consiglio sostiene di aver scritto a Ghizzoni per un cliente su Etruria. Eppure nel 2015 smentiva un suo ruolo. Qual è la verità? Del Vecchio, Israele e Giglio magico: gli intrecci.

  • ...

«O Marco Carrai mentiva allora oppure mente adesso». Chi ha seguito in questi anni le peripezie del Giglio magico di Matteo Renzi intorno al sistema bancario italiano commenta così, fuori dai microfoni, la nota con cui il Richelieu del segretario del Partito democratico ha spiegato le parole dell’ex amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni durante l’audizione in commissione d’inchiesta sulle banche.

CONSIGLIERE FONDAZIONE OPEN. Perché c’è qualcosa che non torna nello spiegare quella mail del 13 gennaio 2015, dove il numero uno di Toscana Aeroporti - consigliere della Fondazione Open di Renzi che organizza la Leopolda insieme con Maria Elena Boschi, Francesco Bonifazi e Alberto Bianchi - diceva che gli era stato chiesto di sollecitare «su Etruria nel rispetto dei ruoli».

«TUTTO LEGITTIMO E TRASPARENTE». Scrive Carrai, nella sua nota, che si trattava di «questione tecnica, niente di più. Ero interessato, nel rispetto dei ruoli, come ho scritto non a caso nell'email, a capire gli intendimenti di Unicredit riguardo Banca Etruria perché un mio cliente stava verificando il dossier di Banca Federico Del Vecchio, storico istituto fiorentino di proprietà di Etruria». Quindi «è tutto assolutamente trasparente, tutto assolutamente legittimo. Semplicemente una email come decine di altre che ho con Ghizzoni su altri argomenti».

La copia della mail di Carrai a Ghizzoni.

Eppure in quei mesi tra la metà del 2014, l’inizio della crisi per la banca dell’oro di Arezzo, e i primi mesi del 2015, l’11 febbraio del 2015 si faceva un gran parlare sui quotidiani di una possibile offerta per la Del Vecchio. E si vociferava soprattutto dell’attivismo di Carrai. Ne diede conto anche Giovanna Predoni su Lettera43.it il 16 febbraio, riprendendo quello che proprio il mancato 007 per la cyber security di Palazzo Chigi aveva detto al Corriere il 14 febbraio: «Mi infilano da ogni parte, ma io non ho fatto nessuna manifestazione d’interesse né nominato alcun advisor».

GLI ISRAELIANI SULLA DEL VECCHIO. Ma quindi Carrai lavorava o no sulla Del Vecchio, banca che gestiva 700 milioni di euro e che se venduta, a un prezzo di circa 70, avrebbe potuto lenire le perdite di una banca prossima al fallimento? Di certo c’è che il gruppo israeliano interessato alla Del Vecchio esisteva eccome. Lo scrisse alla fine del 2015 il Giornale, spiegando che dopo la fallita fusione con Popolare di Vicenza e prima del commissariamento, l’Etruria avrebbe potuto prendere la strada di Tel Aviv. Come? Carrai, è noto, oltre ad avere contatti con l’Opus dei tramite l’associazione Artes di Firenze, ha ottime relazioni con gli israeliani, con cui amministra diverse società, tra i soci ci sono anche ex agenti agenti dell’intelligence.

Quando Carrai smentiva al Corriere l'interesse per la Del Vecchio.

All’epoca a farsi avanti per comprare la banca aretina fu la Bank Hapoalim, principale istituto di credito di Israele, con un socio importante come la Arison di Michy Arison, azionista delle navi da crociera Carnival legata a Costa. A parlare di Hapoalim fu il quotidiano Milano Finanza, che citò due attori interessati ai cosiddetti Npl (Non performing loan), i crediti incagliati, ovvero il fondo Algebris di Davide Serra, principale finanziatore sempre della Fondazione Open, e appunto gli israeliani, pronti a sganciare 500 milioni di euro.

CARRAI OPERAVA PER RENZI? La vicenda passò in sordina, ma poi i quotidiani italiani spiegarono che Arison sarebbe stata interessata a rilevare il business dell’oro. Ma Carrai quindi operava per gli israeliani o per Renzi che già si era interessato più volte del destino di Etruria con il governatore di Bankitalia Ignazio Visco? Domanda lecita, dato l’attivismo di tutto il Giglio magico sulla vicenda, compreso quello noto dell’ex ministro per le Riforme Boschi. Non è un caso che in commissione d’inchiesta sulle banche qualcuno abbia chiesto di sentire Carrai insieme con l’attuale sottosegretaria alla presidenza del Consiglio.

Marco Carrai con la moglie.

Del resto che Carrai abbia sempre avuto una passione per il sistema bancario lo dimostrano i suoi incarichi, nell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze (Crf) e in Bassilichi (partecipata di Mps nonché azienda di back office che ha nell'istituto bancario senese il suo maggiore cliente e principale azionista), e le sue frequentazioni. La fotografia del suo matrimonio con Francesca Campana Comparini il 28 settembre del 2014, nei mesi caldi di Etruria, ne è una dimostrazione.

FINANZA AL BANCHETTO NUZIALE. Al banchetto nuziale di Firenze c’erano l’ex vice presidente di Unicredit Fabrizio Palenzona, l’ex amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena Fabrizio Viola, Gian Maria Gros Pietro, attuale presidente del Consiglio di gestione di Intesa SanPaolo e, ancora, Lorenzo Bini Smaghi, ex Banca centrale europea (Bce), ora in Société générale e presidente di Chianti Banca.

QUEL MESSAGGIO A BAZOLI. Dulcis in fundo, va ricordato come il 16 maggio del 2014 fu sempre l’appassionato di studi religiosi a recapitare un sms all’attuale presidente onorario di Intesa SanPaolo Giovanni Bazoli per rincuorarlo dopo le indagini di Ubi Banca che ora sono state chiuse con il rinvio a giudizio del banchiere bresciano. «Caro Nanni. Ti sono vicino. Sursum corda», questo è il testo, dove l’amico di Renzi rincuorava l’orologiaio del potere economico-politico italiano. Sursum corda ("in alto i cuori") andrebbe ora girato agli esponenti del Giglio magico. Perché sulle banche, da ogni parte ci si volti, se ne trova uno di loro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso